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"Facciamo un po' titsch e un po' waltsch"? Analisi dei fenomeni di contatto nella parlata walser di Formazza.

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di studiare i principali fenomeni di contatto all’interno della particolare situazione di plurilinguismo presente in val Formazza, caratterizzata dalla compresenza di italiano, dialetto walser – il titsch – e dialetto romanzo locale, ossolano.
Ho utilizzato come corpus di analisi 24 registrazioni per un totale di 12 ore realizzate attraverso un progetto per la realizzazione di un archivio sonoro. I parlanti considerati sono 37 compresi in un’età dai 90 ai 35 anni. Gli abitanti della valle sono stati coinvolti direttamente nella raccolta di numerose ore di parlato con lo scopo di creare un materiale particolarmente interessante e utile per lo studio delle minoranze linguistiche walser. Questo materiale è particolarmente importante per diversi aspetti. Il più importante è rappresentato dalle modalità impiegate per la sua realizzazione. Si tratta, infatti, di conversazioni semi-spontanee e quindi non incentrate su particolari repertori lessicali. Inoltre le registrazioni sono state eseguite da soggetti interni alla comunità. Questo ha creato una situazione completamente neutra dal punto di vista delle eventuali influenze che un ipotetico intervistatore esterno alla comunità e non parlante titsch poteva provocare.
Da una prima analisi effettuata a livello esclusivamente quantitativo sulla totalità di parole presenti, 125.000, è emerso come il 4% di esse sia composto da parole cosiddette straniere, non appartenenti al titsch. Vista la situazione di decadenza del dialetto walser rispetto alla forte pressione dei codici romanzi potevamo aspettarci una percentuale sicuramente superiore. Analizzando più approfonditamente questo 4% è emerso come la maggiore lingua di inserimento sia l’italiano, seguito dal dialetto gallo-romanzo locale, l’ossolano.
L’analisi è concentrata anche sulla quantità di singoli elementi stranieri presenti in ognuno degli informanti coinvolti. Il gruppo delle donne più giovani – oggi intorno ai 30-40 anni – è la parte di popolazione più propensa alle innovazioni linguistiche, mentre gli uomini sono caratterizzati da un grado più alto di conservazione della proprio parlata originaria. Anche il sesso è una variabile sociolinguistica da analizzare, in questo caso si è visto come le donne abbiamo riscontrato una maggiore sensibilità alle forme di prestigio, infatti tra gli informanti considerati vi sono quattro parlanti passivi unicamente di sesso femminile.
La vera e propria categorizzazione degli elementi presenti cerca di analizzare i fenomeni più o meno integrati nel sistema titsch a seconda della frequenza d’uso ispirandosi alle ricerche quantitative effettuate da Poplack/Sankoff/Miller (1988) sui prestiti presenti nel francese di alcune regioni del Canada. Tuttavia gli studiosi pongono dei vincoli a priori per indicare ciò che si può definire prestito o commutazione di codice. Nel caso della mia ricerca non ho effettuato una scelta a priori tra ciò che è prestito e ciò che non lo è.
Trattandosi di fenomeni in continua evoluzione ci troviamo di fronte ad alcuni elementi caratterizzati da un uso transitorio fino ad un uso categorico degli stessi, considerandoli parte del sistema a tutti gli effetti. Quest’opposizione potrebbe essere rappresentabile da un continuum di fenomeni ai quali estremi troviamo elementi stranieri più inseriti nel sistema, legati al concetto di prestito e quelli più transitori, definibili come commutazione di codice. Per determinare il livello d’inserimento di un elemento ho fatto riferimento al concetto di frequenza d’uso, cercando di considerare anche le variabili legate al singolo parlante.
Grazie ai risultati ottenuti è emerso come i connettivi/focalizzatori/congiunzioni siano gli elementi con il maggior numero di occorrenze in tutti i parlanti. A seguire si trovano i sostantivi, verbi, aggettivi ed infine fenomeni transitori, legati al concetto di commutazione di codice.
L’analisi effettuata si è basata su una ricerca a livello quantitativo. Recentemente ci si è resi conto di quanto sia importante lo studio su corpus di analisi ampi in maniera da soppesare le conclusioni e le considerazioni possibili con una quantità considerevole di prove. Soprattutto nel campo analizzato il fatto di utilizzare questo tipo di analisi ci permette di poter risolvere un importante problema metodologico nel campo dei fenomeni di contatto, ovvero come fare realmente a distinguere quegli elementi inseriti nel sistema e quelli no. Così grazie all’utilizzo del concetto di frequenza d’uso e alle conseguenti variabili legate al parlante potremmo definire con una maggiore sicurezza ciò che è inserito e ciò che non lo è. Inoltre un altro aspetto particolarmente interessante è l’utilizzo di materiale raccolto dai parlanti stessi, evitando così il problema dell’influsso del ricercatore.

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3 Capitolo 1 Introduzione Il presente lavoro si pone l’obiettivo di tracciare un quadro generale dei principali fenomeni di contatto, ovvero il prestito e la commutazione di codice. Viene analizzata in particolare la situazione linguistica presente in val Formazza, caratterizzata dalla compresenza di italiano, dialetto walser – il titsch – e dialetto romanzo locale, ossolano. Le Alpi sono una ricca varietà di habitat naturali e umani che costituiscono degli interessanti laboratori d’analisi. In questi tipi di ambiente diversi fattori, ambientali, linguistici s’incontrano per creare delle situazioni ogni volta diverse. Fenomeni di ordine storico, geografico, economico, cioè “territoriali” si riflettono anche in diversi aspetti linguistici. Tuttavia, vale la pena cercare di superare una distinzione delle aree di contatto alpine dal punto di vista etnico-linguistica, ovvero “i walser”, “i ladini” etc. Ogni singolo insediamento ha una serie di caratteristiche diverse, differenti fattori sociali, storici, ambientali si ripercuotono sugli aspetti linguistici (Dal Negro, comunicazioni personali) Cercheremo in quest’analisi di concentrarci su una di queste comunità alpine ovvero la val Formazza. Quest’ultima rappresenta un caso interessante tra le varie enclavi walser. Si tratta di una comunità ancora linguisticamente vivace e poco sviluppata come località turistica. I primi insediamenti walser sono da attestarsi intorno alla fine del XII sec. inizio XIII sec. Da quest’epoca vi è stato un contatto secolare di un dialetto di tipo alemannico alpino con uno o più dialetti romanzi (gallo- romanzi) e poi con l’italiano. La Formazza si è trovata in una posizione chiave per gli scambi commerciali nord-sud lungo la strada del Gries.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Monica Valenti Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.