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Sicurezza e degrado: reazione sociale e comitati di cittadini nella Bologna metropolitana

A partire dalla prima metà degli anni Novanta in molte città italiane si è avviato un processo di trasformazione del tessuto sociale. Questo cambiamento è dovuto a vari fattori, tra i quali la crescente immigrazione. Alcune realtà urbane hanno notevolmente modificato la loro fisionomia, passando, in alcuni casi, da una dimensione tipicamente "provinciale" a una più metropolitana. E' il caso di Bologna, che da anni ha avviato un processo di metropolizzazione che ha caratterizzato in prevalenza il centro storico della città. Tra i problemi che le Amministrazioni comunali sono chiamate ad affrontare spiccano i disagi dovuti al degrado, alla sicurezza e all'inquinamento. Sono queste le tematiche principalmente affrontate dai comitati di cittadini, organizzazioni nate, secondo alcuni autori, dalla crisi di rappresentanza delle sezioni locali dei partiti politici e dalla volontà di farsi carico -to care- dei problemi della città. La loro origine è stata ricondotta a quei movimenti sociali sorti intorno agli anni '60-'70. I comitati bolognesi si sono fatti promotori di numerose proteste, tra le quali maggiore importanza ha avuto -anche per il successo ottenuto- la protesta dei comitati antismog. Lo scontento dei residenti è legato anche alla presenza di migliaia di studenti e al crescente numero di immigrati, molti dei quali irregolari. I cittadini bolognesi sono gli spettatori privilegiati di un cambiamento per alcuni aspetti non condiviso che sta avviando Bologna verso una dimensione sempre più metropolitana, con l'abbandono di quella visione di città a misura d'uomo che appartiene a un recente passato al quale, probabilmente, non si potrà fare ritorno.

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4 INTRODUZIONE Durante gli anni Novanta in Italia si verifica un interesse crescente nei confronti della sicurezza urbana. Le ragioni del ritardo rispetto ad altri paesi europei e non, come ad esempio Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, sono dovute a vari fattori. Per molti anni in Italia l’attenzione maggiore dell’opinione pubblica e dello Stato è stata rivolta verso la macro-criminalità: in primis criminalità mafiosa e criminalità legata al terrorismo politico, ciò comportando una minore attenzione verso la micro-criminalità, specie di natura predatoria. I sentimenti di insicurezza e la richiesta alle istituzioni di una maggiore lotta al crimine si manifesteranno, come detto, a partire dagli anni Novanta, quando un aumento della criminalità (soprattutto di strada), il deteriorarsi della partecipazione politica e l’indignazione per le vicende di Tangentopoli, sposteranno l’attenzione della collettività verso la necessità di una maggiore attenzione ai problemi relativi alla sicurezza interna. In quegli anni anche i sociologi cominciano a mostrare interesse verso quella che è stata definita la “questione criminalità”. Vengono così effettuate le prime ricerche statistiche relative alla percezione di insicurezza da parte della popolazione e incrementate quelle relative ai tassi di criminalità. I dati cui si è pervenuti testimoniano una sempre maggiore preoccupazione da parte dell’opinione pubblica verso la micro- criminalità e al tempo stesso, sono indicatori di quei fenomeni migratori che hanno caratterizzato gli ultimi anni Ottanta fino agli inizi del nuovo Millennio e che sono visti da vasti strati della società come problematici in quanto portatori di devianza e disordini. La conseguenza è una sempre maggiore percezione di insicurezza da parte della comunità, la quale chiede con sempre maggiore insistenza alle Istituzioni di farsi carico del problema. Ma lo Stato si trova di fronte a delle difficoltà: il problema è nuovo e di conseguenza non si è ancora preparati ad affrontarlo. Neanche le vecchie agenzie, costituite principalmente sul diritto

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppe Ligato Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1587 click dal 28/04/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.