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I processi di esternalizzazione: tra interesse dell'impresa e tutela del lavoratore

Gli attuali contesti competitivi richiedono alle aziende caratteri di flessibilità sempre più marcati. I processi di outsourcing rappresentano una soluzione particolarmente efficace per assecondare bisogni di questo tipo.
Se da una parte però la tendenza all’esternalizzazione costituisce un’ esigenza quasi fisiologica per l’impresa, dall’altra occorre considerare che tali operazioni comportano molto spesso, per i lavoratori coinvolti, un peggioramento del proprio trattamento economico e normativo; conseguenza, quest’ultima, che in alcuni casi può pericolosamente costituire l’unica o principale finalità perseguita da parte datoriale.
Nella regolamentazione delle fattispecie giuridiche attraverso le quali si può realizzare processi di esternalizzazione occorre, dunque, riuscire a bilanciare bene gli interessi in gioco, in modo da disincentivare atteggiamenti fraudolenti da parte dell’aziende, senza però penalizzare la realizzazione di fisiologici processi di riorganizzazione aziendale ispirati alle logiche della lean production e dell’organizzazione a rete.
Con tale approccio, dunque, si procede all’analisi di due distinte fattispecie giuridiche il cui collegamento negoziale costituisce nel nostro paese la principale modalità di realizzazione di processi di outsourcing: il trasferimento di ramo d’azienda, con il quale l’impresa esternalizza il complesso di beni e rapporti di lavoro necessario per l’espletamento di una singola attività o funzione aziendale; e l’appalto di opere e servizi, che consente all’impresa di riappropriarsi dei risultati dell’attività esternalizzata.
Le due fattispecie giuridiche saranno analizzate con atteggiamento critico e propositivo alla luce delle recenti innovazioni apportate dal D.Lgs. n. 276/2003, così come modificato dal D.Lgs. n. 251/2004.
La ricerca si conclude con l’analisi delle principali soluzione elaborate in passato da parte delle rappresentanze sindacali.

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1 CAPITOLO I I PROCESSI DI ESTERNALIZZAZIONE 1.1 Evoluzione dei modelli organizzativi e decentramenti produttivi A partire dai primi anni settanta, l’organizzazione del sistema produttivo è stata assoggettata a trasformazioni talmente forti, da parlare di una “nuova rivoluzione industriale”, il cui principale vettore di cambiamento si è dimostrato lo sviluppo tecnologico e, in particolare, i notevoli progressi in campo informatico. Il modello organizzativo predominante fino a quel periodo, era quello fordista, caratterizzato dalla presenza di imprese di notevoli dimensioni altamente integrate, che svolgevano al proprio interno tutte le attività, sia principali che sussidiarie, proprie di una specifica industria. Il modello, che aveva trovato conferme in un contesto economico di grande espansione, entrò poi in difficoltà proprio all’inizio degli anni settanta, in seguito alla prima crisi petrolifera e al conseguente periodo di recessione che caratterizzò l’economia nazionale di molti paesi. Si vennero così a creare per l’imprese, esigenze di flessibilità, specializzazione, innovazione tecnologica, caratteri difficilmente riscontrabili in aziende di grandi dimensioni e fortemente integrate. A tal fine iniziarono a diffondersi nuovi modelli organizzativi, definiti appunto post-fordisti, caratterizzati da una elevato grado di specializzazione su singole attività e volti principalmente alla ricerca di due distinti obiettivi: flessibilità,

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Marco Ciardi Contatta »

Composta da 255 pagine.

 

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