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Il gossip "al femminile" come diretta conseguenza del sessismo ambivalente

A discapito dell'assenza di ricerche empiriche e dell'etimologia del termine (god-sib significa madrina) non vi sono differenze di atteggiamenti verso il gossip tra i sessi. Tuttavia, tutt'oggi, la donna è additata come più incline al pettegolezzo e questo ci sembra il frutto di un pregiudizio radicato nella società. In particolare ci riferiamo al sessismo ambivalente che si basa sulla suddivisione dei ruoli: all'uomo spetta il potere politico ed economico, mentre la donna manterebbe un suo potere nell'ambito delle relazioni interpersonali; tale situazione genera un paradosso: l'uomo che vede la dipendenza della donna nella sfera politica, si trova nella condizione di dover dipendere da lei per la felicità nella sfera privata. Naturalmente tale situazione comporta un aumento dell'antipatia e del pregiudizio sessista verso le donne e la considerazione di quest'ultime come le più pettegole ( considerato con connotazioni dispreggiative); dal canto loro le donne si addossano tale stereotipo inculcato nella società per mantenerne il vantaggio nell'ambito sociale e non cambiare lo status quo. Nella ricerca abbiamo riscontrato una differenza dell'attitudine al gossip tra i sessi ma il relazione ad altri costrutti : il sessismo ambivalente, la desiderabilità sociale, il paragone sociale

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3 INTRODUZIONE Pettegolezzi e dicerie sono vecchi come il mondo. Dai tempi dell'antica Grecia ai giorni nostri niente e nessuno si salva dalle chiacchiere, benevole o malevole che siano. Sergio Benvenuto, psicologo presso il Cnr di Roma e autore di un saggio intitolato, appunto, “Dicerie e pettegolezzi” sostiene che "sono espressione di paure e desideri inconsci e più che da intenzioni malevole, spesso i pettegoli sono spinti dal desiderio di sentirsi e mostrarsi vicini alla persona oggetto della curiosità. Il motore delle chiacchiere, infatti, è un desiderio non riconosciuto come tale o non ammesso con se stessi e la maggior parte dei racconti serve per attribuire ad altri opinioni e sentimenti che non abbiamo il coraggio di dichiarare apertamente, perché per diversi motivi li consideriamo censurabili. Tuttavia la caratteristica primaria della nostra epoca è che le informazioni si propagano sempre più velocemente, creando in breve tempo dal nulla vere e proprie leggende. A tal proposito, negli anni Quaranta, due psicologi americani, G. W. Allport e L. J. Postman, hanno notato come il meccanismo che genera le dicerie sia del tutto simile a quello della memoria. "Il passaggio di un'informazione iniziale da una persona all'altra", conferma Sergio Benvenuto, "equivale al processo della memoria. La diceria, infatti, è la deformazione di una notizia causata dal passaggio di bocca in bocca. Proprio come un ricordo è il risultato di percezione originaria che, nel

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Rosanna Monetti Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1550 click dal 01/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.