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Eutanasia e testamento biologico

Premessa

La razionalità umana si scontra da sempre con il mistero della morte e si accosta con sofferenza all’idea di dover subire passivamente l’evento conclusivo della vita, irrimediabilmente ed inequivocabilmente sottratto alla volontà personale.
L’idea di poter gestire, sia pure parzialmente, il momento della morte, seppur tranquillizzante perché contribuisce ad esorcizzare la paura di una fine ineluttabile, pone l’uomo di fronte ad innumerevoli ed angosciosi interrogativi ai quali è doveroso dare una risposta certa, quantomeno da un punto di vista meramente giuridico.
Tale risposta è tanto più sollecitata nella sua urgenza dalla sempre crescente entità della problematica eutanasia che si profila inscindibilmente legata ai progressi compiuti dalla tecnologia medica, da cui derivano numerosi interrogativi etici di difficile risoluzione che riverberano nel diritto con tutte le loro incertezze.
L’interesse rispetto al fenomeno non è soltanto del giurista, chiamato il più delle volte a definire i margini di liceità o di illiceità del momento patologico della vicenda, ma coinvolge la sua assorbente dimensione pregiuridica, espressione dell’importanza del bene di cui si parla, ossia la vita dell’uomo, quando si è ormai avviata verso l’epilogo.
Il tema dell’eutanasia, dunque, divide le coscienze, mettendo alla prova la capacità di prendere posizioni nette in proposito e scuotendo la professata laicità dello Stato .
La forma dell’eutanasia che anima il dibattito etico -giuridico, è da ricondursi alla eutanasia c.d. individualistica, che consiste nel dare la morte a chi è affetto da sofferenze terribili a causa di una malattia irreversibile.
A lasciare questo mondo è, quindi, un singolo individuo e la drammatica scelta si consuma interamente sulla considerazione della persona umana, della sua libertà e della sua dignità.
Il movente di pietà è posto al centro della fattispecie, in quanto chi provoca la morte altrui lo fa perché mosso dall’intento di sottrarre il malato al prolungarsi di una condizione atroce, insopportabile ed irrimediabile, sicché il dare la morte vuol dire soltanto anticiparla di poco e renderla, appunto, indolore.

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-Eutanasia e Testamento Biologico- 1 Premessa La razionalità umana si scontra da sempre con il mistero della morte e si accosta con sofferenza all’idea di dover subire passivamente l’evento conclusivo della vita, irrimediabilmente ed inequivocabilmente sottratto alla volontà personale. L’idea di poter gestire, sia pure parzialmente, il momento della morte, seppur tranquillizzante perché contribuisce ad esorcizzare la paura di una fine ineluttabile, pone l’uomo di fronte ad innumerevoli ed angosciosi interrogativi ai quali è doveroso dare una risposta certa, quantomeno da un punto di vista meramente giuridico. Tale risposta è tanto più sollecitata nella sua urgenza dalla sempre crescente entità della problematica eutanasia che si profila inscindibilmente legata ai progressi compiuti dalla tecnologia medica, da cui derivano numerosi interrogativi etici di difficile risoluzione che riverberano nel diritto con tutte le loro incertezze. L’interesse rispetto al fenomeno non è soltanto del giurista, chiamato il più delle volte a definire i margini di liceità o di illiceità del momento patologico della vicenda, ma coinvolge la sua assorbente dimensione pregiuridica, espressione

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Claudia Avenia Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 16613 click dal 06/06/2006.

 

Consultata integralmente 41 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.