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L'opinione consultiva della Corte Internazionale di Giustizia sulle conseguenze giuridiche della costruzione di un muro nei Territori palestinesi occupati.

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Giacomuzzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandro Fodella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 273

Il presente lavoro analizza l’Opinione consultiva resa il 9 luglio 2004 dalla Corte Internazionale di Giustizia in merito alle conseguenze giuridiche derivanti dalla costruzione di un muro nei Territori palestinesi occupati. La tesi, dopo aver ricostruito i fatti rilevanti, esamina il contenuto giuridico del Parere, trattando sia le questioni attinenti l’esercizio della giurisdizione consultiva, sia le questioni di merito affrontate dalla Corte. L’elaborato preliminarmente analizza la sussistenza della giurisdizione e valuta la decisione della Corte di rendere il Parere, considerando le numerose obiezioni mosse nei confronti dell’opportunità di una pronuncia. Analizzate le tematiche di giurisdizione e di competenza, si esamina la parte sostanziale del Parere, coinvolgente principalmente questioni attinenti il diritto umanitario, l’applicazione delle norme internazionali a tutela dei diritti dell’uomo, la legittima difesa e il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Le tematiche di merito sono affrontate partendo dall’analisi dettagliata del Parere per poi analizzarne la rilevanza rispetto agli sviluppi del diritto internazionale ed in relazione alla situazione di occupazione bellica che interessa i Territori palestinesi.
La Corte analizza le conseguenze giuridiche derivanti dalla costruzione della barriera sotto diversi profili. In primo luogo rilevano le violazioni del diritto umanitario in materia proprietaria e concernenti la tematica degli insediamenti israeliani. Dopo aver chiarito gli obblighi incombenti su Israele in quanto Potenza occupante e aver stabilito che la situazione con cui Israele deve rapportarsi non configura un conflitto armato in senso tecnico, la Corte afferma il necessario rispetto anche nei Territori occupati degli strumenti in materia di diritti umani. Nonostante l’argomentare di Israele si fondi principalmente sulla legittima difesa, la Corte ritiene tale causa di giustificazione non rilevante dal momento che non sono soddisfatti i requisiti necessari per l’invocazione della stessa. Il Parere afferma, invece, l’incompatibilità della barriera con il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese sotto l’aspetto del procedimento necessario alla realizzazione di tale diritto.
La Corte stabilisce quindi che la barriera è illegittima sotto diversi aspetti e, in ragione delle violazioni riscontrate, riconosce degli obblighi di cessazione della situazione di illegittimità incombenti sia su Israele sia su gli Stati terzi.
Nel complesso, il Parere offre rilevanti statuizioni circa l’inquadramento giuridico della situazione nei Territori occupati. Esso rappresenta indubbiamente una pronuncia di notevole rilevanza, sia per il fatto di essere la prima occasione in cui la Corte si esprime su un tema inerente la questione israelo-palestinese, sia per le statuizioni di merito in esso contenute. La Corte, pur non stravolgendo la propria giurisprudenza, offre delle interessanti chiavi di lettura della situazione che interessa i Territori occupati, alla luce del diritto umanitario e della disciplina in materia di diritti umani. Con riferimento al diritto umanitario, si stabilisce l’illegittimità del trasferimento di coloni israeliani nei Territori occupati e degli ordini di requisizione dei terreni, necessari per la costruzione della barriera. Il Parere evidenzia inoltre le numerose violazioni degli strumenti a tutela dei diritti dell’uomo, principalmente i Patti delle Nazioni Unite e la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che Israele è tenuto a rispettare anche al di fuori dei propri confini, in particolare nei Territori occupati. Gli aspetti maggiormente innovativi sono riscontrabili nelle affermazioni riguardanti il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, in particolare per quanto concerne la violazione dello stesso dal punto di vista procedurale. La tematica della legittima difesa, invece, viene trattata dalla Corte in modo cauto e rispettoso del significato di tale causa di giustificazione. L’elemento comune alla maggior parte della pronuncia è la carenza di argomentazione a sostegno di affermazioni che, per tale ragione, non appaiono sempre persuasive. Indubbiamente questo dato influisce negativamente sull’autorevolezza dell’opinione, ma a tale proposito, è opportuno sottolineare che la stessa fu adottata quasi all’unanimità e, dato il carattere estremamente delicato della questione affrontata, tale aspetto riveste un’indubbia rilevanza.

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1 INTRODUZIONE Il vortice di violenza del conflitto arabo-israeliano interessa la zona medio- orientale da più di mezzo secolo e costituisce un forte fattore destabilizzante per l’intero sistema delle relazioni internazionali. La gestione della situazione, indirizzata al superamento delle divergenze e all’ottenimento di un accordo, fu assunta dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale e attraverso questi due canali furono conclusi numerosi accordi di pace. Il tavolo dei negoziati è però ancora aperto dal momento che nessuno strumento adottato fino ad ora sembra aver sortito effetti risolutori. Spesso si è lamentata una carenza di giuridicità all’interno del quadro delle iniziative intraprese per la risoluzione della “Questione palestinese”, essendo queste ultime in prevalenza costituite da trattative tra israeliani e palestinesi attuate con la mediazione di uno o più Stati terzi, ove i rapporti di forza e le dinamiche della politica prevalgono, lasciando i principi della legalità giuridica nella penombra. Indubbiamente questa mancanza era incontrovertibile, almeno fino al 9 luglio 2004, quando per la prima volta la Corte Internazionale di Giustizia si pronunciò sul tema. La pronuncia della Corte di Giustizia, nella forma di un’opinione consultiva, concerne le conseguenze giuridiche derivanti dalla costruzione di un muro da parte di Israele, nei Territori palestinesi occupati e sicuramente rappresenta un elemento che, almeno in parte, può colmare il vuoto giuridico nella conduzione dei negoziati di pace. In particolare, per gli innumerevoli e rilevanti aspetti di diritto internazionale affrontati dalla Corte nell’opinione e per l’ampio accordo manifestato dai giudici, tra cui solo uno manifestò il suo dissenso, questo parere è sicuramente destinato ad essere annoverato tra i leading cases della giurisprudenza internazionale. Nel seguente lavoro si esamineranno gli elementi giuridici emersi dal Parere, premettendo una breve analisi dei fatti attinenti la costruzione della barriera e la richiesta del parere effettuata dall’Assemblea Generale. Chiarite le caratteristiche fisiche della barriera ed il percorso che portò la richiesta di parere di fronte alla Corte, si passerà ad analizzare una serie di questioni procedurali concernenti il ruolo dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza nei loro rapporti con la Corte di Giustizia e la sussistenza o meno di ragioni che possano portare

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