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Le diverse forme di previdenza e loro equiparazione : profili normativi e sistematici

Informazioni tesi

  Autore: Giovanna Fabrizio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Giuseppe Corvino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di analizzare l’assetto del mercato previdenziale, con particolare riferimento alle diverse forme esistenti, alle loro differenze ed alle conseguenze che scaturirebbero dalla loro equiparazione prevista dalla nuova legge 243/2004. Partendo da una descrizione generale del mercato della previdenza complementare, con annessi aspetti quantitativi, si è cercato di dare ampio spazio all’analisi delle differenze strutturali e giuridiche esistenti tra le forme di previdenza, al fine di evidenziare quanto sia difficile poter pensare di equiparare le su dette, soprattutto in un’ottica di attuazione della delega previdenziale. La legge delega al comma 2 lettera e, afferma che l’equiparazione delle diverse forme pensionistiche complementari, dovrà avvenire attraverso:
1. la definizione di regole comuni per la comparabilità dei costi, la trasparenza e la portabilità per favorire la libera adesione e circolazione dei lavoratori alle forme di previdenza complementare;
2. la rimozione dei vincoli posti all’adesione collettiva ai fondi aperti e adozione di misure finalizzate a favorire le adesioni in forma collettiva ai fondi aperti;
3. il riconoscimento, al lavoratore dipendente che decide di trasferirsi volontariamente da una forma pensionistica all’altra, del diritto al trasferimento del contributo del datore di lavoro in precedenza goduto e delle quote del Tfr.
L’aumento delle scelte per il lavoratore potrebbe portare ad un incremento della concorrenza nel mercato della previdenza integrativa, con un conseguente effetto positivo per quanto riguarda il prezzo e la qualità dei prodotti offerti. Affinché però, tali effetti possano andare a vantaggio dei lavoratori, è necessario che le regole previste consentano una sostanziale e non solo formale equiparazione dei diversi strumenti previdenziali.
A conclusione si effettua una breve valutazione sulla bozza del T.U. in materia di previdenza complementare che, nel momento in cui scrive, si trova ancora in fase di definizione.
Dall’ analisi del Testo del 28/06/2005 emerge, con riferimento ai PIP, come:
1. in caso di scelta esplicita il TFR possa affluire insieme ai contributi del datore di lavoro anche a questi.
2. una vigilanza affidata alla COVIP per quanto riguardo i tratti di trasparenza
3. l’accento posto su la trasparenza nelle commissioni.

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Introduzione L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di analizzare l’assetto del mercato previdenziale, con particolare riferimento alle diverse forme esistenti, alle loro differenze ed alle conseguenze che scaturirebbero dalla loro equiparazione prevista dalla nuova legge 243/2004. Tale ultima riforma segue un periodo transitorio durato oltre 10 anni dall’introduzione del primo provvedimento strutturale di legge di riforma, durante il quale sono stati adottati interventi di tipo “correttivo”che hanno consentito di limitare le conseguenze economiche più pesanti alla spesa pensionistica del nostro Paese. Oggi, alla preoccupazione dell’Italia per la crescita della spesa pensionistica, si aggiunge l’attenzione dell’Europa e dei suoi Stati membri, e ciò fa ancora di più comprendere come sia di ampia portata e di valenza sociale il fenomeno. Nel primo capitolo, oltre a fare un excursus sui caratteri generali dei fondi pensione, e del quadro normativo della previdenza complementare che si è andata delineando in questi anni, si sono esaminati i dati demografici, occupazionali ed economici italiani, e le connesse cause della crisi del sistema previdenziale. Si è inoltre accennato al problema della riduzione del tasso di sostituzione per le varie categorie di lavoratori. Da tale analisi è emerso “l’obbligo” di costruire un sistema pensionistico che dia garanzie per le future generazioni di pensionati, auspicando un incremento di attività per coloro che, raggiunta l’ età pensionabile, non intendano lasciare il mondo produttivo. 1

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