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Due ''Tempeste'' a confronto: Shakespeare e Dryden

Nel presente lavoro, abbiamo effettuato un’ analisi comparativa prendendo in considerazione l’opera di William Shakespeare, The Tempest, e il suo più famoso adattamento: The Enchanted Island, ad opera di un autore neoclassico, John Dryden, cercando d'individuarne i temi principali e vedere il diverso sviluppo che essi hanno avuto nella nuova versione nonché il diverso approccio stilistico che l’autore neoclassico ha avuto nei confronti del testo originale.
L’analisi si suddivide in tre parti: nel primo capitolo ci siamo soffermati sull’aspetto storico del periodo in cui ci muoviamo, ovvero il diciassettesimo secolo, concentrandoci soprattutto sulla riscoperta del teatro da parte della società inglese della Restaurazione, teatro che cambiò la struttura scenica della rappresentazione e il rapporto con il pubblico, anche attraverso l’introduzione delle donne attrici e della messa in scena di tematiche attuali, che coinvolgevano il pubblico della Restaurazione stesso.
Si passa poi a trattare brevemente la produzione di adattamenti e alterazioni, che riscossero grande successo nel periodo in questione, grazie alla ripresa di un testo precedente, che veniva riadattato tramite due processi: uno di amplificazione, inserendo elementi nuovi non presenti nel testo originale, ed uno di riduzione, sottraendo le parti ritenute poco pertinenti al nuovo significato dell’adattamento.
Nel secondo capitolo la nostra attenzione si è spostata dal periodo storico da noi preso in considerazione all’autore John Dryden, e ai rapporti che quest’ultimo intrattenne con l’autore da lui ripreso: William Shakespeare. Il rapporto che Dryden ebbe con il suo predecessore risulta infatti abbastanza combattuto tra rispetto e stima per il poeta inglese, tanto da riferirsi a quest’ultimo come “monarch-like”, ovvero come un sovrano della penna, nella Preface to the Enchanted Island, e dall’altro lato un rifiuto per quello stile piuttosto articolato, quasi eccessivo a volte per un autore come Dryden che amava profondamente i principi di ordine e decorum.
Vari furono gli adattamenti che Dryden creò basandosi sugli originali shakespeariani: da All for Love, or the World Well Lost, tratto dall’ Antony and Cleopatra, al Troilus and Cressida, or Truth Found too Late, ispirato dal Troilus and Cressida di Shakespeare, che l’autore neoclassico trasformò radicalmente, seguendo i propri stilemi di verosimiglianza, ma apprezzando la geniale varietà delle produzioni shakespeariane.
Il terzo capitolo si concentra interamente sull’analisi testuale dell’opera drydeniana: The Tempest, or The Enchanted Island, della quale abbiamo messo in evidenza gli aspetti salienti sia dal punto di vista stilistico che del contenuto, e che abbiamo messo a confronto con il testo shakespeariano da cui è stata ripresa.
Dal punto di vista stilistico, abbiamo dunque preso in considerazione un saggio di Montague Summers, in cui l’innovazione drydeniana, rispetto all’originale shakespeariano, viene tripartita: le novità di Dryden nell’Enchanted Island consisterebbero infatti nell’aver reso l’opera più attuale di fronte ai gusti del pubblico della Restaurazione, nell’aver semplificato il linguaggio pomposo dei drammi del Bardo, e nell’aver aumentato il fattore “spettacolo”.

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3 CAPITOLO I Il Teatro Inglese della Restaurazione I.1 La rinascita del teatro La storia ci insegna che ad un periodo di profonda evoluzione socio-culturale suole seguire una stasi, che talvolta può degenerare in un momento di crisi, fino addirittura al capovolgimento della situazione originaria nel suo opposto. Come ci spiega Guido Fornelli nella sua opera La Restaurazione inglese nell’opera di John Dryden, 1 i periodi di più florida espansione letteraria sono soliti coincidere con una connivente rinascita politica, per cui il sorgere di grandi scrittori risulta collegato ad un generale benessere sociale. Esempi eclatanti, in Inghilterra, sono Chaucer, o Shakespeare dell’imperialismo nascente e, nel periodo della Restaurazione, John Dryden. Tornando a tali periodi di espansione letteraria, Fornelli aggiunge però che quei periodi di pausa, in cui la letteratura subisce un forte rallentamento, necessari a dare un colpo di spugna a tutto ciò che rappresenta il passato e le sue tradizioni ( cui, peraltro, gli inglesi erano sempre stati legati) e ad aprire un nuovo capitolo della propria storia, gettando lo sguardo alle nuove tendenze continentali. Il teatro inglese nel periodo elisabettiano e giacomiano aveva vissuto la sua grande stagione grazie alle compagnie teatrali che di 1 Guido Fornelli, La Restaurazione inglese nell’opera di John Dryden, Firenze, Sansoni, 1932.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Adriana Aleotti Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4832 click dal 20/04/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.