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Nuovi percorsi per il reinserimento: l'importanza del sostegno all'ex tossicodipendente nella delicata fase della reintegrazione sociale

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Zaffaroni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Maria Mormino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

E’ possibile riscattarsi dalla tossicodipendenza e ricollocarsi nella società con un nuovo ruolo? Si tratta di un interrogativo che mi sono posta più volte, sia prima che durante la mia esperienza di tirocinio in un servizio per le tossicodipendenze milanese, la quale mi ha permesso, attraverso una presa di coscienza diretta, di riflettere meglio sulle problematiche legate al reinserimento sociale e lavorativo degli ex tossicodipendenti .
In base a quanto ho avuto modo di osservare, ho riscontrato che è possibile affrontare e risolvere questa problematica, tuttavia si tratta di un percorso complesso e soggetto a frequenti ridefinizioni, che non sempre si conclude automaticamente con l’acquisizione di un nuovo status sociale. Se si analizza il significato stesso del concetto di reinserimento, inteso come un nuovo inserimento di qualcuno o qualcosa affinchè torni a far parte di un sistema a cui era divenuto estraneo, già sono intuibili le difficoltà che s’innescheranno nel processo di reintegrazione.Ad emergere fin da subito è infatti il distacco che si è venuto a creare tra il tossicodipendente e quella che il senso comune diffuso definisce come normalità, determinante essa stessa della sua esclusione sociale in quanto lo considera deviante rispetto ai valori e ai principi sui quali si basa. Lo “scontro” con la realtà quotidiana, dalla quale prima il soggetto era sfuggito, rifugiandosi nell’uso delle sostanze, è l’aspetto fondamentale che contraddistingue il reinserimento. La tossicodipendenza, nel passato, ha infatti rappresentato un’alternativa rispetto all’incapacità di sostenere i problemi rendendo di conseguenza estremamente problematico il possibile rientro sociale.Il reinserimento, in quest’ottica, potrebbe essere metaforicamente paragonato ad una “cartina tornasole” che ha il compito di testare il cammino intrapreso fino a quel momento in quanto, sia che il soggetto sia reduce da un percorso comunitario sia che abbia seguito un percorso terapeutico riabilitativo presso i servizi territoriali, egli mette alla prova le sue reali motivazioni al cambiamento, il suo grado di responsabilizzazione verso le proprie difficoltà e la sua tenuta rispetto a situazioni nuove che contribuiranno a strutturarne l’identità.
La mia esperienza mi ha portato da un lato a constatare l’estrema delicatezza della fase del reinserimento e, purtroppo, dall’altro a rilevare che, a tanta problematicità, corrisponde un sistema d’offerta piuttosto frammentato, in cui non è chiaramente definita la linea di confine tra il ruolo-intervento dei servizi del settore e l’azione autonoma dei soggetti. Dal mio punto di vista, il reinserimento dell’ex tossicodipendente dovrebbe essere supportato da un lavoro di rete tra le varie risorse del territorio, competenti e operanti nel settore, finalizzato al progressivo e costante accompagnamento del soggetto verso il raggiungimento di una sua autonomia. Nel caso specifico della realtà milanese, ho avuto modo di osservare non solo l’inesistenza di una rete d’offerta ben strutturata che coinvolgesse sia il pubblico che il privato, indispensabile se si pensa al contesto metropolitano in questione, poco “accogliente” rispetto all’integrazione dei soggetti più deboli, ma anche una concezione lineare del percorso inadeguata rispetto alle esigenze della maggioranza dell’utenza, che tende alla cronicizzazione.Quanto detto si concretizza in un lavoro di supporto al soggetto che è complicato dalla scarsità delle risorse e che quindi favorisce l’inserimento, anche se problematico, solo delle persone che dispongono di maggiori risorse. E il resto dell’utenza? Rimane ancorata al Ser.T instaurando un rapporto di dipendenza anche nei confronti della struttura. Alla luce di queste riflessioni ho deciso di produrre l’elaborato in questione, finalizzato non solo a porre ulteriormente l’attenzione rispetto alla funzione “chiave” svolta dal reinserimento nell’ambito del processo d’uscita dalla tossicodipendenza, ma soprattutto a dare rilievo a dei nuovi percorsi di reintegrazione sociale e lavorativa basati sull’importanza del sostegno e dell’accompagnamento costante all’ex tossicodipendente, nei quali è ben definito il ruolo giocato dai servizi in un contesto di lavoro di rete.Data la scarsità della documentazione in materia e per rendere più comprensibili le mie riflessioni, ho deciso di analizzare un progetto sperimentale del Comune di Milano attualmente in fase di realizzazione: Nuovi percorsi per il reinserimento - ricerca intervento nell’area del reinserimento sociale, che secondo il mio parere ben rappresenta un’alternativa alla frammentazione dell’azione cittadina in quest’ambito e una alla risoluzione delle problematiche di reinserimento degli utenti cosiddetti cronici, in carico ai Ser.T da anni, compromessi da più punti di vista (sanitario, sociale, lavorativo, familiare…) e quindi incapaci di sostenere i percorsi lineari d’inserimento diffusi allo stato attuale nei servizi.

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5 INTRODUZIONE Insegnami a intraprendere un nuovo inizio, a rompere gli schemi di ieri, a smettere di dire a me stesso “non posso” quando posso, “non sono” quando sono, “sono bloccato” quando sono totalmente libero. (Rabbi Nachman di Brazlav) E’ possibile riscattarsi dalla tossicodipendenza e ricollocarsi nella società con un nuovo ruolo? Si tratta di un interrogativo che mi sono posta più volte, sia prima che durante la mia esperienza di tirocinio in un servizio per le tossicodipendenze milanese, la quale mi ha permesso, attraverso una presa di coscienza diretta, di riflettere meglio sulle problematiche legate al reinserimento sociale e lavorativo degli ex tossicodipendenti . In base a quanto ho avuto modo di osservare, ho riscontrato che è possibile affrontare e risolvere questa problematica, tuttavia si tratta di un percorso complesso e soggetto a frequenti ridefinizioni, che non sempre si conclude automaticamente con l’acquisizione di un nuovo status sociale. Se si analizza il significato stesso del concetto di reinserimento, inteso come un nuovo inserimento di qualcuno o qualcosa affinchè torni a far parte di un sistema a cui era divenuto estraneo, già sono intuibili le difficoltà che s’innescheranno nel processo di reintegrazione. Ad emergere fin da subito è infatti il distacco che si è venuto a creare tra il tossicodipendente e quella che il senso comune diffuso definisce come normalità, determinante essa stessa della sua esclusione sociale in quanto lo considera deviante rispetto ai valori e ai principi sui quali si basa. Conseguentemente, nel momento in cui l’ex tossicodipendente si appresta ad entrare nuovamente in questo sistema, s’innescano tutta una serie di difficoltà, legate alla compensazione del distacco che si era costituito in passato, che possono minare la sua già fragile identità ancora in fase di costruzione. Lo “scontro” con la realtà quotidiana, dalla quale prima il soggetto era sfuggito, rifugiandosi nell’uso delle sostanze, è l’aspetto fondamentale che contraddistingue il reinserimento. La tossicodipendenza, nel passato, ha infatti rappresentato un’alternativa rispetto all’incapacità di sostenere i problemi rendendo di conseguenza estremamente problematico il possibile rientro sociale.

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patrignano
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