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La riforma del diritto fallimentare: prospettive future del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Informazioni tesi

  Autore: Maria Rosaria Capriolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Rodolfo Vitolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

Il presente elaborato si propone di evidenziare l’urgenza e la necessita di riformare il regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 recante “la disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa”, meglio nota come legge fallimentare, ormai inadeguata e non più rispondente alle mutate esigenze di mercato e delle imprese. Nell’ottica di raggiungere tale obiettivo, il lavoro è stato strutturato in tre capitoli.
Il primo capitolo descrive la complessità della disciplina della gestione della crisi dell’impresa, sottolineando come il fallimento rappresenti un momento fisiologico dell’attività economica. Da ciò, quindi, si è voluto precisare la differenza tra la crisi dell’impresa e lo stato di insolvenza, che rappresenta l’ultimo stadio della crisi, quello più palese e manifesto. In quest’ottica, si è evidenziata anche l’esigenza di abbandonare l’impostazione soggettiva della legge fallimentare, incentrata sulla figura dell’imprenditore, per preferire un’impostazione oggettiva, avente ad oggetto l’impresa, un impresa, però, che si sostanzia nel suo funzionamento. Da ciò, quindi, si è sottolineato come sia necessario, per tutti i soggetti coinvolti, l’interesse alla prevenzione della crisi che investe l’impresa e alle possibilità del suo risanamento. Sono state, poi, messe in evidenza le carenze e l’inadeguatezza dei principali istituti della legge fallimentare: il fallimento, volto esclusivamente alla liquidazione dell’impresa, l’amministrazione controllata, considerata come l’anticamera del fallimento, con il solo scopo di ritardare quanto più possibile la procedura fallimentare e il concordato preventivo, privo di efficacia per l’esistenza di presupposti non facilmente realizzabili....

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3 CAPITOLO I LA CRISI DELL’IMPRESA E L’ATTUALE IMPIANTO NORMATIVO 1.1 Introduzione Sono trascorsi oramai più di sessanta anni da quando è entrato in vigore il regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante la “disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa”, meglio nota come legge fallimentare. Nonostante i ripetuti e considerevoli interventi della Corte Costituzionale 1 e della giurisprudenza, 2 i principi fondamentali della legge fallimentare attualmente in vigore sono rimasti gli stessi enunciati nel 1942, quando ancora vigeva lo Statuto Albertino, quale legge fondamentale dello Stato italiano. Dal dopoguerra ad oggi le grandi riforme che hanno modernizzato il paese hanno interessato i più importanti settori della nostra società, ma non il diritto fallimentare, con l’eccezione della c.d. legge Prodi per le grandi imprese in crisi 3 ed alcune disposizioni in tema fallimentare contenute nel decreto legge n. 35/2005 4 . Anche la Costituzione, entrata in vigore nel 1948, è stata riformata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Da molto tempo, dunque, si attende una legge che adegui le procedure per la gestione delle crisi d’impresa alle mutate esigenze di un’economia di mercato in continua evoluzione e sempre più globalizzata. 1 Tra le più rilevanti si può ricordare la sentenza della Corte Cost. n. 570 del 1989 che ha sancito la illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge fallimentare che stabiliva un criterio fisso per la esclusione dalla soggezione al fallimento del piccolo imprenditore, cioè il limite di lire 900.000 del capitale investito nelle aziende, divenuto irrisorio per il mutamento dei valori monetari successivi all'emanazione della legge; la sentenza della Corte Cost. n. 319 del 2000 che dichiara costituzionalmente illegittimo l'art. 147 comma 1 r.d. 16 marzo 1942 n. 267, nella parte in cui prevede che il fallimento dei soci illimitatamente responsabili di società fallita possa essere dichiarato dopo il decorso di un anno dalla perdita della responsabilità illimitata. Tra le più recenti si può ricordare la sentenza della Corte Cost. 15.07.04 n. 224 che dichiara incostituzionale l'art. 144, ultimo comma, l. fall. nella parte in cui prevede che il termine per la proposizione del reclamo alla corte d'appello avverso la sentenza resa dal tribunale nel procedimento di riabilitazione decorra dall'affissione della sentenza anziché dalla sua comunicazione; la sentenza della Corte Cost. 28.11.2002 n. 493 che dichiara costituzionalmente illegittimo l'art. 119 r.d. 16 aprile 1942 n. 267, nella parte in cui esclude la reclamabilità dinanzi alla Corte d'appello del decreto di rigetto dell'istanza di chiusura del fallimento. 2 Certamente l’intervento più significativo è la sentenza della Cassazione n. 1501 dell’11 febbraio 2000: “A seguito della riforma del diritto di famiglia introdotta con legge n. 151 del 1975, la cosiddetta “presunzione muciana” di cui all'art. 70 della legge fallimentare, si rende inoperante sia con riguardo alle fattispecie governate dal regime di comunione legale fra i coniugi, sia con riguardo a quelle caratterizzate, invece, dal regime della separazione dei beni”. 3 Approvata d'urgenza nel 1979, la c.d. legge Prodi sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (decreto legislativo 30 gennaio 1979, n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979, n.95) prevedeva la pura continuazione dell'attività delle imprese insolventi in vista di un risanamento. È stata abrogata nel 1999, dopo un lungo contenzioso con le istituzioni europee, che a più riprese avevano condannato l'Italia per la violazione delle regole sugli aiuti di Stato alle imprese, e sostituita con una normativa più flessibile, comunemente definita "Prodi-bis" (decreto legislativo 270). Una riforma parziale, comunque, è stata fatta con l’istituzione di una speciale procedura concorsuale per affrontare il crac del Gruppo Parmalat (legge 5 luglio 2004, n. 166). 4 Il decreto legge recante “Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo” è stato convertito in legge, L. 80/2005, il 12 maggio e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 14 maggio 2005.

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fallimento
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