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La crisi degli anni settanta e l'economia-mondo

Il periodo compreso tra il 1945 e la fine degli anni sessanta, fu certamente uno dei momenti di maggiore prosperità della storia dell’uomo. Le popolazioni dei paesi capitalisticamente più avanzati conoscevano il boom economico, le lusinghe del sistema di welfare inclusivo, le prime comodità. Anche i paesi più arretrati, provavano sulla scia delle lotte per l’indipendenza, ad intraprendere la strada dello “sviluppo”, offerto dai guru dell’economia dell’epoca come a portata di mano per chiunque. I paesi socialisti, sotto la guida del gigante sovietico, s’impegnavano anch’essi in ambiziosi programmi di crescita economica. Alla fine degli anni sessanta il panorama cambiava completamente. Disordini sociali, guerre neocoloniali, economia internazionale in frenata, fine della stabilità monetaria, e ancora crisi energetiche ed il fenomeno nuovo della stagflazione: nel corso di un decennio terrificante, che aveva messo fine a tutte le certezze, molte dinamiche erano profondamente cambiate. Come vedremo nel primo capitolo, l’interpretazione che tutt’ora va per la maggiore è che a provocare la crisi siano stati una serie di avvenimenti che combinatasi con le difficoltà intrinseche dell’organizzazione dello spazio economico internazionale nato dalle ceneri del secondo conflitto mondiale, hanno portato al collasso l’economia mondiale. Per questa tesi, la fine del patto sociale di matrice americana con l’avvento di una “nuova epoca” in cui i temi all’ordine del giorno ed i rapporti di forza sono completamente cambiati, rappresenterebbe il lascito più concreto ed importante di un decennio di turbolenza. Il nuovo paradigma della flessibilità, il declino del welfare state, l’emergere del pensiero neoliberista come dogma dominante: sarebbero quindi questi temi il prodotto più genuino dei cambiamenti intercorsi, che essi piacciano oppure no. Ma proprio nel periodo suddetto, un gruppo di studiosi a vario titolo, tendeva a ribaltare la validità delle tesi “classiche” contrapponendo ad esse dei punti di vista che, seppur eterogenei tra loro, avevano in comune il rifiuto di un’analisi storica priva di una visione di lunga durata. In particolare, due di questi studiosi, Immanuel Wallerstein e Giovanni Arrighi, offrivano delle prospettive completamente differenti dal quale osservare non soltanto la crisi, ma tutta la storia dell’economia capitalistica mondiale (o economia-mondo) dalla sua nascita alle tribolazioni attuali. Le loro proposte, profondamente influenzate dall’approccio storico- comparativo dello storico francese Fernand Braudel, hanno provato certamente a rompere gli schemi della storiografia. Recuperando una visione della storia lunga, ed andando alla ricerca delle caratteristiche salienti del sistema capitalistico, al fine di individuarne il funzionamento e di poter formulare ipotesi sulle prospettive future, Wallerstein ed Arrighi sono riusciti a ricostruire le dinamiche del mutamento in atto. Come vedremo nella seconda parte dell’elaborato, la crisi degli anni settanta, diventa quindi un punto di fondamentale importanza per comprendere non solo la rilevanza storica di quest’ultima, ma anche e di più perché essa tende a presentarsi –seppur in modi diversi a seconda dell’autore- come uno spartiacque, al di là del quale sono rappresentate la crisi terminale dell’economia-mondo (in Wallerstein) e il declino degli Stati Uniti, ed in parte della geocultura occidentale (in Arrighi). Infine, è opportuno nuovamente sottolineare come le due proposte siano abbastanza diverse l’una dall’altra; nonostante ciò, tra gli obbiettvi di questo lavoro c’è quello di tentare , nella parte conclusiva, una piccola sintesi delle prospettive future delle due posizioni.

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2 Introduzione Il periodo compreso tra il 1945 e la fine degli anni sessanta, fu certamente uno dei momenti di maggiore prosperit della storia dell uomo. Le popolazioni dei paes i capitalisticamente piø avanzati conoscevano il boom economico, le lusinghe del sistema di welfare inclusivo, le prime comodit . Anche i paesi piø arretrati, provavano sulla scia delle lotte per l indipendenza, ad intraprendere la strada dello sviluppo , offer to dai guru dell economia dell epoca come a portata di mano per chiunque. I paesi socialist i, sotto la guida del gigante sovietico, s impegnavano anch essi in ambiziosi programmi di c rescita economica. Alla fine degli anni sessanta il panorama cambiava completamente. Disordini sociali, guerre neocoloniali, economia internazionale in frenata, fine della stabilit monetaria, e ancora crisi energetiche ed il fenomeno nuovo della stagflazione: nel corso di un decennio terrificante, che aveva messo fine a tutte le certezze, molte dinamiche erano profondamente cambiate. Come vedremo nel primo capitolo, l interpretazione che tutt ora va p er la maggiore Ł che a provocare la crisi siano stati una serie di avvenimenti che combinatasi con le difficolt intrinseche dell organizzazione dello spazio economico internazionale nato dalle ceneri del secondo conflitto mondiale, hanno portato al collasso l economia mondiale. Per questa tesi, la fine del patto sociale di matrice americana con l avvento di una nuova epoca in cui i temi all ordine del giorno ed i rapporti di forza sono completamente cambiati, rappresenterebbe il lascito piø concreto ed importante di un decennio di turbolenza. Il nuovo paradigma della flessibilit , il declino del welfare state, l emergere del pe nsiero neoliberista come dogma

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberto Errico Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.