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La voce nella trattatistica rinascimentale

Nella teoria musicale e nella filosofia greca la voce è protagonista sotto diversi aspetti e attraverso diverse scienze e discipline. Essa è considerata un movimento topico, dotato di forte ethos a seconda: dell'area di intonazione, turbatrice ed equilibratrice dell'anima, fonte prima di espressività e coercizione per il suo strettissimo legame con la retorica, per ragioni tanto biologiche (superiorità dell'uomo sulla bestia) che metafisiche (mezzo espressivo della realtà), che antropologiche. Tra XV e XVI secolo la voce compie un percorso per certi versi simile, attraversando molteplici discipline entro l'enciclopedia rinascimentale del sapere. Tale percorso è evidente in alcuni pensatori rappresentativi della cultura filosofica e umanistica del '400-'500. Marsilio Ficino, in una visione magica, medica e antropologica, vede la voce, per la sua vicinanza e simpatia con lo spiritus, elemento primo della vita umana, equilibratrice del corpo e dello spirito consumato dagli studi. In piena area filologica e umanistica, la voce diviene per Girolamo Mei la salvezza dalla complessità contrappuntistica coeva; egli giunge alla conclusione che la musica greca antica fosse del tutto semplice e monodica, basata su una sorta di cantus firmus e che da tale semplicità e predominanza del canto sfociassero incredibili effetti. Vincenzo Galilei, seguace di Mei e delle sue idee, vede la voce monodica come strumento espressivo supremo, tanto da potere sostituire senza rimpianti la musica polifonica del suo tempo attraverso la musica greca antica. Zarlino, in un ambito più strettamente polifonico, individua nella voce capacità espressive ed esecutive dovute alla sua naturalità, per questo superiori a quelle artificiali degli strumenti. Nella Camerata fiorentina sono soprattutto Giovanni Bardi e Giulio Caccini a essere propugnatori di una musica in cui è evidente il primato della voce nella nuova dimensione dell'opera Anche loro ormai influenzati dal Mei-pensiero, cominciano a partorire idee su come la musica debba essere composta e praticata. Caccini, con Jacopo Peri, Ottavio Rinuccini ed altri gettano le basi del futuro melodramma, incentrandolo sulla semplicità e su un nuovo tipo di canto: il recitativo. All'Accademia Fiorentina Lorenzo Giacomini porta avanti una lucida e influente linea di pensiero su tragedia aristotelica e retorica, disegnando per la voce un ruolo primario nell'espressività. Nel pieno XVII secolo sarà Monteverdi, con la seconda prattica, il simbolo di una musica finalmente nuova, del tutto orientata alla piena e comprensibile espressività vocale e testuale. La voce, manifestatasi nella sua incredibile multiformità nel pensiero greco, si ritrova sviluppata a pieno nella riscoperta umanistica delle fonti classiche e strumento della nuova sensibilità artistico-compositiva.

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2 INTRODUZIONE L'umanesimo ebbe un forte impatto sulla musica, toccando l'apice a metà del 1500, per trascinarsi fino ai primi decenni del XVII secolo. Di certo uno degli effetti più evidenti fu quello di spingere gli intellettuali a considerare la musica non più scienza matematica ma anche arte bella. Non che nel rinascimento questo processo, se vogliamo unico nel campo artistico, sia perfezionato, ma grazie ad esso e grazie a quella che viene definita la Rivoluzione Scientifica la musica come disciplina compie passi decisivi verso questo cambiamento. Essa, intesa sia come arte che come scienza, trova linfa vitale e nutrimento proprio nel classicismo e nel suo ideale di potenza e autorità dell'eloquenza retorica. Questo aspetto centrale dell'umanesimo musicale era la connessione tra parole e musica e proprio in questo senso ci fu un considerevole effetto sulla musica pratica, sulla composizione. I primi passi dell'umanesimo vedevano un maggiore interesse in campo teorico e intellettuale; prima di tutto l'umanesimo fu un interesse poetico, retorico, grammatico, storico e filosofico-morale, solo in seguito si espanse in altri campi. La musica comincia sempre più ad attrarre interesse in ambito accademico; ad esempio a Bologna, Papa Nicola V istituisce la prima cattedra di musica all'Università nel 1450, occupata tra l'altro anche da Ramos de Pareja nel 1472. A Pavia invece fu Franchino Gaffurio a tenere una cattedra musicale tra il 1494 e il 1499. Fattore principale fu la riscoperta, da parte in prevalenza italiana, delle fonti antiche. Gli esempi di notazione musicale greca però erano praticamente nulli e quindi impossibili da decifrare. In assenza quindi di musica notata, i commentatori diressero la loro attenzione alle fonti che contenevano scritti teorici musicali. Il processo anche qui fu graduale e se vogliamo per certi versi andò per tentativi.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Michele Pola Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4900 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.