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Rigidità, asimmetrie e Nuova Macroeconomia Keynesiana

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Spallone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Nicola Mattoscio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 295

Uno dei settori in cui è più impegnata la ricerca macroeconomica è quello i cui sforzi mirano alla costruzione di modelli teorici formali in grado di spiegare la rigidità (o viscosità) nominale e reale di prezzi e salari nei mercati.
In particolare molti studi tentano, a partire da solidi fondamenti microeconomici, di giustificare tale rigidità e di comprendere l’andamento del sistema macroeconomico. I risultati di questi tentativi sono contestati dai sostenitori della perfetta (o quasi) flessibilità dei prezzi e dei salari. Si ripete, in sintesi, il tradizionale confronto tra un’impostazione “classica o neoclassica” dell’economia e una visione tipicamente “keynesiana” della stessa.
Il dibattito è aperto ma ormai implica un numero sempre maggiore di elementi: l’individuazione di una curva d’offerta aggregata compatibile con la realtà economica, il ruolo svolto dalle politiche monetarie e fiscali, i problemi legati all’“economia dell’informazione” e ai mercati non concorrenziali, i fattori sociologici. Quindi gli sviluppi teorici sono molteplici e a volte non riconducibili nell’ambito di una sola “scuola” economica. Infatti si potrebbe parlare in generale di “Nuova Macroeconomia Classica”, di “Real Business Cycle” o di “Nuova Economia Keynesiana”, ma soprattutto quest’ultima, nei suoi recenti sviluppi, suggerisce soluzioni che aprono una via all’integrazione, piuttosto che alla contrapposizione, dei diversi approcci. Il lavoro ripercorrerà le principali tappe di queste scuole economiche, partendo dalla tradizionale contrapposizione tra neoclassici e Keynesiani, per poi estendere l’osservazione, sempre nella prima parte e grazie ai contributi dei monetaristi, ai modelli della Nuova Macroeconomia Classica e del Real Business Cycle. Nella seconda parte del lavoro si cercherà di tracciare un percorso tra i temi della Nuova Economia Keynesiana che, in aperto contrasto con le brillanti formulazioni dei “Nuovi Classici”, ripropone in maniera più articolata le intuizioni di Keynes. La terza parte, infine, cerca di sintetizzare gli sviluppi più recenti della Nuova Economia Keynesiana e di capirne le principali implicazioni di politica economica.

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4 PREFAZIONE Uno dei settori in cui è più impegnata la ricerca macroeconomica è quello i cui sforzi mirano alla costruzione di modelli teorici formali in grado di spiegare la rigidità (o viscosità) nominale e reale di prezzi e salari nei mercati. In particolare molti studi tentano, a partire da solidi fondamenti microeconomici, di giustificare tale rigidità e di comprendere l’andamento del sistema macroeconomico. I risultati di questi tentativi sono contestati dai sostenitori della perfetta (o quasi) flessibilità dei prezzi e dei salari. Si ripete, in sintesi, il tradizionale confronto tra un’impostazione “classica o neoclassica” dell’economia e una visione tipicamente “keynesiana” della stessa. Il dibattito è aperto ma ormai implica un numero sempre maggiore di elementi: l’individuazione di una curva d’offerta aggregata compatibile con la realtà economica, il ruolo svolto dalle politiche monetarie e fiscali, i problemi legati all’“economia dell’informazione” e ai mercati non concorrenziali, i fattori sociologici. Quindi gli sviluppi teorici sono molteplici e a volte non riconducibili nell’ambito di una sola “scuola” economica. Infatti si potrebbe parlare in generale di “Nuova Macroeconomia Classica”, di “Real Business Cycle” o di “Nuova Economia Keynesiana”, ma soprattutto quest’ultima, nei suoi recenti sviluppi, suggerisce soluzioni che aprono una via all’integrazione, piuttosto che alla contrapposizione, dei diversi approcci. Il lavoro ripercorrerà le principali tappe di queste scuole economiche, partendo dalla tradizionale contrapposizione tra neoclassici e Keynesiani, per poi estendere l’osservazione, sempre nella prima parte e grazie ai contributi dei monetaristi, ai modelli della Nuova Macroeconomia Classica e del Real Business Cycle. Nella seconda parte del lavoro si cercherà di tracciare un percorso tra i temi della Nuova Economia Keynesiana che, in

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