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La codificazione negli stati italiani preunitari

A seguito dell’occupazione e annessione diretta all’impero napoleonico di vaste parti della penisola italiana (Piemonte, Liguria, Parma, Toscana, Lazio), nonché a seguito della creazione di stati italiani satelliti della Francia/regno d’Italia, con capitale Milano, dal 1805; Regno di Napoli dal 1806), il Code Napoléon divenne legge vigente anche in Italia.

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3 1.1 Introduzione A seguito dell’occupazione e annessione diretta all’impero napoleonico di vaste parti della penisola italiana (Piemonte, Liguria, Parma, Toscana, Lazio), nonché a seguito della creazione di stati italiani satelliti della Francia/regno d’Italia, con capitale Milano, dal 1805; Regno di Napoli dal 1806), il Code Napoléon divenne legge vigente anche in Italia. La vigenza del Code durò pochi anni, poiché nel 1814 gli antichi sovrani tornarono sui loro troni restaurati richiamando in vigore (ad eccezione di Lucca e Genova) le antiche leggi prenapoleoniche; nonostante ciò, tale esperimento ebbe grande importanza se non altro come “laboratorio di prova” per la formazione di una nuova classe di giuristi, teorici e pratici, nonché per gli echi futuri che tale testo susciterà allorquando due generazioni dopo, sarà ripreso a modello della codificazione dell’ Italia unita. In vigore dunque su gran parte della penisola per un arco di tempo di poco inferiore al decennio, il Code sarà ben accetto, in generale, ma susciterà talora anche resistenze. Ben accetto innanzitutto e sostanzialmente per le sue norme in tema di famiglia ma anche di circolazione dei beni, ad una società borghese portatrice, anche in Italia, almeno nelle sue regioni più avanzate, di quelle stesse esigenze di certezza giuridica e libertà economica, ma anche di ordine gerarchico, domestico e sociale, già viste precedentemente in Francia. Altresì ben voluto dai “tecnici”: la classe dei giuristi chiamati a gestirlo si rese presto conto degli enormi vantaggi in termini di specificazione del diritto applicabile, rispetto alla molteplicità di fonti normative del diritto comune. E alla facile critica del carattere “straniero” del Code, essi replicheranno in gran parte che sostanzialmente nei suoi istituti, esso riprende, razionalizza e semplifica una tradizione romanistica nata, sviluppatasi e fiorita innanzitutto in Italia prima di diventare patrimonio comune di tutta l’Europa. Se vi furono resistenze al Code esse riguardarono essenzialmente taluni istituti più difficilmente “digeribili” dal punto di vista sociale, in un’Italia ancora scarsamente laicizzata: è il caso del divorzio, o della comunione dei beni. Vi furono in effetti su questi punti vaste perplessità ovunque, e soprattutto nel Regno di Napoli, proposte di ritardarne l’applicazione o addirittura di emendarlo, stralciando il divorzio. A Bologna,

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Enrico Ascani Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2444 click dal 24/03/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.