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L'evoluzione della scuola pubblica tra cinquecento e settecento

Le principali tappe del percorso che porta l'istruzione ad un livello di interesse pubblico, garantito come diritto e dovere, e secondo quali modalità, dallo stato.
In particolare, analisi dei progetti di istruzione pubblica di Martino Lutero e di Jean Antoine Caritat de Condorcet.

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L’evoluzione della scuola pubblica tra Cinquecento e Settecento INTRODUZIONE L’esistenza della scuola pubblica appartiene all’esperienza comune degli abitanti di molti paesi anche se, purtroppo, non tutti i quasi duecento rappresentati della Organizzazione delle Nazioni Unite. A tal punto che molti considerano l’esistenza delle scuole e della scuola pubblica un fatto “naturale”, come il succedersi di giorno e notte, del ciclo delle stagioni, del ciclo di vita, e così via. Non è così: se è difficile immaginare una comunità umana nella quale non si eserciti quella pratica sociale che conveniamo di chiamare educazione, si son date nel tempo e ancora si danno nello spazio comunità nelle quali non esiste qualcosa che possiamo chiamare scuola, e, a maggior ragione, non esiste la scuola pubblica. Nel parlare corrente, la parola “scuola” fa pensare in primo luogo ad un edificio. Chi la frequenta pensa agli insegnanti, agli orarii entro cui si svolgono le attività, ai compiti da svolgere, alle regole da rispettare, eccetera. Secondo il dizionario, “scuola” è una “istituzione che persegue finalità educative attraverso un programma di studi o di attività metodicamente ordinate”. Niente di più diverso del significato etimologico del termine “scuola”, che viene dal latino “schola”, il quale, a sua volta, deriva dal greco σχολή. Il termine greco “scholé”, infatti, sta per: “tempo libero”, “disoccupazione”, “riposo”, “ozio”, “quiete”; soltanto secondariamente, esso significa anche “occupazione studiosa”, oppure “luogo di studio”. In tutta l’antichità, la “scholé” è contrapposta all’attività del lavoro produttivo: dunque, significa il contrario e comprende sia il tempo libero, sia quello dedicato allo studio e all’arte. D’altronde, l’attività letteraria e culturale in genere apparteneva alla sfera del tempo libero: in latino, a “negotium” – lavoro, attività, occupazione – è contrapposto “otium” – riposo, inattività. “Schola”, in latino, ha un significato leggermente diverso rispetto al greco “scholé”: essa, letteralmente, viene tradotta con l’espressione “tempo libero dedicato allo studio”, oltre che con “lezione” e “trattato scientifico”. Secondariamente, “schola” significa anche “scuola”, intesa come il luogo in cui si insegna; in diversi autori, tuttavia, il 2

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Federico Salerno Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

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