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Pastorale spagnola e pastorale inglese: filiazione diretta?


Acaso en este exido
me hallo, y pues te veo,
te ruego que me cuentes
tu historia, y que te asientes
en este verde yerba, porque creo
que debe ser historia
para jamás caer en mi memoria .

È la richiesta di un pastore desideroso di ascoltare la storia d’amore di una pastora, proprio come accade ne La Diana, dove i pastori non vogliono che la loro storia venga immersa nel fiume dell’oblio ma, piuttosto, richiamata alla memoria.
Motivo questo che ha spinto, forse, molti studiosi a parlare e riparlare dell’intramontabile genere pastorale, e che mi ha indotto a redigere questa mia tesi, raccogliendo e ordinando materiale tratto da fonti diverse.
Plinio diceva che «non c'è libro, per cattivo che sia, che non abbia in sé qualcosa di buono», come quello di trovare, ancora oggi, l’interesse nei confronti di quel genere che ha appassionato e stimolato molti grandi scrittori europei.
Diversi critici moderni si sono rivolti, sempre più frequentemente, a La Diana per capire l’uso della convenzione pastorale nei lavori di alcuni autori inglesi come Shakespeare, Sidney e Spenser.
L’argomento qui dissertato ha, infatti, un fine ben preciso, quello di dimostrare il rapporto esistente tra la letteratura pastorale spagnola e quella inglese.

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2 Acaso en este exido me hallo, y pues te veo, te ruego que me cuentes tu historia, y que te asientes en este verde yerba, porque creo que debe ser historia para jamás caer en mi memoria 1 . la richiesta di un pastore desideroso di ascoltare la storia d’amore di una pastora, proprio come accade ne La Diana, dove i pastori non vogliono che la loro storia venga immersa nel fiume dell’oblio ma, piuttosto, richiamata alla memoria. Motivo questo che ha spinto, forse, molti studiosi a parlare e riparlare dell’intramontabile genere pastorale, e che mi ha indotto a redigere questa mia tesi, raccogliendo e ordinando materiale tratto da fonti diverse. Plinio diceva che «non c'è libro, per cattivo che sia, che non abbia in sé qualcosa di buono», come quello di trovare, ancora oggi, l’interesse nei confronti di quel genere che ha appassionato e stimolato molti grandi scrittori europei. 1 J. de Montemayor, Cancionero, Égloga III, 1562, pág. 477, cit. da F. López Estrada, Prólogo a Los siete libros de la Diana, Espansa-Calpe, S. A., Madrid, 1953, pág. LXII. È

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Caterina Starace Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

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