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Il sistema di voting negli organismi economici interazionali

Nei capitoli I e II ho descritto qual è stata, negli anni, l’evoluzione verso una maggiore complessità e sistematicità dell’ordine economico internazionale (Primo Capitolo) e la struttura organizzativa dei principali organismi economici internazionali sorti a partire dalla seconda guerra mondiale (Secondo Capitolo). Ora mi appresto ad indagare più approfonditamente i problemi connessi al funzionamento, alla distribuzione del potere, all’efficacia negli interventi degli organismi economici internazionali la cui imparzialità e democraticità dovrebbero, almeno in teoria, essere garantite. Le critiche maggiori riguardano l’iniquità nella distribuzione del potere dei singoli Stati all’interno degli organismi economici internazionali. Tale disparità viene perpetuata attraverso il meccanismo di voto che consente agli Stati economicamente più forti di influenzare le decisioni e gli interventi delle diverse istituzioni nelle varie economie imponendo, in questo modo, gli interessi nazionali a livello internazionale. In conseguenza di ciò, l’efficacia di tali organismi viene danneggiata e il loro funzionamento risulta sottoposto alla più totale discrezionalità.
Il sistema di voto dei diversi organismi economici internazionali è già stato descritto nel Secondo Capitolo, ma, al fine della trattazione, è necessario ricordare che il WTO e le NU possiedono un sistema di voto basato sul principio “one country-one vote”. Va poi rammentato che, nel WTO, le decisioni vengono prese per lo più per consensus e che, qualora si proceda al voto, sono contemplate maggioranze diverse a seconda del tipo di decisione da prendere. Il FMI e la BM, invece, possiedono un sistema di voto ponderato in base all’importanza economica di ogni singolo paese membro e il numero dei voti dipende dall’ammontare di quote azionarie possedute da ogni Stato all’interno dell’istituzione. Sono anche qui previste maggioranze di diversa entità in base alla decisione da adottare. Dall’analisi compiuta emerge come il sistema di voting, all’interno dei principali organismi economici internazionali, sia in realtà un mezzo attraverso cui gli Stati economicamente più influenti perseguono, a livello mondiale, i propri obiettivi nazionali. In conseguenza di ciò, la distribuzione del potere all’interno delle istituzioni analizzate risulta iniqua e sbilanciata (l’esempio maggiormente palese a tal proposito è l’allocazione del voting-power all’interno del FMI e della BM); il funzionamento di tali organizzazioni risulta appesantito e non democratico (si pensi all’eccessivo immobilismo all’interno del Sistema di Risoluzione delle Controversie nel WTO, agli accordi commerciali del WTO che finiscono, inevitabilmente, per tutelare le ragioni economiche dei PS); l’efficacia degli interventi di tali organismi viene danneggiata (si ricordi l’eccessiva dipendenza degli interventi da variabili politiche piuttosto che economiche, o ancora la discrezionalità nell’imposizione di “condizionalità”).


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4 Capitolo I L’ordine economico internazionale 1.1 Introduzione E’ opinione ormai condivisa da tutti gli economisti la necessità di una pur minima regolamentazione delle attività economiche. Il mercato, lasciato a se stesso, come auspicava Smith, non tende naturalmente all’equilibrio e all’efficienza, anzi, fa emergere alcune contraddizioni che devono essere superate per garantirne il corretto funzionamento. Se il modello neoclassico (caratterizzato da informazione perfetta, competizio- ne perfetta e mercati dei capitali perfettamente funzionanti) prevede che la rimozione di ostacoli nel mercato dei capitali abbia effetti positivi su crescita e stabilità dei consumi, nella realtà, si riscontra che i mercati dei capitali sono imperfetti, sono caratterizzati da asimmetrie informative e da irrazionalità che talvolta portano a razionamento del credito e crisi. Il ruolo delle istituzioni, dei regimi e delle organizzazioni internazionali che governano il mercato e le attività economiche in generale, costituisce l’oggetto di studio dell’economia politica internazionale. Se da un lato, i regimi possono influire signifi- cativamente sulla distribuzione dei guadagni provenienti dalle attività economiche e sull’autonomia dei singoli Stati, così, in un rapporto di reciprocità, gli Stati, specialmente i più potenti, possono influenzare il funzionamento delle istituzioni che rischiano, in questo modo, di perdere la propria neutralità. Da ciò si può immediatamente dedurre lo stretto legame che intercorre tra attività economica e attività politica, ritenute due sfere inscin- dibili e influenzabili reciprocamente.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesca Cioni Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 686 click dal 13/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.