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Crisi dei consumi e strategie di rilancio. Una ricerca qualitativa sullo stato dei consumi in diverse categorie commerciali.

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Matera
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Comunicazione Istituzionale e d'Impresa
  Relatore: Alberto Trobia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 309

Lo scenario dei consumi appare privo di brillantezza nell’attuale congiuntura. Sta diventando ormai patologico l’arretramento per la domanda in ogni settore, sia per i beni sia per i servizi. Gli aumenti delle tariffe pubbliche nazionali e locali, dei tabacchi, della benzina, di molti beni alimentari hanno prodotto una significativa erosione del potere d’acquisto delle persone. Il presente, dunque, per larga parte degli italiani, appare ammantato da un velo di grigiore. Ad esempio, il ceto medio, che in passato ha svolto un ruolo propulsivo e ha rappresentato il cardine della stabilità sociale, si è molto indebolito. Esso non si trova più nelle condizioni di esprimere quella carica di fiducia e operosità di un tempo. C’è il rischio, quindi, che finisca per afflosciarsi, stanco, rassegnato o scettico. Così, oltre all’insicurezza del presente, aumenta anche l’ansia per il futuro. Le ragioni? Meccanicamente si deve dire che la crisi dei consumi è il risultato dell’azione sinergica di diversi fattori. A differenza di quanti molti pensano, l’euro non è stato l’unica causa che ha determinato questa situazione. L’aumento dei prezzi si verificò già prima l’introduzione della moneta unica. Tra il 1999 e il 2000 ci fu un aumento generale dei prezzi del petrolio seguito da un aumento imprevisto dei prezzi degli alimentari nel 2001 che determinò un’accelerazione dell’inflazione. La conseguenza di ciò fu l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie e dei consumi privati. Ma non è finita, il rallentamento dell’economia americana nel 2001, a seguito dell’attentato terroristico dell’11 settembre, contribuì a ridurre gli scambi commerciali mondiali e questo ebbe un impatto fortemente negativo per le economie di quei paesi, come il nostro, maggiormente dipendenti dalla domanda estera. Per non parlare poi della costante minaccia del terrorismo che crea instabilità, della crisi del risparmio, dell’attuale psicosi dell’influenza aviaria. Si capisce, così, che la crisi dei consumi è il risultato di tutti questi fenomeni che, se da un lato hanno contribuito alla progressiva perdita del potere d’acquisto dei consumatori, dall’altro costituiscono una robusta barriera allo sviluppo economico. Questo lavoro si pone, così, l’obiettivo di analizzare il fenomeno della crisi dei consumi partendo dalle cause che l’hanno generato fino alle possibili strategie che potrebbero permettere di uscirne.

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5 Introduzione Lo scenario dei consumi appare privo di brillantezza nell’attuale congiuntura. Sta diventando ormai patologico l’arretramento per la domanda in ogni settore, sia per i beni sia per i servizi. Gli aumenti delle tariffe pubbliche nazionali e locali, dei tabacchi, della benzina, di molti beni alimentari hanno prodotto una significativa erosione del potere d’acquisto degli italiani. I consumi sono generati dal reddito disponibile, dalla ricchezza e dalle aspettative dei consumatori. La combinazione di questi fattori per il nostro paese, ma non solo, mostra un quadro negativo. Questa situazione preoccupa sempre di più gli operatori commerciali e i responsabili di politica economica, cosa comprensibile, dato che nella composizione del PIL i consumi pesano per il 60 per cento. Il presente, dunque, per larga parte degli italiani, appare ammantato da un velo di grigiore. Ad esempio, il ceto medio, che in passato ha svolto un ruolo propulsivo e ha rappresentato il cardine della stabilità sociale, si è molto indebolito. Esso non si trova più nelle condizioni di esprimere quella carica di fiducia e operosità di un tempo. C’è il rischio, quindi, che finisca per afflosciarsi, stanco, rassegnato o

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