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Caso Parmalat: motivi e ragioni della legge sul risparmio

Informazioni tesi

  Autore: Bruno Donatelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Rocco Corigliano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

“La repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Così enuncia l’ art. 47 della Costituzione Italiana. La carta costituzionale ha dato quindi una forte rilevanza alla necessità di vigilanza e promozione di uno tra i più importanti cardini dell’economia del paese. La normativa secondaria ha disposto nel corso dei decenni sempre più mature e articolate disposizioni per far fronte alla necessaria tutela del risparmio cercando di rispondere di volta in volta alla continua e repentina innovazione del settore.
Negli ultimi anni, sia a livello internazionale che nazionale, la cronaca finanziaria ci ha permesso di assistere ad una serie di eventi, non difficilmente definibili catastrofici, del settore. Worldcom, Enron negli Stati Uniti, Parmalat, Cirio, Giacomelli in Italia sono solo un esempio delle crisi societarie che hanno fatto tremare dalle fondamenta la finanza mondiale mettendo a nudo la facilità con la quale può essere elusa qualsiasi normativa e ingannata qualsiasi autorità ad essa preposta.
Il crack Parmalat presenta delle peculiarità che hanno permesso di definirlo “l’ undici Settembre” della finanza italiana. Il “buco” lasciato dalla multinazionale di Collecchio è stato valutato intorno ai 14 miliardi di euro, cifra esorbitante, ancor più se vista all’interno di un sistema paese come quello italiano. Migliaia di risparmiatori avevano dato fiducia a Callisto Tanzi e soci rimanendo travolti dal tracollo della società con conseguenze tangibili sulla credibilità del sistema finanziario italiano. È subito venuta alla luce la gravità dell’ evento e delle sue possibili conseguenze sulla fiducia dei risparmiatori e di conseguenza sull’economia del paese.
Quando ormai si era compreso appieno la truffa perpetrata per decenni da Parmalat e dai suoi amministratori, si è cercato di capire cosa non abbia funzionato, quali siano state le lacune, le “maglie larghe” nel sistema dei controlli che lo abbiano permesso.
Mentre l’ autorità giudiziaria si muoveva contro Tanzi e soci, Consob, Banca d’Italia, società di revisione contabile, collegi sindacali, società di rating, testate giornalistiche di settore sono state additate come potenziali responsabili per i rispettivi ambiti di azione. La politica, tra lunghi e accesi dibattiti, ha cercato di rispondere alla sfiducia dei risparmiatori lavorando su una nuova legge a tutela degli stessi, per ridare credibilità alla finanza italiana e non permettere che in futuro si ripetano situazioni analoghe.
Questa trattazione, forse pretenziosamente, vuole analizzare le debolezze del sistema dei controlli alla luce dei fatti di Collecchio. Più in dettaglio vuole mettere in evidenza la carenza del quadro normativo, dei poteri e delle risorse delle autorità preposte al controllo con attenzione particolare alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob).
Nel primo capitolo, dopo una breve analisi dell’ evoluzione del mercato finanziario italiano, sarà ripercorsa la storia della Parmalat dalla nascita alla strabiliante crescita che la ha portata ad essere la CocaCola del latte, dalle prime falsificazioni al tracollo finale.
Nel secondo capitolo vedremo la lunga serie di azioni che la Consob ha intrapreso, utilizzando i poteri ad essa attribuitigli, nei confronti della multinazionale, osservando attentamente i limiti istituzionali che essa ha incontrato nel rispondere alle esigenze di controllo a cui è stata preposta.
Nel terzo capitolo si prenderà in esame la Consob, dalla sua istituzione alla nascita del Testo Unico della Finanza (TUF), quadro normativo che le attribuisce compiti e poteri. Analizzeremo i sistemi dei controlli dei principali paesi esteri e le loro esperienze nel settore e i progetti di riforma che hanno interessato il nostro paese negli ultimi 5 anni.
Nell’ultimo capitolo sarà trattata la legge n. 262 di recente approvata dal parlamento. Saranno messi in evidenza gli articoli della riforma sul risparmio che modificano e rafforzano le competenze della Consob nel sistema di vigilanza per poi passare ad una rapida analisi del recepimento della normativa comunitaria 2003/6 e delle sue disposizioni sulla Commissione.
La trattazione si chiuderà con una breve conclusione.

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4 Introduzione “La repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Così enuncia l’ art. 47 della Costituzione Italiana. La carta costituzionale ha dato quindi una forte rilevanza alla necessità di vigilanza e promozione di uno tra i più importanti cardini dell’economia del paese. La normativa secondaria ha disposto nel corso dei decenni sempre più mature e articolate disposizioni per far fronte alla necessaria tutela del risparmio cercando di rispondere di volta in volta alla continua e repentina innovazione del settore. Negli ultimi anni, sia a livello internazionale che nazionale, la cronaca finanziaria ci ha permesso di assistere ad una serie di eventi, non difficilmente definibili catastrofici, del settore. Worldcom, Enron negli Stati Uniti, Parmalat, Cirio, Giacomelli in Italia sono solo un esempio delle crisi societarie che hanno fatto tremare dalle fondamenta la finanza mondiale mettendo a nudo la facilità con la quale può essere elusa qualsiasi normativa e ingannata qualsiasi autorità ad essa preposta. Il crack Parmalat presenta delle peculiarità che hanno permesso di definirlo “l’ undici Settembre” della finanza italiana. Il “buco” lasciato dalla multinazionale di Collecchio è stato valutato intorno ai 14 miliardi di euro, cifra esorbitante, ancor più se vista all’interno di un sistema paese come quello italiano. Migliaia di risparmiatori avevano dato fiducia a Callisto Tanzi e soci rimanendo travolti dal tracollo della società con conseguenze tangibili sulla credibilità del sistema finanziario italiano. È subito venuta

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