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Studio sull’inquinamento da ciclofosfamide in ambiente ospedaliero

La ciclofosfamide (CP) è uno dei farmaci antineoplastici di maggiore utilizzo in terapie tumorali in quanto lega le due eliche del DNA bloccando la proliferazione cellulare.
Il meccanismo di azione della ciclofosfamide spiega l’efficacia terapeutica ma anche la sua azione mutagena in soggetti sani, in quanto non presenta selettività tra cellule normali e cellule tumorali. La IARC, infatti, include il farmaco nel gruppo I (sufficiente evidenza di cancerogenicità per l’uomo). In base al D.Lgs. del 19 settembre 1994 n. 6265, alle Linee Guida pubblicate sulla G.U. n. 236 19996 e all’Aggiornamento 2002 del Titolo VII D.Lgs. 626/19947, c’è la necessità di valutare nel tempo il rischio di esposizione dei soggetti professionalmente esposti mediante monitoraggio ambientale. La ciclofosfamide è di composizione particellare di tipo aerosol e quindi se dispersa nell’ambiente subisce una ricaduta sulle superfici; di conseguenza, per valutare l’esposizione a tale farmaco risulta efficace un campionamento delle superfici mediante la tecnica dei wipe-test. Il presente lavoro illustra i risultati di un’indagine effettuata in due ospedali italiani per verificare le corrette procedure di allestimento dei farmaci antineoplastici e il livello di inquinamento delle superfici dei locali di preparazione, utilizzando come tecnica di campionamento i wipe test, e metodi analitici che prevedono la quantificazione di cp mediante gas cromatrografia accoppiata alla spettrometria di massa

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1 PARTE PRIMA INTRODUZIONE La continua evoluzione delle conoscenze tecnico-scientifiche, strettamente correlate al rapido progresso tecnologico dei paesi industrializzati, ha portato ad un miglioramento delle condizioni di benessere della società attuale, ma ha anche determinato rapporti fra ambiente e salute umana che costituiscono, oggi, uno dei problemi rilevanti della Sanità Pubblica. La società odierna vive in un ambiente in avanzato stato di degradazione, che conferisce un’elevata potenzialità di danno nei confronti di tutti gli esseri viventi. Tutti gli organismi hanno un diverso approccio verso le risorse naturali e diversi meccanismi d’adattamento alle variazioni ambientali, al fine di garantire la sopravvivenza della propria specie. Tra i diversi organismi viventi, l’uomo è forse quello dotato delle più ampie capacità d’adattamento. La specie umana ha un’elevata capacità di sopravvivenza ed è in grado di mantenere pressoché immutate le sue principali caratteristiche distintive. La sua capacità d’adattamento, per quanto ampia, non è tuttavia infinita e per realizzarsi necessita di costi energetici piuttosto elevati. Grazie alla sua capacità d’adattamento, la specie può sopravvivere mediante la selezione dei soggetti più resistenti, ma non si esclude che quelli più deboli o più esposti vadano incontro a gravi lesioni e perfino a morte. Inoltre, è da considerare che non tutti gli stimoli provenienti dall’ambiente sono della stessa entità e durata, per questo a stimoli lievi e brevi, gli individui possono rispondere adattandosi ad essi; mentre per quelli più intensi e a

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Loredana Castiglia Contatta »

Composta da 89 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.