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Gli atti di investigazione diretta del difensore

Informazioni tesi

  Autore: Franco Ferretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberto Camon
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

Gli atti di investigazione diretta del difensore, ovvero le attività di indagine che il difensore può espletare ai sensi della egge n. 397/2000 e che non abbiano contenuto dichiarativo.
Nel presente lavoro si è infatti preferito tralasciare quegli atti di indagine - quali il colloquio, la ricezione di dichiarazioni e la assunzione di informazioni - sui quali maggiormente è caduto l'interesse della dottrina e riguardo ai quali è piuttosto rilevante la produzione letteraria, per concentrarsi sulle attività - non meno importanti ma sinora un po' "snobbate"- connesse all'accesso ai luoghi da parte del difensore (publici e privati, con particolare attenzione alle attività che possono essere espletate in occasione dell'accesso e alla figura degli accertamenti tecnici irripetibili, artt. 391-sexies, septies e decies c.p.p.) e alla richiesta di documenti alla Pubblica Amministrazione (art. 391-quater c.p.p., in rapporto alla recente riforma della disciplina generale dell'accesso ai documenti amministrativi di cui alla legge 241/1990 operata dalle leggi 15 e 80 del 2005), entrambe affrontate anche con riferimento alla c.d. investigazione preventiva di cui all'art. 391-nonies.
La trattazione di queste due figure, che costituisce il cuore della tesi (occupa circa un centinaio di pagine) ed è accompagnata da una disamina delle decisioni rese al riguardo dalla giurisprudenza nel primo quinquennio di vita della legge, è preceduta da un capitolo introduttivo in cui ci si occupa dei poteri partecipativi che la l. 397/2000 ha attribuito alla difesa nei confronti dell'indagine pubblica, vale a dire il diritto di esaminare le cose sequestrate (art. 366 c.p.p.) e le nuove ipotesi di consulenza tecnica extraperitale (art. 233 c.p.p.).

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CAPITOLO I I "POTERI PARTECIPATIVI" 1. - Considerazioni preliminari. È stato da più parti1 osservato come la l. 7 dicembre 2000, n. 397 si occupi di dare attuazione al dettato costituzionale degli articoli 24 e in particolare 111 Cost. («la legge assicura che la persona accusata di un reato [...] disponga del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa») intervenendo in due direzioni: da un lato assicurando alle parti il diritto di compiere in autonomia quegli atti di indagine che ritengono opportuni in vista delle rispettive strategie processuali, dall'altro consentendo di visionare anche quel materiale cui sia giunta, per prima, una controparte2. Questo secondo aspetto si concretizza nelle disposizioni di cui agli art. 5 e 10 della suddetta 1 Cfr. ad es. F. FOCARDI, Più garantito il "diritto di accesso" agli atti di indagine, in Processo penale: il nuovo ruolo del difensore, a cura di L. Filippi, Padova, CEDAM, 2001, 148. Nello stesso senso B. GALGANI, Commento all'art. 10 della l. 397/2000, in La difesa penale, a cura di M. Chiavario ed E. Marzaduri, Torino, UTET, 2003, 98. 2 Per G. RUGGIERO, Compendio delle investigazioni difensive, Milano, Giuffrè, 2003, 386, occorre segnalare che «la innovazione codicistica, più che considerarsi ispirata al nuovo assetto costituzionale della materia, è da intendersi piuttosto come convergente, in linea obbiettiva, con quest'ultima primaria fonte normativa, atteso l'ordine cronologico dei due interventi». 1

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