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La variante Parco Agricolo a Foggia: il parco diffuso di cinta urbana e il polo terziario di frangia urbana.

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Abaterusso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Walter Fabietti
Coautore: Pasquale Rinaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 23

Occuparsi delle aree agricole significa affrontare tre ordini di problemi: indagare il limite sempre più rarefatto ed impalpabile tra città e campagna; domandarsi se il settore primario attualmente è competiti-vo, e nel caso in cui non lo sia se esistono, e quali possono essere le soluzioni urbanistiche; soprattutto domandarsi se l’agricoltura, allo stato attuale contribuisce al miglioramento ambientale del territorio, o se viceversa contribuisce alla sua banalizzazione. La crescita delle città italiane, dal secondo dopoguerra in poi è stata veloce, convulsa e di grosso impat-to, producendo il cosiddetto confine alto della città, ossia densità edilizie molto più alte in periferia che non nei centri consolidati. Ciò porta una sperequazione di valori fondiari tra i suoli costruiti ed i terreni ad uso agricolo contermini, che quindi alimentano un’aspettativa di rendita fondiaria, giustificata e so-stenuta dalla domanda di localizzazione soprattutto residenziale al di fuori dei centri città. Da una parte lo sviluppo della mobilità privata, dall’altro l’indifferenza localizzativa del secondario e del terziario tradizionale dovuta alla sovrabbondanza di infrastrutture viarie e ferroviarie sta mutando le diverse domande localizzative. Sta cambiando il concetto dell’abitare della maggior parte della popola-zione, per cui l’aspetto ambientale del vivere fuori città assume un’importanza preponderante rispetto ai costi di accessibilità. Allo stesso modo in queste stesse porzioni di territorio si ha l’opportunità di grandi spazi ad un costo relativamente basso per le grandi unità produttive, artigianali e commerciali, oltre che per i grossi insediamenti pubblici (aeroporti, interporti, fiere…). Questa spinta alla suburbanizzazione (o disurbanizzazione) solo in minima parte è bilanciata dalla con-trourbanizzazione in atto, nel senso di processo di rientro in città di porzioni di domanda localizzativa, in quanto riguarda essenzialmente il terziario avanzato e la residenza di alcune fasce ricche di popola-zione. Sono dunque queste le premesse della realtà che abbiamo di fronte: una realtà fatta di continuum urba-nizzato che si estende sia lungo le principali direttrici di sviluppo, sia a macchia d’olio, concentrica-mente, esternamente alle ultime periferie. In tutto questo, qual è il ruolo dell’agricoltura, ed in particolare di quella periurbana? Dopo quanto detto si potrebbe pensare ad un ruolo di secondo piano se non proprio subalterno rispetto alle tendenze della speculazione edilizia, o quanto meno rispetto alle logiche ed alle dinamiche di crescita della citta’. Per certi versi cosi e’ di fatto. Storicamente l’attivita’ agricola si è sempre distinta per un’attivita’ areale cioe’ rivolta a rifornire di prodotti il piu’ vicino mercato urbano.

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2 PREMESSA Occuparsi delle aree agricole significa affrontare tre ordini di problemi: indagare il limite sempre più rarefatto ed impalpabile tra città e campagna; domandarsi se il settore primario attualmente è competiti- vo, e nel caso in cui non lo sia se esistono, e quali possono essere le soluzioni urbanistiche; soprattutto domandarsi se l’agricoltura, allo stato attuale contribuisce al miglioramento ambientale del territorio, o se viceversa contribuisce alla sua banalizzazione. La crescita delle città italiane, dal secondo dopoguerra in poi è stata veloce, convulsa e di grosso impat- to, producendo il cosiddetto confine alto della città, ossia densità edilizie molto più alte in periferia che non nei centri consolidati. Ciò porta una sperequazione di valori fondiari tra i suoli costruiti ed i terreni ad uso agricolo contermini, che quindi alimentano un’aspettativa di rendita fondiaria, giustificata e so- stenuta dalla domanda di localizzazione soprattutto residenziale al di fuori dei centri città. Da una parte lo sviluppo della mobilità privata, dall’altro l’indifferenza localizzativa del secondario e del terziario tradizionale dovuta alla sovrabbondanza di infrastrutture viarie e ferroviarie sta mutando le diverse domande localizzative. Sta cambiando il concetto dell’abitare della maggior parte della popola- zione, per cui l’aspetto ambientale del vivere fuori città assume un’importanza preponderante rispetto ai costi di accessibilità. Allo stesso modo in queste stesse porzioni di territorio si ha l’opportunità di gran- di spazi ad un costo relativamente basso per le grandi unità produttive, artigianali e commerciali, oltre che per i grossi insediamenti pubblici (aeroporti, interporti, fiere…). Questa spinta alla suburbanizzazione (o disurbanizzazione) solo in minima parte è bilanciata dalla con- trourbanizzazione in atto, nel senso di processo di rientro in città di porzioni di domanda localizzativa, in quanto riguarda essenzialmente il terziario avanzato e la residenza di alcune fasce ricche di popola- zione. Sono dunque queste le premesse della realtà che abbiamo di fronte: una realtà fatta di continuum urba- nizzato che si estende sia lungo le principali direttrici di sviluppo, sia a macchia d’olio, concentrica- mente, esternamente alle ultime periferie. In tutto questo, qual è il ruolo dell’agricoltura, ed in particolare di quella periurbana? Dopo quanto detto si potrebbe pensare ad un ruolo di secondo piano se non proprio subalterno rispetto alle tendenze della speculazione edilizia, o quanto meno rispetto alle logiche ed alle dinamiche di crescita della citta’. Per certi versi cosi e’ di fatto. Storicamente l’attivita’ agricola si è sempre distinta per un’attivita’ areale cioe’ rivolta a rifornire di prodotti il piu’ vicino mercato urbano. L’attivita’ a tutto campo dei mercati mondiali ha fatto si che l’agricoltura ed i mercati agricoli si tra- sformassero radicalmente. Il mercato d’area si è andato progressivamente riducendo, tenendo anche conto del fatto che il prodotto agricolo è sempre più materia prima per l’industria agroalimentare. La pressione competitiva dei mercati agricoli ha trasformato l’agricoltura in attivita’ hi-tech. La scarsa concorrenzialita’ del settore primario, e conseguentemente la necessita’ di abbattere i costi e di migliorare la produttivita’ ha una serie di effetti sullo stato ambientale del territorio; del tipo come la perdita di segni storicamente determinati, dovuta alla necessita’ di aumentare il lotto minimo di coltiva- zione, l’abbattimento di tutte le siepi e muretti che ostacolano il passaggio di trattori e mezzi meccanici, i quali a loro volta con il loro peso e con il trascinamento delle ruote nel lungo periodo creano danni sulla compattezza del terreno, lo sfruttamento eccessivo dei suoli altamente produttivi con i processi di chimizzazione che ne conseguono. Spostando, invece, il discorso sui terreni agricoli periurbani, la debolezza del settore si riferisce alla modesta dimensione fondiaria media incapace di creare economie di scala. In queste aree gli atteggiamenti prevalenti dei proprietari sono due: ξ o si tende a produrre un’agricoltura di attesa (poco impegnativa dal punto di vista della manu- tenzione) fin quando quel fondo non diventera’ urbano a tutti gli effetti; ξ o si tende ad intensificare la produzione approfittando della vicinanza dei consumatori. In generale quindi lo scenario e’ composto da una concorrenza tra logica urbana e logica agricola. Nella nostra società ad economia avanzata la logica urbana ha preso il sopravvento. Per parlare di pianificazione delle aree agricole si deve far leva sui fattori di resistenza delle attività ru- rali e sul ruolo essenziale che queste aree vanno assumendo nella logica di vita urbanocentrica contem- poranea. In generale, le aree agricole hanno capacita’ autonoma di resistenza: ξ quando possono contare sulle economie di scala e quindi su una dimensione fondiaria consisten- te. ξ quando fanno capo attraverso la loro specializzazione produttiva alle filiere piu’ convenienti dal punto di vista del mercato dei prodotti alimentari. ξ quando quel particolare sistema economico si integra con un particolare sistema sociale che per vocazione e tradizione sono in grado di integrare piu’ attivita’ ed ottenerne quindi un flusso di reddito soddisfacente. Le aree agricole hanno in questi anni anche l’opportunita’ di svolgere un importante ruolo.

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