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Studio dei marcatori ambientali e tissutali utili per la determinazione del PMI (postmortem interval)

Informazioni tesi

  Autore: Laura serena francesca Belli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Naturali
  Relatore: Cristina Cattaneo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

INTRODUZIONE
Nel campo dell’antropologia forense, problematica frequentemente incontrata è la ricerca di luoghi d’occultamento di resti umani e della successiva diagnosi dell’epoca della morte. Al fine di poter giungere a questi obiettivi, è necessario prima osservare sia i cambiamenti dell’ambiente, dovuti alla deposizione del cadavere, sia la velocità e modalità di decomposizione dei resti, al fine di correlare le trasformazioni post-mortali al post mortem- interval (PMI). Pochi studi esistono a proposito nella letteratura internazionale, nessuno per quanto riguarda i suddetti fenomeni nell’area milanese.
Lo scopo di questo studio pilota è stato duplice: quello di valutare l’affidabilità di marcatori ambientali dei luoghi di deposizione dei resti; quello di monitorare l’effetto dei fenomeni esogeni ed endogeni sulla decomposizione di organismi, per fornire all’antropologia forense, in futuro, gli strumenti di rinvenimento di luoghi di occultamento e determinare, eventualmente, l’epoca della morte.

MATERIALI E METODI
Cinque lattonzoli di maiale, sono stati sepolti in un’area boschiva dell’hinterland milanese, ad una profondità fissa e nelle medesime condizioni ambientali, dopo aver registrato le caratteristiche del luogo di sepoltura.
Studio dei marcatori ambientali di luoghi di occultamento di cadavere. Ad intervalli di 2, 4, 6, 10 e 15 settimane sono state effettuate le rispettive esumazioni degli animali, osservando nuovamente, prima dello scavo di recupero, le alterazioni del suolo sovrastante la fossa.
Come controllo esterno, un lattonzolo è stato invece esposto in superficie per un periodo di un anno. A questo campione, ad intervalli giornalieri, fino alla scheletrizzazione, sono stati effettuati prelievi di alcuni tessuti.
Studio dei marcatori tissutali e della decomposizione. Gli stadi di decomposizione dei tessuti molli sono stati osservati mediante esame autoptico, stadiazione del livello di putrefazione macroscopica di ciascun organo; sono stati effettuati prelievi dei tessuti fissati in formalina al 10%, per poi valutare lo stato di alterazione cellulare, attraverso l’osservazione al microscopio ottico di vetrini allestiti in quattro diverse colorazioni . Per ciascun campione è stato dato un punteggio relativo allo stato di conservazione.
Studio di casi reali. Lo stesso studio è stato effettuato su nove casi di resti umani rinvenuti in ambienti diversi dell’hinterland milanese, con epoca di morte nota.

RISULTATI
Studio dei marcatori ambientali. L’osservazione della vegetazione ha rivelato la sua “restituito ad integrum” sulla buca, rispetto all’ambiente circostante, nell’arco di 10 settimane. La densità del terreno diventava pari a quella circostante nell’arco di 15 settimane. L’affossamento della superficie scompariva in 10 settimane. Nessun cambiamento cromatico del terriccio è stato apprezzabile.
Studio dei marcatori tissutali. Il confronto tra il punteggio relativo alla decomposizione macroscopica degli organi, rispetto a quella microscopica ha mostrato forti discrepanze, in quanto organi apparentemente mal conservati, presentavano una struttura microscopica quasi intatta. La pressoché completa scheletrizzazione dei resti è avvenuta sotto terra nell’arco di 15 settimane, in superficie in soli 9 giorni. Le caratteristiche microscopiche di tessuti ed in particolare della cute, si sono rivelate ben conservate fino a 6 settimane nei campioni inumati, mentre in superficie solo fino a 11 giorni. Il confronto fra il quadro macroscopico dei tessuti residui dell’animale esposto, rispetto all’inumato, ha rivelato addirittura una differente modalità di decomposizione, rispettivamente di mummificazione e di saponificazione.
Casi reali. I risultati hanno mostrato simili trend nella modalità di decomposizione.

CONCLUSIONI
Il presente studio ha rivelato quali possano essere le problematiche per quel che riguarda la ricerca naturalistica di luoghi di occultamento di resti umani. In alcune zone dell’hinterland milanese, i marcatori ambientali della deposizione di resti, quali differenze nella vegetazione e nel terreno sovrastante la fossa, rispetto all’ambiente immediatamente circostante, scompaiono nell’arco di poche settimane. Per quanto riguarda lo studio dei marcatori tissutali utili per la determinazione del PMI, si è visto che per piccoli resti in superficie, la scheletrizzazione avviene, d’estate, in meno di un decimo del tempo necessario per quelli sepolti, e con modalità di alterazioni tissutali del tutto differenti. I risultati di questo studio pilota si pongono come presupposti indispensabili per ulteriori ricerche volte a valutare metodiche utili per la diagnosi del PMI e per il rinvenimento di luoghi di occultamento di cadaveri umani.

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1 INTRODUZIONE 1 L’ANTROPOLOGIA FORENSE Per circa 60 anni gli antropologi si sono occupati di ricerca nel campo forense, assistendo la Legge nella risoluzione di crimini. L’Antropologia forense è una branca dell’Antropologia fisica e una parte attiva della Medicina Legale. Un limite tra studi di medicina legale e studi più antropologici in realtà non esiste. Le due discipline s’intrecciano in continuazione in una collaborazione reciproca. L’antropologia forense applica dei metodi e delle teorie d’antropologia fisica, oltre che d’archeologia, alle investigazioni medico-legali di morte. L’antropologo ricostruisce la scena, studia la modificazione ossea per traumi perimortali, o post mortali, la diagenesi (la trasformazione dei resti attraverso processi fisico-chimici all’interno del terreno). Il medico legale cede il passo all’antropologo, man mano che i tessuti molli lasciano spazio allo scheletro pulito. Le ricerche antropologiche più importanti riguardano prevalentemente due ambiti: le popolazioni in generale e la biologia specifica individuale. Il primo comprende l’analisi delle caratteristiche popolazionistiche e demografiche come la determinazione del sesso, della razza e la stima dell’età biologica o della statura. Il secondo tratta i fattori d’individualizzazione usati per ricondurre uno sconosciuto ad una specifica persona. Tuttavia il ruolo dell’Antropologia forense non è limitato alla identificazione di resti scheletrici, ma anche alla diagnosi delle cause della morte, ove possibile e all’epoca del decesso. Talvolta è spesso necessario e addirittura primario trovare i resti, per poi estrarli dal terreno ed effettuare le successive indagini di laboratorio. Lo scopo dunque dello studio in oggetto è stato quello di approcciare le ultime due problematiche: 1. Analizzare e valutare l’affidabilità di marcatori ambientali dei luoghi di deposizione dei resti (suolo, vegetazione….) per l’individuazione di luoghi d’occultamento di resti umani. 2. Osservare la stadiazione di decomposizione, e l’influenza dei fenomeni endogeni, esogeni sui tempi e modi di decomposizione (studio dei marcatori tissutali e della decomposizione) per la stima del PMI (post-mortem interval) ovvero epoca dalla morte.

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Parole chiave

datazione ossa
decomposizione
luoghi d'occultamento
microscopia ottica
post mortem interval
profilo biologico
scienze forensi
time since death

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