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Antropologia dell'Erasmus. Partire studenti, vivere sballati, tornare uomini

Questa è l’avventura di Filippo, studente Erasmus ad Alicante nell’anno accademico 2004/2005.
Ci sono molti modi per raccontare una storia ma nessuna monografia antropologica e nessun resoconto tradizionale riuscirebbe a definire lo spirito Erasmus. Il racconto si modella così sull’esperienza vera tentando di comunicare quello che succede a un qualsiasi studente scardinato dal sistema socio-strutturale in cui ha sempre vissuto e inserito in uno dei pochi “margini” che ancora sfuggono alle classificazioni ordinate del sistema. La difficoltà di trasmettere un esperire che, per chi si trova all’interno del fenomeno, è vita vissuta viene aggirata ricorrendo continuamente a metafore, immagini, simboli che permettano di “vedere diritto ciò che tutte le culture costruiscono storto”. Laddove la rielaborazione del diario di campo non arriva, interviene la spiegazione classica del fenomeno. L’Erasmus è un momento di passaggio che segna la vita di un individuo, è un rituale che lo trasporta in una dimensione mistico-simbolica obbligandolo a fare i conti con sé stesso, gli altri e la cultura d’origine. È una possibilità affidata in epoche precedenti alla religione, allo stato, alla politica, al teatro. È scoprire sé stessi in mezzo agli altri, all’interno di una comunità che realizza per un attimo gli ideali di isole felici e mondi pacificati. È l’ultima utopia realizzabile, l’ultimo gioco ingenuo di bambini obbligati a tornare adulti, uomini, dalla loro sballata avventura, dalla loro vita liminale, marginale, caotica.
Faccio mia l’osservazione di Victor Turner: “La liminalità è insieme più creativa e più distruttiva della norma strutturale. In entrambi i casi essa solleva problemi che sono fondamentali per l’uomo della struttura sociale, e lo stimola alla riflessione e alla critica. Ma quando è socialmente positiva, la liminalità presenta, direttamente o implicitamente, un modello di società umana che è una communitas omogenea non strutturata, i cui confini coincidono idealmente con quelli della specie umana. Quando anche solo due persone credono di sperimentare fra loro una simile unità, esse sentono, anche solo per un attimo, tutti gli uomini come una cosa sola. A quanto pare, le generalizzazioni del sentimento sono più rapide di quelle del pensiero! La grande difficoltà sta nel mantenere viva questa intuizione: il che non si ottiene con l’uso regolare di droghe, né con ripetuti rapporti sessuali, né con la costante immersione nella grande letteratura, e neppure con la segregazione iniziatica, che presto o tardi deve pur finire. Ci imbattiamo così nel paradosso che l’esperienza della communitas diventa la memoria della communitas”.
Questo è il paradosso che ho cercato di scrivere.

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INTRODUZIONE FORMALE La nascita e lo sviluppo del progetto Erasmus 1 non è semplice e lineare (d’altra parte l’Unione Europea funziona così –euro docet-). Il programma nasce (con il nome ERASMUS) nel 1987 e tale rimane fino al 1994. Nel 1995 viene inglobato nel programma SOCRATES (fase I: 1995/1999), che passa alla fase II nel 2000 (che si concluderà nel 2006). Ma andiamo con ordine. ERASMUS (1987/1994) È dal 1976 che si parla di programmi di studio a livello europeo, e con la proverbiale velocità della vecchia Europa si arriva il 15 giugno 1987 all’adozione del “programma di azione comunitario in materia di mobilità degli studenti (EuRopean Action Scheme for the Mobility of University Students, ERASMUS), inteso ad accrescere in modo significativo questa mobilità nella Comunità e a promuovere una maggiore cooperazione tra le università”. Gli obiettivi del programma sono (cito in ordine sparso dalla decisione del Consiglio delle Comunità Europee –87/327/CEE-): - conseguire un aumento del numero di studenti delle università che effettuino un periodo di studi integrato in un altro Stato membro, affinché la Comunità possa disporre di un adeguato gruppo di persone aventi esperienza diretta della vita economica e sociale di altri Stati membri, ed assicurare al tempo stesso pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi beneficiari di tale mobilità(grazie da parte delle ragazze!); - promuovere un’ampia e intensa cooperazione tra le università di tutti gli Stati membri; - valorizzare tutto il potenziale intellettuale delle università della Comunità; - rafforzare le relazioni tra i cittadini dei diversi Stati membri, per consolidare l’idea di un’Europa dei cittadini; - disporre di diplomati in possesso di un’esperienza diretta di cooperazione intracomunitaria e creare così una base su cui si possa sviluppare a livello comunitario un’intensa cooperazione in materia economica e sociale. Obiettivi poco ambiziosi. 1 Le informazioni sul progetto Erasmus si trovano in Rete sul portale dell’Unione Europea: http://europa.eu.int/comm/education/programmes/socrates/erasmus/erasmus_it.html

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Immacolata De Nicola Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14437 click dal 15/12/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.