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La riabilitazione in comunità terapeutica psichiatrica: l'educatore come mediatore

Con la Nuova Psichiatria post L. 180 viene finalmente riconosciuta l’origine multifattoriale del disagio mentale.
Nascono così le comunità terapeutiche in un’ottica di recupero della dignità personale, in cui imparare ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte ed a proiettare nel futuro le proprie speranze e progetti. “Riabilitarsi” assume il valore di ricostruire, attraverso la protezione di una struttura che funge da Io Ausiliario, la propria rete sociale fatta di rapporti interpersonali significativi: una progressiva sedimentazione delle memorie, un processo di affettivizzazione.
Innovativa è la figura dell’educatore professionale che, mediatore tra il paziente ed i suoi processi di organizzazione cognitiva ed emotiva, trova la sua funzione nel guidare l’altro verso l’autonomia nei compiti che fanno quotidianità contribuendo così alla ristrutturazione della sua immagine interiore: fare ordine e chiarezza fuori, per raggiungere un parallelo equilibrio interiore.
La montagnaterapia è un progetto che punta al recupero di una personale adeguatezza nelle diverse situazioni, spesso imprevedibili, che la vita ci pone davanti imparando a pianificare e regolare i propri sforzi e le proprie energie partendo da un rinnovato contatto corpo – natura in cui sentirsi liberi dalle angosce e dai timori della psicosi, riempiti di nuove memorie ed affetti: per recuperare la curiosità ed il desiderio di vivere. Un’intima esperienza rieducativa condivisa all’interno di un gruppo per riscoprire insieme gli aspetti di meraviglia ed autenticità della vita e per confrontarsi in modo nuovo e più trasparente con le proprie ed altrui emozioni, facendone le fondamenta della propria stabilità interiore e lo slancio della progettazione del proprio domani.

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1 INTRODUZIONE Tre sono gli elementi cardine di questa tesi: riabilitare, educare, mediare sono tre aspetti dello stesso discorso. Questa riflessione è nata da una personale esperienza: il tirocinio presso una comunità terapeutica psichiatrica di Roma, la comunità Montesanto, in cui ho potuto vedere l’azione diretta di un educatore professionale. Cosa vuol dire essere un educatore professionale? Tra tutte le figure operanti in campo sociale – educativo è la più confusa, indefinita, probabilmente perché si è ancora all’inizio del processo di riconoscimento della sua presenza. Dico questo perché in realtà non si tratta di una figura nuova, ma piuttosto di una riscoperta della valenza educativa del cosiddetto “fare quotidiano”. Il campo di azione di un educatore è il più ampio di qualunque altra figura e direi forse troppo dispersivi sono i confini di questa professione, perché esiste una formazione accademica unica da adattare poi, solo successivamente, ai diversi tipi di utenza con cui si lavorerà. Arriviamo così al discorso sulla comunità terapeutica: all’interno della Nuova Psichiatria l’educatore professionale si è visto riconosciuto uno spazio, e quindi è sulle esigenze di pazienti psichiatrici che questi deve costruire e rendere operativa la sua professionalità. Una prima puntualizzazione da fare è che non ci si confronta con una malattia fisica, né con una condizione di emarginazione sociale o handicap legato a qualche disabilità specifica: ciò che si incontra è una condizione di vita, uno stile comportamentale dominato dall’angoscia e dalla disperazione costante. Non ha molta importanza, questo è quanto posso affermare a posteriori, sciogliere i nodi che tanto invece martellano i “non addetti ai lavori”: si tratta di malattia organica?

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Francesca Di Michele Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 20419 click dal 19/04/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.