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Il merito costituzionale

L'indagine condotta nella tesi si è sviluppata esaminando la nozione del merito affrontata sotto tre diversi eppur connessi profili: quello del merito costituzionale in senso stretto, o merito presidenziale, quello del merito legislativo al vaglio della Corte costituzionale e, l’ultimo, relativo al merito amministrativo. Tre profili corrispondenti a tre organi di vertice che l’ordinamento dota di poteri discrezionali.
Lo scopo dell’indagine è stato quello di valutare la portata, la funzione ed i limiti della discrezionalità e del merito all’interno del nostro ordinamento, affrontando i tre diversi profili del merito così come appaiono individuati e delimitati dai relativi principi costituzionali: l’art. 74 Cost. per il potere di rinvio presidenziale, l’art. 97 Cost. per il merito amministrativo, il principio della separazione dei poteri e la legge n. 87/1953 per il merito legislativo al vaglio della Corte costituzionale. L’analisi ha preso lo spunto dal concetto di merito costituzionale in senso stretto, per cominciare a riflettere se l’attività del Presidente della Repubblica, in alcuni suoi atti di “esternazione”, possa essere considerata politica o vincolata nel fine. Il tema sempre presente sullo sfondo è rappresentato dallo sforzo di verificare se il diritto controlli o meno la politica.
Nel corso del lavoro si è tentato, anche, di far emergere assonanze e dissonanze fra i tre diversi aspetti, il tutto dopo aver cercato di inquadrare gli autonomi concetti di discrezionalità e merito alla luce delle teorie dell’indirizzo politico, nonché di quelle che suggeriscono la distinzione fra indirizzo politico di maggioranza e indirizzo politico costituzionale; d’obbligo il passaggio attraverso la visione kelseniana dell’ordinamento contrapposta a quella decisionista, politica e carismatica di Schmitt.
Il lavoro si conclude con lo sforzo di individuare assonanze e dissonanze fra merito costituzionale e amministrativo.

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Introduzione 1 INTRODUZIONE. Lo scopo dell’indagine è stato quello di valutare la portata, la funzione ed i limiti della discrezionalità e del merito all’interno del nostro ordinamento, affrontando i tre diversi profili del merito così come appaiono individuati e delimitati dai relativi principi costituzionali: l’art. 74 Cost. per il potere di rinvio presidenziale, o “merito costituzionale”, l’art. 97 Cost. per il merito amministrativo, il principio della separazione dei poteri e la legge n. 87/1953 per il merito legislativo al vaglio della Corte costituzionale. Sempre presente sullo sfondo è lo sforzo di verificare se il diritto possa o meno controllare la politica. L’assenza di trattazioni monografiche sul tema non ne ha reso agevole la strutturazione. Una corretta impostazione del problema non può prescindere, secondo chi scrive, da una nozione di merito costituzionale acclarata soltanto se raffrontata ai diversi concetti del “giuridico” e del “politico”, coincidenti con le nozioni di diritto e discrezionalità. Se il merito rappresenta un caso di forte politicità che permea di sè l’agire del potere costituente, successivamente si contrae, stretto nelle maglie del diritto, per poi riespandersi nella fase dell’interpretazione. Si comprende immediatamente come il merito costituzionale sia concetto “relazionale” che abbisogna, al fine di una compiuta definizione, di essere analizzato sotto un triplice profilo; diversamente si atteggia, infatti, se riferito al Presidente della Repubblica o alla Corte costituzionale o, a maggior ragione se riferito alla pubblica Amministrazione. “Merito costituzionale” richiama con immediatezza, anzitutto,

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Pietro Cucumile Contatta »

Composta da 221 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.