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L'eclissi della coscienza nella Psicologia Scientifica contemporanea e la sua ricaduta in ambito giuridico

Informazioni tesi

  Autore: David Creofini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Comunicazione Internazionale
  Relatore: Aldo Stella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

Una certa corrente della psicologia dei processi cognitivi intende tutti i processi psichici che avvengono nel cervello umano come processi funzionali, cioè come connessioni di simboli secondo regole (concezione funzionalista). Secondo questa concezione, i fenomeni psicologici sono interpretabili come sequenze di simboli connessi tra di loro secondo regole non ambigue, la cui applicazione altro non è se non una forma di calcolo.In questo modo la psiche risulterebbe essere un insieme di funzioni elementari che seguono una logica binaria semplice, che permette la scelta tra due possibilità equiprobabili (0/1, acceso/spento, presenza/assenza). La scelta tra queste possibilità permette di configurare il bit, cioè l’informazione che consente di sciogliere l’alternativa.Secondo questa concezione, pertanto, il cervello umano sarebbe in tutto e per tutto paragonabile ad un calcolatore, avendo come funzioni fondamentali quelle di ricevere, manipolare e trasmettere informazioni. L’unica differenza sarebbe che nel cervello umano tali funzioni avverrebbero su base biologica anziché elettronica.
Questa interpretazione, però, trascura del tutto la dimensione che riguarda il significato delle informazioni trasmesse (dimensione semantica), occupandosi solo del modo in cui queste informazioni sono tradotte in simboli e manipolate indipendentemente dal loro significato, in maniera automatica (dimensione sintattica).Ma qual è la differenza tra la comunicazione intersoggettiva umana e quella espressa mediante i linguaggi artificiali se non proprio la capacità dell’uomo di dare significato alle informazioni che riceve e trasmette?La nostra convinzione è che l’uomo non possa ridursi ad un insieme di automatismi, né biologici, né psicologici. In tal modo ogni processo che avviene nella psiche di un uomo sarebbe un calcolo e perciò simulabile da un calcolatore come un algoritmo.Questa è una visione riduzionista e meccanicista, dunque determinista. Riduzionista in quanto nega ogni emergenza della coscienza. Meccanicista in quanto è basata sul meccanismo azione/reazione. Determinista perché date le premesse sono già determinabili le conclusioni. Seguendo la concezione funzionalista l’uomo sarebbe solo un automa e l’evoluzionismo sarebbe la concezione per la quale l’uomo apprende i comportamenti e gli schemi mentali che gli permettono di sopravvivere, senza l’uso della coscienza. Ma è proprio la coscienza il plus che differenzia l’uomo dal calcolatore: l’uomo sa di essere, è conscio di se stesso e questa consapevolezza gli permette di cogliere il limite che lo separa e lo differenzia dall’altro da sé.Se l’uomo non fosse conscio di se stesso non riuscirebbe neanche a definire il limite che lo separa dall’altro: in poche parole non potrebbe fare esperienza, in quanto l’esperienza è sempre esperienza dell’altro da sé. Senza coscienza all’uomo sarebbe tolta ogni possibilità di scelta e di decisione, perché non avrebbe la capacità di effettuare valutazioni e dare giudizi e sarebbe condannato a fare sempre scelte simili in casi simili.Sarebbe un uomo senza motivazioni, senza intenzioni, senza libero arbitrio, senza volontà, ma soprattutto senza responsabilità.Ma la responsabilità è una condizione necessaria della vita umana.Questa facoltà è data all’uomo dal pensiero, dalla possibilità di mettere in discussione l’ovvio e i presupposti, il che lo differenzia da tutto il resto. La coscienza, però, essendo un presupposto della responsabilità risulta anche essere un presupposto dell’imputabilità. La capacità di intendere e di volere, cioè la capacità di rendersi conto del valore dei propri atti e di determinare liberamente e volontariamente il proprio comportamento, è infatti condizione imprescindibile dell’imputabilità. Ma un uomo senza coscienza, cioè una specie di uomo-automa non si troverebbe in una continua incapacità di intendere e di volere, e quindi non risulterebbe, forse, perennemente non imputabile? E se si volesse accettare questa concezione e cambiare il concetto di imputabilità, come si potrebbe punire un individuo che agisce in modo così determinato come sostiene la concezione funzionalista? Quando un qualsiasi personal computer riscontra un errore , la soluzione più utilizzata è quella di “resettare” l’intero sistema. Ma si può resettare l’uomo?Un uomo senza coscienza, quindi, non solo non sarebbe imputabile, ma non sarebbe neanche in grado di mettersi in relazione con nessuno, non avrebbe progetti, non avrebbe possibilità di scelta, avrebbe lo sguardo spento e fisso nel vuoto, non conoscerebbe né l’amore né l’odio. La sua vita sarebbe in tutto e per tutto paragonabile a quella di un computer.

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5 Capitolo primo Processi cognitivi, coscienza e libertà I. LE TEORIE DEI PROCESSI COGNITIVI 1. Il concetto di rappresentazione Dare una definizione univoca del concetto di rappresentazione risulta piuttosto problematico. Essa, ad un primo approccio, può indicare ciò su cui si esercita l’attività conoscitiva del soggetto e vale come determinazione che presenta una forma che ne consente l’identificazione. La rappresentazione appare come unità di materia e forma, come il sinolo aristotelico (“La materia prossima e la forma sono una unica e medesima realtà; l’una è la cosa in potenza e l’altra è la cosa in atto” 1 ). La rappresentazione vale come materia in quanto è l’oggetto che viene plasmato dall’attività di un soggetto; vale invece come forma perché si distingue dalle altre rappresentazioni, esibendo una sua identità. Pertanto è la relazione tra materia e forma che struttura la rappresentazione sia nel senso che vincola i vari elementi che la 1 Aristotele, Metafisica, VIII,6,1045 b. in N. Abbagnano, G. Fornero, Filosofi e filosofie nella storia, vol.I, Paravia, Torino 1994, p. 113.

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