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Attività zootecniche in Valle Maira e caratterizzazione di produzioni lattiero-casearie

La tesi ha avuto come oggetto la Valle Maira, vallata di notevole interesse per le sue peculiarità geografico-climatiche e geologico-edafiche. L’emigrazione ed il conseguente spopolamento hanno però pesantemente condizionato al negativo l’economia locale che porta ancora oggi tracce delle attività tradizionali, basate in prevalenza sull’allevamento e sulla produzione del legno.
I sistemi zootecnici alpini con bovini e caprini, studiati nel presente lavoro, se orientati verso una produzione casearia qualificata, oltre a consentire il mantenimento di attività tradizionali, svolgono un’importante ruolo nella conservazione di pascoli e prati-pascoli ed esercitano funzioni di tipo ecologico e a favore del paesaggio. Il pascolo caprino può essere peraltro attuato in ambienti meno fruibili per le specie più esigenti, quali i bovini, e consentire il mantenimento e in alcuni casi il recupero di pascoli altrimenti non utilizzabili.
Attraverso questa indagine sono stati analizzati i sistemi produttivi di due aziende della Val Maira, una che alleva bovini da latte e l’altra che alleva caprini, a conduzione famigliare, realtà rappresentative di questo territorio ed indirizzate alla trasformazione casearia. I bovini presenti in azienda appartengono prevalentemente alla razza bovina Piemontese mentre i caprini sono di razza Saanen.
Nel corso delle stagioni primaverile ed estiva 2005 sono stati effettuati prelievi mensili di foraggi (conservati e verdi), di latte di massa e di formaggio: sui diversi campioni sono state svolte alcune analisi chimiche inclusa la determinazione della composizione acidica dei grassi.
Sono state eseguite osservazioni circa: le tipologie di allevamento, le caratteristiche chimico-bromatologiche dei diversi alimenti (foraggi conservati, mangimi ed erba di pascolo), la composizione del latte di massa con alcune osservazioni limitate al latte proveniente dalla sola razza Piemontese e le principali caratteristiche chimiche dei formaggi (ad un mese di stagionatura).
I risultati su latte e formaggi sono stati messi in relazione ai diversi fattori (legati all’animale, fattori alimentari, climatici,…). Particolare attenzione è stata dedicata alle variazioni della quota in acidi grassi poliinsaturi (PUFA, ω3 e ω6) e degli isomeri CLA (acido linoleico coniugato) molecole che attualmente rivestono notevole importanza, dal punto di vista nutraceutico per le diverse proprietà (antitumorale, antidiabetica, miglioratrici della massa muscolare) sull’organismo umano.
Dai risultati delle analisi chimico-bromatologiche si è osservato che la qualità dei fieni appare, per entrambe le aziende, mediamente di modesto valore, soprattutto a causa di valori elevati in NDF: tale parametro, indicatore della fibrosità del foraggio, spiega come questi fieni siano stati frequentemente raccolti ad uno stadio fenologico particolarmente avanzato.
A proposito dell’erba pascolata, in particolare nell’azienda con bovini, si evidenziano importanti differenze qualitative tra i pascoli situati attorno alla sede aziendale, nella fase di inizio pascolo a fine maggio, e quelli dove gli animali alpeggiano nel pieno dell’estate: la sostanza secca e la fibra neutro detersa aumentano nel corso dei mesi stante lo stadio vegetativo avanzato delle principali specie pabulari al momento dell’utilizzazione. Questi valori, ritrovati costantemente nell’erba di pascolo raccolta nei mesi di luglio e agosto, rispecchierebbero anche l’andamento climatico della stagione 2005 caratterizzata da scarse precipitazioni.
Nel latte bovino si osservano elevate concentrazioni di urea soprattutto in primavera da imputare a regimi alimentari a base di erba di pascolo e contemporanee integrazioni alimentari poco calibrate. Il latte prodotto ed il derivante formaggio presentano una composizione acidica dieteticamente e nutraceuticamente più favorevole durante la stagione di pascolo (maggiori quote di poliinsaturi e CLA) quale effetto dell’alimentazione estiva esclusivamente ad erba.
Il latte caprino presenta un numero di cellule somatiche particolarmente elevate nei mesi estivi, pur senza manifestare mastopatie evidenti, e ciò potrebbe derivare da problematiche legate ad una razza particolarmente esigente come la Saanen.
Le produzioni casearie ottenute manifestano incrementi di ω3 e CLA nel passaggio dall’alimentazione in stalla a quella al pascolo a conferma del beneficio di questo regime alimentare anche tenendo conto di una dieta spontaneamente “varia” della capra (foglie, arbusti, frutti,…).
I risultati ottenuti confermano l’interesse per queste produzioni anche se è da segnalare la necessità di opportuni interventi migliorativi nella gestione degli animali, inclusa una maggior attenzione alle caratteristiche dei locali di allevamento e all’alimentazione, specialmente nelle fasi di transizione tra stalla e pascolo.


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6 1 Valle Maira: quadro socio economico, territorio e agricoltura 1.1 La storia della Valle Maira Già in epoca preistorica queste zone erano popolate da barbari, più precisamente dai Liguri, un popolo antichissimo di cui non si conoscono le origini, che con il passare dei millenni assorbì anche elementi gallo-celti provenienti dal nord Europa. Essi vivevano raggruppati in tribù, ognuna delle quali aveva un suo nome; si trattava principalmente di pastori ed allevatori di bestiame che vivevano molto semplicemente, nutrendosi dei prodotti della caccia e della pesca. Si dedicarono parzialmente all’agricoltura coltivando in piccole quantità la vite e l’ulivo, ma soprattutto erano inclini alla navigazione ed al commercio; infatti mantennero buoni rapporti con Greci, Etruschi e Cartaginesi, ai quali vendevano pelli di animali, miele, tuniche di lana rozza, propria delle loro pecore. Furono però poi vinti dai Romani e ciò viene attestato da 2 lapidi che si trovano una a Marmora e l'altra ad Elva. Un'altra testimonianza che attesta la presenza passata dei Romani nelle nostre zone è il paese di San Lorenzo di Caraglio, ricco di resti archeologici. Importante testimonianza di epoca medievale è la basilica di S. Costanzo al Monte. In un importante documento del 1028 vengono nominati per la prima volta San Damiano, Pagliero, Stroppo, Prazzo, S. Michele, Acceglio, Roccabruna e Surzana (che comprendeva il territorio di Dronero dal foro frumentario all'attuale inizio del viale Sarrea). Nel 900, infatti, questi comuni appartenevano al marchesato di Busca. In seguito però, Dronero e gli altri comuni furono annessi rispettivamente a quelli di Cuneo e di Saluzzo. In seguito alla rivoluzione agraria del 1000, ci fu un evidente incremento demografico dovuto ad un miglioramento della qualità della vita. Nel 1500 diversi paesi della valle si riunirono in una lega indipendente dal marchesato (anche se solo politicamente) al quale dovevano un pesante tributo (Infatti dovevano al marchese 60 soldi per ogni omicidio, 50 forme di formaggio, 1 coscia d'orso, 1 di stambecco e la terza parte di ogni nidiata di falchi). Questa lega si gestiva con degli statuti e si riuniva in una repubblica autonoma, con esercito e milizie proprie. In seguito Sorzana e Ripoli riunite diedero vita a Dronero. Nella metà del 1500, soprattutto ad Acceglio, si diffuse l'eresia calvinista, portata dai Francesi, sovrani della zona. Il sovrano di Savoia fece arrestare i personaggi illustri di Acceglio e li giustiziò

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Elisabetta Barbero Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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