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Autonomia individuale e contrattazione collettiva: lavoro a tempo parziale, intermittente e ripartito

Attraverso un ampia panoramica, si osserverà la nuova disciplina ed organizzazione del mercato del lavoro, le diverse tipologie contrattuali – vecchie e nuove - disciplinate dal decreto e la novità della certificazione dei rapporti di lavoro.
Tuttavia l’obiettivo centrale di questo lavoro è di delineare l’evoluzione, avutasi ad opera della riforma, del rapporto tra contrattazione collettiva e autonomia individuale.
In primo luogo viene analizzato il rapporto tra autonomia individuale e collettiva - e tra queste due e la fonte legislativa - in prospettiva storica per poter meglio comprendere i cambiamenti avvenuti, soprattutto per quanto riguarda la politica del diritto perseguita, indubbiamente accompagnata da una rivalutazione dell’autonomia individuale e, conseguentemente, da un forte ridimensionamento dei poteri di controllo collettivo.A scorrrere il d. lgs. 276/2003 sorprende il profluvio di richiami al sindacato: si contano ben quarantatrè rinvii alla contrattazione collettiva.
Purtroppo l’analisi quantitativa non può rispondere alla domanda sulla qualità degli spazi riservati alla sfera sindacale, infatti sono pochi gli autori che ravvisano nei frequenti rinvii ai contratti collettivi una ulteriore garanzia per la tutela dei diritti del lavoratore.
Allo scopo di analizzare con maggiore profondità critica questo aspetto della riforma, la seconda parte della tesi è circoscritta all’analisi delle tipologie contrattuali a orario ridotto, modulato o flessibile, disciplinate dal Titolo V del decreto legislativo. L’indagine è compiuta analizzando i punti deboli e quelli di forza di tali contratti non dimenticando di sottolineare i problemi giuridici sollevati dall’esigenza di flessibilizzare il mercato del lavoro.

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5 INTRODUZIONE La riforma del mercato del lavoro, approvata con il decreto legislativo n. 276 del 2003, attuativo della legge delega n. 30/2003, ha scatenato una vera e propria guerra di religione tra i sostenitori e una nutrita schiera di oppositori. Il decreto ha indubbiamente portato il mercato del lavoro italiano verso un grado di flessibilità mai raggiunto prima; le recenti riforme attuano, infatti, politiche di inclusione sociale di segno ben diverso da quelle delle precedenti legislature: politiche ispirate ad una forte flessibilizzazione dei contratti e dei relativi rapporti di lavoro. Dal presente lavoro risulta evidente, tuttavia, che la cd. “Riforma Biagi”, benché dotata di rilevanti tratti innovativi, caratterizzati da sensibile discontinuità rispetto al sistema precedente, non è in grado di stravolgerlo, poiché in esso deve pur sempre inserirsi ed allo stesso deve necessariamente adeguarsi. È stato necessario, innanzitutto, guardare la riforma nel suo insieme per poter cogliere la struttura ideologica sottostante al progetto e la sua coerenza. Attraverso un ampia panoramica, si osserverà la nuova disciplina ed organizzazione del mercato del lavoro, le diverse tipologie contrattuali – vecchie e nuove - disciplinate dal decreto e la novità della certificazione dei rapporti di lavoro. Tuttavia l’obiettivo centrale di questo lavoro è di delineare l’evoluzione, avutasi ad opera della riforma, del rapporto tra contrattazione collettiva e autonomia individuale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Bruna Esposito Contatta »

Composta da 283 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4067 click dal 15/12/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.