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La flessibilità del mercato del lavoro. L'utilizzo del lavoro somministrato da parte delle imprese.

Da alcuni anni si dibatte sulla necessità di un mercato del lavoro in grado di assicurare al meglio la “buona occupazione”, intesa in questa sede non tanto come occupazione di qualità ma piuttosto come occupazione quantitativamente soddisfacente per l’offerta di lavoro presente sul mercato. Il lavoro, nella sua prima parte, cercherà di rispondere, più o meno esaurientemente a domande che ruotano intorno alla definizione di “lavoro flessibile” predetta, del tipo: il mercato del lavoro in Italia è flessibile o no? Quali sono i parametri di riferimento per definire un mercato flessibile? Come possiamo definire la flessibilità del lavoro in Italia comparandola con quella di altri paesi industrializzati? Cosa si è fatto ultimamente per rendere ancora più flessibile il nostro mercato del lavoro? Quali sono stati i primi risultati della ricercata transazione verso un mercato del lavoro finalmente flessibile? Successivamente verrà analizzato il rapporto che intercorre tra flessibilità e performance macroeconomiche, formazione del lavoratore e rigidità salariali. Infine verrà approfondito il contratto di lavoro somministrato (ex interinale) e l'utilizzo dello stesso da parte delle imprese, in un'ottica quantitativa e qualitativa.

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61 1.4 La flessibilità in Europa: il cammino comunitario Per analizzare il mutamento prima teorico e poi legislativo che ha spinto i maggiori paesi europei a modificare il proprio assetto istituzionale del mercato del lavoro bisogna precisare un aspetto fondamentale; l’impulso deregolamentativo caratterizzante soprattutto l’ultimo decennio del secolo scorso deriva principalmente dal superamento del precedente modello produttivo fordista-taylorista, espresso dalla frammentazione del classico lavoro parasubordinato a tempo pieno e indeterminato nelle molteplici forme contrattuali sviluppatesi nei vari paesi nei momenti cruciali e difficoltosi che hanno caratterizzato la fine del ventesimo secolo. E’ chiaro che trovandosi di fronte a mutate condizioni ed esigenze del mercato del lavoro ed a nuove tipologie di lavoratori/lavori, i governi europei abbiano sentito il bisogno nonché la necessità di mutare gli strumenti di regolamentazione a disposizione (non prima di aver mutato le proprie credenze radicatesi in tanti anni di modelli produttivi affermati 41 ). L’obiettivo primario delle forze governative europee diventa quindi quello di contrastare i più importanti fattori di debolezza del mercato del lavoro europeo che con diversa intensità coinvolgono tutto il mercato della Comunità Europea: la disoccupazione giovanile, quella di lunga durata, il modesto tasso 41 Il modello fordista-taylorista appunto.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Valerio Franco Contatta »

Composta da 251 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7369 click dal 15/05/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.