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Giancarlo Zagni - un uomo di Spettacolo

Giancarlo Zagni è un personaggio poliedrico, vissuto sempre tra cinema, teatro, televisione e letteratura, facendo esperienza, nel corso della sua interessante vita, in tutti i campi dell’arte di fare spettacolo. Una personalità, quella di Zagni, venuta dal teatro, quando a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 è costretto dalla prematura scomparsa del padre ad abbandonare gli studi per iniziare a guadagnarsi da vivere, proprio adattandosi ad ogni mansione dietro le quinte. Nella nativa Bologna trova lavoro nel teatro “La soffitta”, di cui presto diviene direttore. E’ proprio tramite il teatro che entra in contatto con il suo maestro: Luchino Visconti.

Con lui, inizia a fare l’assistente al teatro, ma quando il maestro decide di realizzare il film “Senso” lo vuole come suo assistente anche al cinema.
“Senso” segna il suo ingresso nel cinema, ma anche l’irripetibile incontro con una grande attrice come Alida Valli, che dì lì a poco diviene la compagna di Zagni, con la quale divide ben due viaggi in America. La lavorazione di “Senso”, è molto formativa: 28 settimane di riprese, 12 di montaggio e sonorizzazione. Dopo oltre un anno dalla sera che Zagni aveva battuto a macchina il soggetto del film, la presentazione alla Lux, dopo nel montaggio che durava oltre tre ore. Alla fine della proiezione, Guido Gatti, direttore generale della Lux, alzandosi e uscendo dalla sala dice che bisogna tagliare tre quarti d’ora di pellicola. Zagni impara anche che nel cinema è il denaro che conta ed i produttori che comandano.

Successivamente Zagni sul set de “Il grido” di Michelangelo Antonioni incontra lo sceneggiatore e scrittore Elio Bartolini, autore del romanzo “La bellezza d’Ippolita”, che quattr’anni dopo Zagni avrebbe sceneggiato per farne il suo primo lungometraggio. In questo periodo matura la rottura con il maestro Visconti, che gli giurerà guerra per tutta la vita, di conseguenza iniziano anche una serie interminabile di episodi sfortunati che porteranno Zagni ad uscire dal mondo del cinema. Dopo “Senso” il primo viaggio in America, dove frequenta l’Actor’s Studio di New York, ammesso da Lee Strasberg. Lì scopre una palestra, di grandi artisti, che si confrontano cimentandosi nei più svariati ruoli. Tornato in Italia Zagni lavora in TV, ma poi fa il suo esordio sul grande schermo nel 1962 con “La Bellezza d’Ippolita”, protagonista Gina Lollobrigida. Il film pur rappresentando l’Italia al festival di Berlino di quell’anno, non va bene, soprattutto dal punto di vista della critica, che solo diversi anni dopo lo rivaluta. Zagni, favorito nel suo esordio da Alfredo Bini non è quindi riuscito a spiccare il volo, così trova ancora rifugio in America, ma stavolta in Messico. In sud america Zagni completa la sua formazione professionale e spirituale, fonda l’Università del Cinema, e per quest’Ente gira un mediometraggio per la TV, “A la salida”, da un’opera di Pirandello, con Alida Valli, in concorso a Cannes. Tornato in Italia gli viene proposta la partecipazione, come regista italiano, al film ad episodi “Umorismo in nero”, una coproduzione con Francia e Spagna. L’episodio di Zagni “La cornacchia” è riconosciuto di gran lunga come il migliore dei tre, che sono rispettivamente di Autan-Larà e di Forquet. Tuttavia lo scarso successo riscosso dal film porta ancora “il buio” nella vita di Zagni, che dopo una serie di progetti abortiti per svariati motivi, viene chiamato dall’Istituto Luce a salvare un film, “Testadirapa”, scritto e preparato da Tozzi che poi però, in seguito a delle liti con la produzione, ha abbandonato tutto. E’ il primo film fatto con la Legge Corona che ha rivoluzionato il mondo del cinema nel 1965, non può fallire. Così ne nasce un buon film per ragazzi, che vince anche il Leone San Marco al Festival di Venezia, Zagni sembra risalire la china, ma di fronte al fallimento del suo grande progetto successivo di portare sullo schermo il “Machbeth”, ricade nuovamente nel baratro. Dopo una coregia con Marquand in “Candy ed il suo pazzo mondo” del 1966, decide di abbandonare il cinema.

Non lo abbandona completamente, ma inizia a girare numeri unici di cinegiornali e spot industriali per la Corona cinematografica, fino a divenire poi produttore e distributore lui stesso, come dirigente dell’ITALNOLEGGIO. Inizia una nuova vita per Zagni, che si sposa e decide di stabilirsi definitivamente a Roma, dove collabora a spettacoli teatrali in piazza e con associazioni come l’UNICEF, per la quale nel 1980 organizza e produce “Ten to Survive”, un film a disegni animati sulla carta dei diritti del minore, che viene premiato con l’Oscar. E’ il momento più alto di tutta la sua carriera, che in questi ultimi anni, magari avrà avuto dimensioni più modeste, ma è stata anche più ricca di soddisfazioni e riconoscimenti pubblici.


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1 GIANCARLO ZAGNI UN REGISTA ECLETTICO E SRADICATO PROPOSTA Giancarlo Zagni, un personaggio poliedrico, vissuto sempre tra cinema, teatro, letteratura e televisione, facendo esperienze, nel corso della sua interessante vita, in tutti i campi dell’arte di fare spettacolo. Tutte le tappe di un’intensa carriera d’autodidatta: la sua formazione artistica (in Italia e all’estero) basata sul lavoro in diverse mansioni, dalla manualità alla dirigenza, fino ai suoi film, alle sue regie teatrali, televisive e al suo impegno nell’organizzazione di grandi eventi internazionali. Il suo rapporto col cinema degli anni ’60 con il teatro e la televisione, i personaggi incontrati in Italia e all’estero, i riconoscimenti ricevuti, sono testimonianze che permettono di esplorare 40 anni d’attività nell’evoluzione dello spettacolo, dal palcoscenico al set cinematografico, passando per gli studi televisivi, le università, fino ad Internet. Questo percorso dentro e fuori la cultura dello spettacolo intende mettere in risalto le connessioni, a volte sottovalutate, tra economia e spettacolo, cultura e comunicazione, imprenditoria privata e pubblica per offrire un panorama completo sulla problematica del fare spettacolo oggi. Seguendo il filo conduttore di un’intervista diretta a Zagni, intendo presentare insieme ai suoi commenti, un’insolita storia sul suo modo di fare cinema tra il ’60 ed il ‘70 da autodidatta, confrontandola con l’odierna formazione accademica, di cui sono un rappresentante. Naturalmente oltre al Zagni regista di cinema, esplorerò, sempre insieme a lui anche tutte le altre forme artistiche in cui ha operato, arrivando agli anni successivi, quando passa “dietro la scrivania” della produzione cinematografica, teatrale e televisiva. Quest’avvincente storia si concluderà nel futuro con le nuove prospettive di comunicazione e di spettacolo del mondo contemporaneo, alle quali Zagni sta lavorando oggi.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniele Goretti Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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