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L’epidemia di colera del 1855 a Colorno (Parma). Aspetti macro e micro analitici di una crisi di mortalità

L’anno 1855 vide il diffondersi in Italia della più generalizzata delle epidemie di colera dell’Ottocento, quell’anno un terzo dei Comuni italiani venne colpito dal cosiddetto “mostro asiatico”.
In questo lavoro di Tesi viene valutato l’impatto di tale epidemia sulla popolazione di un Comune della bassa parmense, più precisamente Colorno.
Dalle fonti utilizzate, atti civili di nascita, matrimonio e decesso, come anche censimenti della popolazione, sono state ricavate informazioni ambientali, socio-economiche, culturali e biologiche della popolazione residente nel Comune durante il periodo del colera.
Grazie a questi dati sono stati costruiti modelli in grado di fare chiarezza sui processi più intimi dell’epidemia, nello specifico il minor rischio di morte sperimentato da alcune categorie della popolazione.
I risultati, interessanti da diversi punti di vista, mettono in evidenza l’elevato peso della componente culturale nella capacità dell’individuo di sfuggire alla malattia.
Questo fattore, pertanto, viene ad assumere un peso decisamente più alto, in termini di minor rischio di morte, di quello socio-economico.
Oltre alle valutazione della mortalità differenziale, il lavoro prevede un’analisi degli effetti a lungo termine sulla popolazione, valutati tramite la perdita di potenziale riproduttivo, ma anche una stima degli eventuali cambiamenti nella struttura genetica, valutati, questa volta, tramite l’uso dell’informazioni cognominali presenti negli atti di matrimonio.

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Introduzione 1 Introduzione Ventisei luglio 1855 Il ventisei luglio dell’anno 1855 sul registro degli atti di morte del Comune di Colorno viene annotato che: «Pisani Francesco, di anni diciassette, agricoltore, domiciliato nel centro di Colorno, figlio del fu Vincenzo e di Montagna Maria Rosa», muore nella casa di sua abitazione. Nulla indica una possibile causa di morte del giovane, ma il giorno seguente, sempre sullo stesso registro, è annotata la morte della madre di Francesco, Montagna Maria Rosa, quest’ultima morta all’ “Ospedale dei Colerosi”. Si tratta della prima annotazione riferita al Colera sugli atti di morte di Colorno, rappresenta pertanto una data di “inizio” dell’epidemia che investì Colono nell’estate del 1855 e che si protrasse fino all’inverno di quello stesso anno. Anche dai verbali della commissione amministrativa dell’Ospedale di Colorno (ASP 1) è possibile verificare che il 27 luglio del 1855 arrivò in paese il morbo asiatico e che fin da subito vennero presi provvedimenti tramite la tempestiva istituzione di un Ospedale dei Colerosi, con annesso relativo servigio (ASP 1.1). Il personale dell’Ospedale era costituito da un medico chirurgo e da diversi infermieri, ma anche da numerose persone di servizio: inservienti, monatti, lavandaie e cuciniere. Tutta questa organizzazione ben presto si rivelò insufficiente, il Colera cominciava a mietere vittime in modo più intenso nei primi giorni di agosto di quell’anno, tanto che una particolare “commissione speciale di sanità e soccorso” istituitasi in paese chiedeva 1 , il due agosto 1855 al Governatore della Provincia di Parma, l’adeguamento e la dislocazione del presente Ospedale dei colerosi, in quanto non adatto in termini di ubicazione e di capienza in relazione all’entità dell’epidemia. La commissione lamentava in particolare l’ubicazione, in pieno centro del Paese, e la scarsa capienza, ricordando che il giorno primo agosto 1855 furono portati in tale Ospedale sei malati di colera e che tre erano già presenti, raggiungendo in tal modo la capienza massima del ricovero (ASP 1.2). 1 Atto del Comune di Colorno (N˚ 6.401 – protocollo N˚ 781, anno 1855).

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Speriment

Autore: Stanislao Mazzoni Contatta »

Composta da 89 pagine.

 

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