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Da una esperienza alla storia: educare nel carcere minorile ''Pietro Siciliani'' di Bologna

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Ballotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze della Formazione - Educatore Professionale
  Relatore: Laura Cavana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 236

Nel primo capitolo ho cercato di riportare la legislazione penale minorile che ha caratterizzato i carceri nella storia: nello specifico dal 1859, citando il “Progetto Ferri” del 1921, il Codice Zanardelli (entrato in vigore nel 1889) e il Codice Rocco (del 1929), fino all’istituzione dei Tribunali per minorenni del 1934; cercando anche di capire quale significato avesse la concezione di “minore” in quegli anni.
Successivamente, nel secondo capitolo, sono elencate e spiegate le varie istituzioni esistite per il recupero di minori devianti, e quali figure e regolamenti educativi e quotidiani li caratterizzassero: è così che si viene a conoscenza delle differenze tra Casa di correzione, Istituti di rieducazione, Istituti di osservazione, Focolari di semilibertà, Prigioni-scuola e Riformatori giudiziari.
In questo capitolo ho cercato anche di analizzare anche quale fosse la situazione in quegli anni a Bologna, citando così gli scritti del Dottor Veratti e la “Società per la protezione dei fanciulli abbandonati e maltrattati”, fondata a Bologna nel 1889 di cui egli fece parte.
Nel terzo capitolo ho poi preso in analisi le fonti reperite presso il carcere minorile “Pietro Siciliani” di Bologna, riguardanti le cartelle personali dei minori “ricoverati” a Bologna dal 1917 al 1941.
Dalla lettura del poco materiale è stato così possibile farsi un’idea delle motivazioni e dei reati commessi dai minori entrati in Istituto, in quali condizioni economiche si trovavano e da quale ambiente famigliare provenivano.
Nel capitolo quarto ho ripreso la trattazione sulla legislazione penale minorile, interrotta al primo capitolo, riportando cioè i decreti entrati in vigore dopo l’istituzione dei tribunali per i minorenni a quelli vigenti ai giorni nostri: dalla legge n. 888 del 1956 al D.P.R. 448 del 1988; segnalando inoltre, seppur brevemente, l’affermazione internazionale dei diritti del minore.
Successivamente, nel quinto capitolo, ho riportato la mia esperienza all’interno del CPA del carcere minorile di Bologna, descrivendo l’attività svolta, le teorie educative utilizzate e le notizie riguardanti le statistiche sulla nazionalità, età, ambiente famigliare e reati commessi dai minori arrestati.
Nello stesso capitolo riporto una breve descrizione delle attività e dell’educazione svolte all’interno dell’IPM(istituto penale minorile – notizie tratte da conversazioni con gli educatori del CPA e dell’IPM).
Nel sesto capitolo ho poi considerato il ruolo dell’educatore che lavora all’interno di ambienti protetti con minori “difficili”, dell’atteggiamento che dovrebbe tenere nei confronti del minore al fine di instaurare un rapporto di fiducia e di intraprendere il percorso educativo con volontà e positività da parte del ragazzo.



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5 INTRODUZIONE Ho scelto di svolgere la tesi sul tema del carcere dopo aver frequentato il corso di pedagogia della marginalità e della devianza minorile, tenuto dalla professoressa Laura Cavana, la quale ha seguito le orme del professor Bertolini, titolare della cattedra fino all’anno prima. Ho sempre nutrito una certa curiosità riguardo al tema devianza ed in particolare sul luogo carcere e tutto ciò che lo circonda. Perciò dopo aver frequentato il corso, durante il quale ho appreso le teorie e le pratiche educative che caratterizzano il sapere e il comportamento dell’educatore in carcere, ho sentito il bisogno di “toccare con mano”, cioè di fare esperienza diretta sul campo del carcere, ed è per questo che ho chiesto di poter svolgere il tirocinio presso il Centro per la Giustizia Minorile per l’Emilia Romagana e Marche di Bologna: la mia richiesta è stata accolta ed ho iniziato il mio percorso sul campo presso il centro di prima accoglienza (CPA) del carcere minorile “Pietro Siciliani” di via del Pratello n.34. Nel momento in cui ho chiesto di poter svolgere la mia tesi su questo argomento, parlando anche con la professoressa Mirella D’Ascenzo, insegnante del corso di storia dell’educazione, si è deciso che il mio elaborato avrebbe preso in visione la storia dei carceri minorili, a partire dall’analisi delle poche fonti rimaste presso l’istituto di Bologna, e delle leggi che li hanno regolamentati fino ai giorni nostri, per poi parlare delle caratteristiche del carcere di oggi e dei centri di prima accoglienza, analizzando le leggi vigenti e riportando la mia esperienza di tirocinio: con il risultato di un elaborato di tipo interdisciplinare. Perciò nel primo capitolo ho cercato di riportare la legislazione penale minorile che ha caratterizzato i carceri nella storia: nello specifico dal 1859, citando il “Progetto Ferri” del 1921, il Codice

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adolescenza
case di rieducazione
codice penale
detenzione minorile
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disagio
educare al bello
istituti per minori
istruzione
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