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Studio sulla esposizione del corpo umano alle vibrazioni meccaniche: valutazione e prevenzione ai sensi della vigente normativa

Nonostante i continui progressi della tecnologia tesi a garantire sempre più comfort e sicurezza per i lavoratori, l’ambiente di lavoro offre ancora molteplici minacce nei confronti della salute dell’uomo che vi opera. Tra le varie forme di rischio, quella che almeno fino a qualche tempo fa sembrava essere sottovalutata è l’esposizione alle vibrazioni meccaniche forse perché queste ultime non comportano l’insorgere immediato di danni manifesti come invece può capitare nel caso di incidenti quali schiacciamenti, tagli, ustioni, cadute, ecc. . Tuttavia molti studi epidemiologici, condotti a partire dagli anni settanta, hanno evidenziato che l’ampio utilizzo in campo industriale (nonché agricolo e forestale) di utensili vibranti, l’uso di veicoli e macchine varie sul posto di lavoro, il continuo spostamento con i comuni mezzi di trasporto comportano l’insorgenza di disturbi o l’accentuazione di sintomatologie preesistenti.
Lo scopo di questo studio è innanzitutto quello di evidenziare la relazione causale esistente tra l’esposizione alle vibrazioni – con riferimento sia alla vibrazione del corpo intero (WBV: whole body vibration) che alla vibrazione del sistema mano – braccio (HTV: hand – transmitted vibration) – e la manifestazione di disturbi muscolo – scheletrici.
In secondo luogo si vuole presentare lo stato attuale della normativa italiana ed europea con particolare riferimento al D. lgs. 187 entrato in vigore il 6 ottobre del 2005. Infine viene introdotto un primo modello di corpo umano per la simulazione a priori dell’interazione tra le vibrazioni meccaniche e il corpo stesso. Si spera che questo lavoro di tesi, basato su di una raccolta organica dell’ampia letteratura scientifica e di riferimento fornisca in modo esaustivo un quadro completo sulle principali problematiche legate alla presenza delle vibrazioni nelle postazioni di lavoro e sulle relative misure di sicurezza alla luce dell’ultimo decreto di legge 187/05 approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 agosto del 2005.

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10 1. Introduzione Nonostante i continui progressi della tecnologia tesi a garantire sempre più comfort e sicurezza per i lavoratori, l’ambiente di lavoro offre ancora molteplici minacce nei confronti della salute dell’uomo che vi opera. Tra le varie forme di rischio, quella che almeno fino a qualche tempo fa sembrava essere sottovalutata è l’esposizione alle vibrazioni meccaniche forse perché queste ultime non comportano l’insorgere immediato di danni manifesti come invece può capitare nel caso di incidenti quali schiacciamenti, tagli, ustioni, cadute, ecc. . Tuttavia molti studi epidemiologici, condotti a partire dagli anni settanta, hanno evidenziato che l’ampio utilizzo in campo industriale (nonché agricolo e forestale) di utensili vibranti, l’uso di veicoli e macchine varie sul posto di lavoro, il continuo spostamento con i comuni mezzi di trasporto comportano l’insorgenza di disturbi o l’accentuazione di sintomatologie preesistenti. Lo scopo di questo studio è innanzitutto quello di evidenziare la relazione causale esistente tra l’esposizione alle vibrazioni – con riferimento sia alla vibrazione del corpo intero (WBV: whole body vibration) che alla vibrazione del sistema mano – braccio (HTV: hand – transmitted vibration) – e la manifestazione di disturbi muscolo – scheletrici. In secondo luogo si vuole presentare lo stato attuale della normativa italiana ed europea sottolineando i principali riferimenti ai due tipi di vibrazioni sopraccitate e osservando le cosiddette Linee Guida che permettono alle aziende o ai loro rappresentanti di rispondere

Laurea liv.I

Facoltà: Ingegneria

Autore: Flavio Sica Contatta »

Composta da 246 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3945 click dal 09/12/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.