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La sindrome del burnout nelle organizzazioni

Tutti sanno che cos’è lo stress, ma non tutti sanno cosa sia il burnout. Questa parola anglosassone che significa “bruciarsi, essere bruciato” descrive una sindrome formata da numerosi sintomi che può colpire una determinata persona sottoposta per un lungo periodo a situazioni particolarmente stressanti. Il burnout può colpire un individuo in numerosi casi; in questa ricerca verrà analizzato quello più specifico inerente alle persone impiegate in un contesto organizzativo.
Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout. Tale condizione è caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato, apatia nei rapporti interpersonali e sentimento di frustrazione. Autorevoli studi hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale e con un aumento sempre più impressionante.
Lo stress è quindi la scintilla che può innescare questo complicato processo degenerativo psico-fisico, anche se d’altra parte lo stress fa parte della vita e forse, in una certa misura, è necessario. C’è chi addirittura è più produttivo e creativo quando lavora sotto stress. Ma se lo stress è intenso ed incessante, diventa un fenomeno negativo che porta a malattie fisiche e disturbi psicologici. A livello organizzativo generale vi sono numerosi aspetti comuni allo stress e al burnout dovuti soprattutto ai cambiamenti in atto sul mercato del lavoro, e in parte anche agli effetti della globalizzazione economica. E la globalizzazione economica colpisce tutti i lavoratori nello stesso modo.
La globalizzazione dell’economia ha dato luogo a mutamenti importanti della natura del lavoro ed intensificato la pressione esercitata sui lavoratori. In un ampio ventaglio di occupazioni, la gente deve far fronte ad una crescente incertezza, ad esigenze sempre pressanti di maggiore produttività, flessibilità ed impiegabilità.
La ristrutturazione, la produzione snella, il sub-appalto e l’approvvigionamento esterno riducono il numero di posti di lavoro ed aumentano le esigenze nei confronti dei lavoratori, in termini tanto di qualità che di quantità di produzione. I lavoratori devono produrre di più, in meno tempo ed in qualsiasi momento. Date le esigenze concorrenziali, le aziende oggi sono diventate vere e proprie fabbriche di stress. Non sono più le macchine a guastarsi, ma i lavoratori.
Lo stress non riguarda soltanto i lavoratori non manuali. Da anni, il burnout è considerato un rischio occupazionale, frequente anzitutto nelle professioni in rapporto con la gente, come i servizi sociali, l’istruzione e la sanità.
Oggi colpisce tutte le professioni e tutte le categorie di lavoratori, e tra queste, i lavoratori non manuali sono particolarmente esposti alle attuali tendenze del mondo del lavoro, assolutamente deleterie per la salute.
L’introduzione dell’informatica non è probabilmente estranea a questo sviluppo. Le nuove tecnologie e la scienza informatica impongono il loro ritmo sulla vita quotidiana.
Le nuove tecnologie hanno reso le delimitazioni tra lavoro e vita privata meno chiare. I programmi di lavoro non sono più quelli di un tempo. In molte aziende, per alcune categorie di addetti, il tempo è sempre meno importante. Quello che conta è portare avanti i progetti ed ottenere risultati.
Che la gente debba fare straordinari per conseguire tali risultati, non è una preoccupazione dei dirigenti delle aziende.
Lo stress e il conseguente burnout hanno un costo elevato, non solo umano ma anche finanziario. Da un certo numero di studi risulta che i costi dello stress per la società sono in costante aumento. Questo fattore costo è di per sè una ragione valida e sufficiente perchè i governi ed i datori di lavoro agiscano e prendano iniziative concrete per migliorare la situazione. Lo stress ha effetti deleteri non solo sulla salute dei lavoratori ma anche sui risultati delle aziende. Allenta l’impegno dei lavoratori sul lavoro, e questo è un elemento che i datori di lavoro dovrebbero essere in grado di capire.
Nella nostra società avanzata, chi organizza il personale e il management in generale deve capire che la produttività di una persona non va misurata solo nel breve periodo o per un progetto fine a se stesso. Questo è lo scopo della ricerca, ossia cercare di analizzare e consigliare dei metodi organizzativi generali in modo da creare un ambiente lavorativo più produttivo ma soprattutto più umano e verificare direttamente in alcune imprese il livello di burnout attraverso l’uso di test.

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5 La sindrome del burnout nelle organizzazioni Introduzione Tutti sanno che cos’è lo stress, ma non tutti sanno cosa sia il burnout. Questa parola anglosassone che significa “bruciarsi, essere bruciato” descrive una sindrome formata da numerosi sintomi che può colpire una determinata persona sottoposta per un lungo periodo a situazioni particolarmente stressanti. Il burnout può colpire un individuo in numerosi casi; in questa ricerca verrà analizzato quello più specifico inerente alle persone impiegate in un contesto organizzativo. Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout. Tale condizione è caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato, apatia nei rapporti interpersonali e sentimento di frustrazione. Autorevoli studi hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale e con un aumento sempre più impressionante. Lo stress è quindi la scintilla che può innescare questo complicato processo degenerativo psico-fisico, anche se d’altra parte lo stress fa parte della vita e forse, in una certa misura, è necessario. C’è chi addirittura è più produttivo e creativo quando lavora sotto stress. Ma se lo stress è intenso ed incessante, diventa un fenomeno negativo che porta a malattie fisiche e disturbi psicologici. A livello organizzativo generale vi sono numerosi aspetti comuni allo stress e al burnout dovuti soprattutto ai cambiamenti in atto sul mercato del lavoro, e in parte anche agli effetti della globalizzazione economica. E la globalizzazione economica colpisce tutti i lavoratori nello stesso modo. La globalizzazione dell’economia ha dato luogo a mutamenti importanti della natura del lavoro ed intensificato la pressione esercitata sui lavoratori. In un ampio ventaglio di occupazioni, la gente deve far fronte ad una crescente incertezza, ad esigenze sempre pressanti di maggiore produttività, flessibilità ed impiegabilità.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Mauro Puggina Contatta »

Composta da 245 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 15716 click dal 06/12/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.