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Islam e democrazia: il caso dell'Egitto

Si può suddividere il mio lavoro in tre parti: una introduttiva sullo stato della democrazia nel mondo islamico e sui filoni pre-democratici esistiti in secoli di storia musulmana, una seconda sull’Egitto contemporaneo e in particolare sull’era Mubarak, di cui manca ancora una lavoro storico in italiano e la terza che racconta e analizza gli eventi di questo 2005, dalla nascita del movimento Kifaya alle presidenziali di settembre.

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2 Capitolo 1 L’Islam politico verso la democrazia In tutto il mondo musulmano, il 2005 è stato un anno straordinario e ricco di eventi, in qualche modo rivoluzionari: il popolo palestinese ha potuto finalmente eleggere un leader credibile e lontano dai movimenti terroristi, Israele si è ritirata dalla striscia di Gaza dopo decenni di occupazione; i giovani libanesi hanno dato vita ad una protesta nonviolenta mai vista prima contro le ingerenze siriane, gli Irakeni e gli Afgani hanno votato a milioni nelle prime elezioni libere della loro storia e hanno approvato delle Costituzioni democratiche nonostante le minacce terroristiche “straniere”; l’Europa ha aperto i negoziati con la Turchia mentre il Governo di Ankara continua a percorrere la strada delle riforme; il Regno Saudita per la prima volta dalla sua fondazione ha concesso le prime elezioni amministrative; il Marocco ha approvato una riforma del diritto di famiglia che istituzionalizza la parità dei coniugi e, infine, last but not least, un paese-guida come l’Egitto compie il primo passo verso la democrazia con le prime elezioni presidenziali multipartitiche. Il vento che tira pare spazzar via per un verso i sermoni di Oriana Fallaci (“le masse musulmane capisco la teocrazia e basta.. la democrazia non si può regalare come la cioccolata..” 1 ) e per altro verso gli obiettivi perseguiti dai gruppi integralisti e dai governi che li sostengono, sempre più distanti dai propri popoli desiderosi di libertà. Con questa lettura ottimistica non voglio assolutamente sottovalutare le decine di attentati islamisti di questi mesi da Bali a Baghdad, da Londra a Ryad. Le centinaia di morti (quasi tutti musulmani) che hanno provocato non sono i caduti di uno scontro di civiltà, né tantomeno di una guerra di religione ma sono la conseguenza tragica di una guerra civile del mondo islamico tra una parte che vuole riforme democratiche e una fazione che le vorrebbe negare. 1 Da Fallaci O., Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, RCS, Milano, 2004, (p.91-92).

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Paolo Tatti Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.