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La pena e la misura di sicurezza nell'ideologia rieducativa

Il lavoro di ricerca ha ad oggetto due campi d’indagine: la pena e la misura di sicurezza, in relazione alla funzionalità rieducativa delle stesse.Nella prima parte è stato affrontato l’istituto della pena.Esaminando la teoria retribuzionistica ed analizzandone le diverse problematiche, viene dimostrato che la pena, così come intesa nel suddetto sistema dottrinale, non risulta essere accettabile in quanto svuotata del contenuto che attualmente, invece, le è proprio.Si è, così arrivati a sottolineare, affrontando le c.d. teorie di prevenzione, generale e speciale, l’importanza del carattere di utilità della sanzione penale.Approfondendo l’evoluzione e l’attuale contenuto e funzione della sanzione panale nell’ordinamento italiano è stato in diversi modi sviscerato il concetto di risocializzazione.Dal rapporto intercorrente tra “colpevolezza” e rieducazione stessa, sono stati evidenziati i caratteri tanto rilevanti dell’art. 27 Cost. it..Proprio in merito al trattamento rieducativo, è stato esposto l’apporto continuo e l’influenza delle scienze sociali, in particolar modo della criminologia, che spesso mettono in evidenza ed ampiamente analizzano quel processo c.d. di “stigmatizzazione”-“etichettizzazione” e i diversi fattori criminogenetici (tra cui la stessa società c.d. società criminogena), la subcultura criminale e carceraria, che spesso crea vere e proprie carriere criminali.
Numerosi sono i fattori che impediscono al condannato la definitiva e rapida fuoruscita dal circuito penale.Illustrato in che cosa concretamente consiste, durante l’esecuzione della pena, il programma risocializzativo (istruzione, lavoro, religione, rapporti con la famiglia, attività culturali, sportive, etc.) e le relative problematiche di applicazione dello stesso (carenza del personale, mancanza degli spazi, problemi basilari di comprensione per gli extracomunitari, etc.), si arriva ad evidenziare come, per quanto lo Stato abbia il dovere di rieducare l’autore dell’illecito, tutto dipenda dalla volontà di aderire a tale programma da parte del soggetto che ne è destinatario.
Il secondo ed il terzo capitolo offrono un breve excursus relativo alle misure sostitutive ed alla misure alternative, ove viene nuovamente messo in evidenza l’importanza del principio dell’extrema ratio, che evita al soggetto destinatario della sanzione penale, il più possibile e per quanto possibile, la contaminazione con l’ambiente carcerario.
Il secondo campo d’indagine attiene, invece, alla misura di sicurezza (Capitolo IV).
Non sono state, di certo, trascurate tematiche rilevanti quali l’esigenza cautelare, delle misure in questione, relazionata, soprattutto, a quella che è la pericolosità sociale, posta a fondamento delle misure di sicurezza.
Viene di seguito dimostrato che l’individuo “stigmatizzato”, pur dimostrando propositi verso il reinserimento sociale, incontra nella società difficoltà obbiettive e concrete che si traducono nella difficoltà a trovare un lavoro, ad avere assistenza, ad ottenere una sicurezza economica.
Diffidenza e pregiudizi, da parte della collettività, nei confronti dell’ex detenuto, favoriscono il fenomeno della recidiva, più per necessità che per scelta; così, l’emarginazione porta il condannato a cercare “altrove” proprio inserimento.
I contenuti e le funzioni delle misure di sicurezza sono stati considerati sia da un punto di vista criminologico e sociale che da un punto di vista legislativo e dottrinario.
Ci si è chiesti quale sia l’attuale ruolo delle misure di sicurezza dal momento che, concepite (e finalizzate alla rieducazione) in un momento storico ove la pena aveva un carattere esclusivamente retributivo, la pena stessa ora "deve tendere alla rieducazione".

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3 INTRODUZIONE Il presente lavoro di ricerca ha fondamentalmente ad oggetto due campi d’indagine: la pena e la misura di sicurezza, in relazione alla funzionalità rieducativa alle stesse riconducibile. Si affronterà, dapprima, l’istituto della pena. Esaminando la teoria retribuzionistica, anche mediante relativi accenni storico-filosofici (si pensi a Kant, ad Hegel), ed analizzandone le diverse problematiche, verrà dimostrato che la pena, non risulta essere accettabile così come intesa nel suddetto sistema dottrinale, in quanto svuotata del contenuto che le è proprio. Si passerà, in tal modo, a sottolineare l’importanza del carattere di utilità intrinseco alla sanzione penale, affrontando le tematiche che supportano le c.d. teorie di prevenzione, generale e speciale. Approfondendo l’evoluzione e l’attuale contenuto e funzione della sanzione panale nell’ordinamento italiano (e non solo),

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Loredana Cacciotti Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.