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“There is nothing intelligent to say about a massacre'' Distruzione fisica e morale nella produzione di Joseph Heller e Kurt Vonnegut, jr.

Informazioni tesi

  Autore: Pietro Ruggiero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Anna Maria palombi Cataldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

Se c’è qualcosa che accompagna l’umanità dagli albori è la guerra. I libri di storia sono pieni di conflitto tra i popoli. La guerra sembra un qualcosa di inevitabile. Prima era, comunque, circoscritta a determinate tribù, poi a popoli, poi a nazioni, fino a coinvolgere il mondo intero, come accaduto durante i due conflitti mondiali. La produzione di guerra è molto fitta e ciò attesta l’esigenza di comunicare da parte di questi scrittori, non senza, però, delle difficoltà, dovute al dover fare i conti con una passato terribile e angosciante. Questa mia tesi prende in esame la produzione di Joseph Heller e Kurt Vonnegut Jr., accomunati dal fatto che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale e, una volta tornati a casa, hanno cercato di condurre esistenze normali, ma, ad un certo punto, si sono resi conto che, per pensare al futuro, bisognava fare i conti col passato e, quindi, hanno scritto due romanzi, Catch-22 e Slaughterhouse-five, basati sull’esperienza di guerra.
Le due opere si collocano in un filone preciso, quello della war fiction, che ha antecedenti prestigiosi all’interno del panorama letterario americano: pensiamo a The Red Badge of Courage (1895) di Stephen Crane, ambientato nella Guerra Civile (1861-65) oppure a Three Soldiers di Dos Passos (1921) e A Farewell to Arms di Hemingway (1929), ambientati durante la Grande Guerra, arrivando alla narrativa sulla Seconda Guerra Mondiale, che annovera romanzi come The Naked and The Dead (1948) di Norman Mailer, From Here to Eternity (1951) di James Jones e tante altre opere, alcune delle quali anche di successo. Laddove, però, questi romanzi seguono la scia del realismo narrativo, i lavori di Heller e Vonnegut imboccano la strada del simbolismo: la guerra, infatti, diventa una esperienza simbolica per riflessioni più ampie sul ruolo dell’individuo nella società e sui meccanismi che regolano la stessa. Quello che interessa ai due scrittori, infatti, non è solo descrivere la devastazione fisica che la guerra comporta, ma mettere soprattutto in luce l’annichilimento morale: oltre agli edifici crollati, alle macerie, alle strade impraticabili, vi sono persone che soffrono povertà, patiscono violenze, sono sottoposte ad angherie di ogni tipo. La guerra fa emergere la parte buia dell’animo umano, che porta, in determinate circostanze, ad approfittarsi degli altri, ad accantonare la morale per lasciare il posto alla prevaricazione.
I due scrittori usano la tematica della devastazione fisica come spunto, quindi, per approfondire la distruzione morale dei personaggi. Le due opere, infatti, sono ambientate in città piegate, paralizzate dagli eventi bellici: Catch-22 è ambientato in Italia e vede molte scene a Roma, liberata dagli alleati (siamo nell’estate del ’44), ma su cui sono visibili gli effetti della guerra e Slaughterhouse-five a Dresda, completamente rasa al suolo dopo il raid aereo compiuto dall’aviazione anglo-americana tra il 13 e il 14 febbraio del 1945. In questo clima di caos pullula la criminalità, si pratica il contrabbando, c’è chi costruisce fortune sulla sofferenza altrui. Insomma, la guerra porta all’abbrutimento dell’essere umano, che calpesta gli altri per interessi personali.
E’ interessante far notare che tale tematica appartiene anche alla narrativa di guerra non tout court, ad esempio, in un racconto di Graham Greene, intitolato The Third Man (1950), viene proprio descritto l’effetto che la guerra produce sulle persone: da un lato abbiamo chi soffre per la miseria e gli stenti in una Vienna messa in ginocchio dal conflitto; dall’altro abbiamo chi, invece, non si fa alcuno scrupolo e non esita a sacrificare le vite altrui pur di arricchirsi attraverso il contrabbando. Senza dubbio, una opera del genere ha offerto l’ispirazione per trattare determinate tematiche.
I due romanzi di Heller e Vonnegut, pubblicati l’uno nel 1961 e l’altro nel 1969, hanno avuto diffusione massiccia tra i lettori, soprattutto nel periodo della guerra in Vietnam perché in essi viene denunciata l’assurdità del militarismo e l’insensatezza della guerra in generale. Il successo strepitoso delle due opere ha fatto sì che anche scrittori di guerra successivi ne fossero influenzati: se analizziamo, infatti, la produzione riferita al conflitto in Vietnam notiamo in molti casi analogie sia nelle tematiche che nella caratterizzazione dei personaggi. In epoca più recente, vi sono opere che presentano richiami diretti a Catch-22 e Slaughterhouse-five: da un lato abbiamo The English Patient (1992) di Michael Ondaatje, dall’altro The Good German (2001) di Joseph Kanon (autore, tra l’altro, considerato l’erede di Graham Greene). Questo testimonia quanto le due opere siano penetrate nella letteratura contemporanea e che, anzi, rappresentino romanzi dalle tematiche sempre attuali: non potranno mai tramontare finché, almeno, la guerra accompagnerà e condizionerà la vita degli uomini.

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1 Introduzione Per una persona che, come me, è nata e vissuta in un’era di benessere è difficile comprendere appieno cosa sia la guerra. Certo, basta accendere la televisione e dal mondo giungono immagini di conflitti, scontri, attacchi terroristici, dove trovano la morte centinaia di persone, ma è sempre tutto così lontano dalla mia realtà di ogni giorno, perché non ne sono coinvolto in prima persona. Mi dispiace per ciò che accade, ma, molto cinicamente, spenta la TV dimentico quell’orrore. Spesso, però, mi sono chiesto da cosa dipenda questo cinismo, questa insensibilità. Ebbene, posso dire che dipende dalla non conoscenza, dall’ignoranza. Non basta vedere un telegiornale, un reportage o scendere in piazza a manifestare per sapere cosa sia la guerra. L’unico modo per saperlo è viverla. Per mia fortuna, questo mi è risparmiato, ma, se voglio accostarmi il più possibile ad una qualche conoscenza dell’argomento, mi devo informare e da questa volontà nasce il mio lavoro. Il primo passo è stato quello di chiedere, rivolgermi a chi mi è vicino e ha vissuto gli anni bui del fascismo e della guerra in Italia o ne ha avuto una descrizione diretta. Mio nonno non parla volentieri di quel periodo doloroso, mia madre, invece, spesso mi racconta i resoconti che mia nonna le faceva quando lei era piccola. Li ho sempre ascoltati molto affascinato, immaginando le persone che fuggivano all’impazzata durante i bombardamenti e cercavano di sopravvivere tra le difficoltà e la miseria. Questo, però, non mi è bastato. Per sapere di più, quindi, o si conduce una ricerca di tipo storiografico oppure si tenta di scavare nei racconti scritti di chi c’era in quegli anni. Ho seguito questa seconda strada e mi si è aperto tutto un mondo che non immaginavo. Sono passati decenni, ormai, dalla pubblicazione dei romanzi che in questo lavoro andrò ad analizzare, ma mi sono reso conto dell’attualità delle tematiche in essi contenute. Se c’è qualcosa che accompagna l’umanità dagli albori è la guerra. I libri di storia sono pieni di conflitto tra i popoli. La guerra sembra un qualcosa di inevitabile.

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