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I profili socio-economici e demografici delle nuove pratiche di mobilità tra Otto e Novecento: l'emigrazione dalla ''piana'' di Milazzo (Messina).

Nel caso specifico della Sicilia, l’immaginario collettivo rappresenta l’emigrazione come fallimento di uno stile di vita, di una società retrograda ed incapace di scegliere il proprio destino. La storiografia più coeva non riuscì a cogliere tutti quei cambiamenti che, invece, una “rivoluzione silenziosa” stava apportando nella società.
Diversamente, studi più recenti hanno colto proprio nell’emigrazione un “embrione”, che nel lungo periodo avrebbe generato una società dinamica e attiva sotto l’aspetto dell’agricoltura, dell’industria e dell’commercio, ma anche sotto l’aspetto amministrativo. Un’analisi ancora più attenta, effettuata per microaree, ci permette di affrontare lo studio dell’emigrazione da un’altra angolazione, riuscendo così, definitivamente, a scrollarci di dosso quel paradigma in cui le aree meno sviluppate (come il latifondo siciliano) rappresentavano il maggiore serbatoio di manodopera (lavoratore a giornata, avventizi) per l’estero.
Questa ricerca effettuata sulla città di Milazzo e sul suo Comprensorio economico (non quello amministrativo), rappresenta una realtà verosimilmente identica a quella di altre aree della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. Essa potrebbe, infatti, essere propedeutica ad aree più estese dell’isola. Milazzo e la sua “piana” che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento è in piena fase di sviluppo economico, pur tuttavia, negli stessi anni, la città è in presenza di un flusso in uscita consistente, mentre la popolazione continua ad aumentare. Come può spiegarsi un fenomeno migratorio così intenso e persistente in un’area - se pur ridotta - in cui lo sviluppo economico rappresenta identiche caratteristiche di Messina? Certamente ciò non può spiegarsi con la generica teoria del latifondo che genera povertà endemica e la povertà a sua volta genera emigrazione. Certamente no, quindi, e, a mio avviso, le ragioni vanno ricercate altrove. Una rivisitazione del fenomeno migratorio, in tutte le sue sfaccettature (analisi della popolazione attraverso i censimenti, incrocio dei dati sull’emigrazione con la popolazione presente per comune, banche dati; analisi delle professioni e delle destinazioni, distribuzione per sesso e stato civile, istruzione, fasce d’età, ecc.) soprattutto dalle aree più ricche, ci permetterebbe di comprendere una realtà ben diversa da quella descritta fino a qualche decennio fa dalla storiografia tradizionale sull’emigrazione.

Una parte significativa della documentazione e delle fonti alla base di questa ricerca è costituita dai dati sull’emigrazione italiana tra gli anni 1880-1915 che si trovano depositati presso la biblioteca dell’Istituto centrale di statistica di Roma (ISTAT). Questi dati, editi in pubblicazioni ufficiali, sono suddivisi per comune e per anno. Notizie utili al fine di ricostruire la situazione economica della “piana” di Milazzo e del suo Comprensorio, oltre che in un ampio supporto bibliografico, le ho reperite sia presso l’Archivio Notarile di Messina (ANM), sia presso l’Archivio Centrale dello Stato (ACS). Inoltre, sempre in riferimento all’economia milazzese, mi sono servito della documentazione in possesso dell’Archivio Storico di Messina (ASM) e dell’Archivio Storico Comunale di S. Lucia del Mela (Messina).
I dati quantitativi e qualitativi relativi a 1200 partenze da Milazzo per gli Stati Uniti nel periodo 1880-1915 sono stati reperiti nel sito internet di Ellis Island (www.ellisisland.org). I dati del sito provengono dalle liste dei passeggeri emigranti, compilate dal comandante della nave al momento dell’imbarco e trasmesse agli ufficiali americani. Le liste d’imbarco rappresentano una notevole fonte di studio, ancora poco sfruttata, al fine dell’analisi delle “dinamiche migratorie”; esse contengono una notevole mole d’informazioni, non altrimenti reperibili (cognome, nome, età, sesso, professione, stato civile, istruzione, ultima residenza, porto d’imbarco, denaro posseduto, luogo di destinazione, ecc.). Questi dati sono stati da me elaborati ed inseriti in un database, e sono pubblicati integralmente in appendice.

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4 INTRODUZIONE Nel caso specifico della Sicilia, l’immaginario collettivo rappresenta l’emigrazione come fallimento di uno stile di vita, di una società retrograda ed incapace di scegliere il proprio destino. La storiografia più coeva non riuscì a cogliere tutti quei cambiamenti che, invece, una “rivoluzione silenziosa” stava apportando nella società. Diversamente, studi più recenti hanno colto proprio nell’emigrazione un “embrione”, che nel lungo periodo avrebbe generato una società dinamica e attiva sotto l’aspetto dell’agricoltura, dell’industria e dell’commercio, ma anche sotto l’aspetto amministrativo. Un’analisi ancora più attenta, effettuata per microaree, ci permette di affrontare lo studio dell’emigrazione da un’altra angolazione, riuscendo così, definitivamente, a scrollarci di dosso quel paradigma in cui le aree meno sviluppate (come il latifondo siciliano) rappresentavano il maggiore serbatoio di manodopera (lavoratore a giornata, avventizi) per l’estero. Questa ricerca effettuata sulla città di Milazzo (ma anche sul Pattese) e sul suo Comprensorio economico (non quello amministrativo), rappresenta una realtà verosimilmente identica a quella di altre aree della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. Essa potrebbe, infatti, essere propedeutica ad aree più estese dell’isola. Milazzo e la sua “piana” che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Dipartimento di Storia

Autore: Salvatore Rosario Fucarino Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2277 click dal 13/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.