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Saper conoscere per sapersi relazionare: valutazione dei comportamenti problematici del bambino nel contesto scolastico. Alcune considerazioni metodologiche

Informazioni tesi

  Autore: Deborah Cappi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Ernesto Stoppa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

Come possiamo valutare e interpretare il comportamento di un bambino che vive situazioni di particolare disagio psichico? Cosa vuole dirci un bambino che si comporta in modo agressivo, incontenibile, dirompente? Come dobbiamo relazionarci a lui per poterlo il più possibile aiutare?. Insegnanti e educatori non possono certo restare insensibili a grida disperate di aiuto da parte di piccole vittime che non sanno esprimere a parole il loro disagio, ma capire, interpretare in modo corretto, agire appropriatamente non è facile.
Il lavoro nasce dal progetto di un team scolastico per approfondire la conoscenza di un alunno con problemi comportamentali derivanti da esperienze infantili di trascuratezza e maltrattamento. Attraverso la conoscenza è possibile costruire una relazione educatore-bambino in grado, quanto possibile, di compensare e “riparare” le modalità relazionali distorte, come ci insegnano le nuove prospettive sull'attaccamento.
Per la conoscenza si è usato un questionario standardizzato che valuta i problemi di comportamento, per indagare le rappresentazioni di ogni insegnante circa il bambino, consapevoli che l’oggettività è sempre relativa, poiché, sia i comportamenti sia il nostro modo di interpretarli, dipendono non solo dal bambino ma anche dalla nostra relazione con lui e dai nostri stati d’animo e dai nostri vissuti che sempre, inevitabilmente vengono portati dentro la relazione.
In un intervento educativo, l’ansia di ottenere risultati tangibili, può portare a modalità relazionali conflittuali e a un intervento non costruttivo. Insegnanti e educatori possono essere indotti ad atteggiamenti iperprotettivi che ostacolano l’autonomia e rendono il bambino sempre più dipendente. In altri casi possono essere eccessivamente stressati e andare incontro a reazioni improprie di collera, se continuano a vedere il bambino persistere negli stili comportamentali inadeguati, rendendosi così incapaci di ascoltare e rispondere alle sue esigenze. La conoscenza può essere un punto di partenza per rendere il rapporto educativo una relazione costruttiva.
Ho approfondito i risultati dell’indagine attraverso i contributi della psicologia dello sviluppo, per esaminare teoricamente le conseguenze delle esperienze infantili sullo sviluppo successivo e sulle manifestazioni comportamentali. Ho approfondito gli aspetti riguardanti il bambino, le cause e le conseguenze dei disturbi emotivi che portano a una serie di manifestazioni comportamentali difficili da interpretare. A partire dall’etologia e dalla teoria dell’attaccamento di Bowlby, ho esaminato le conseguenze della deprivazione di cure materne sullo sviluppo, i disturbi della condotta nelle loro manifestazioni multiformi e la sofferenza sottostante ai comportamenti dirompenti. Inoltre ho preso in esame i contributi della metodologia della ricerca (con particolare riguardo alla tecnica del questionario) e della psicologia sociale, al fine di poter escludere (o perlomeno controllarne l’impatto) il pericolo che la varietà di informazioni possa essere in parte attribuita a errori metodologici o, peggio, a percezioni distorte del comportamento altrui e non a una situazione realmente variegata.
Le conclusioni riportano le considerazioni metodologiche sull’indagine, sulla base dei contributi teorici dei capp. precedenti. Si riflette sul comportamento del bambino nelle diverse situazioni e con i diversi partner e sulla diversa percezione di tali comportamenti da parte degli adulti. Grazie alla ricchezza dei risultati, è stato possibile approfondire la conoscenza del bambino e favorire un intervento che rafforzi ulteriormente il legame con le persone adulte con cui interagisce a scuola. La relazione insegnante-bambino o educatore-bambino può diventare una relazione significativa, al fine di aiutarlo ad elaborare i suoi vissuti e a migliorare la qualità della vita scolastica, sia dal punto di vista degli apprendimenti sia dal punto di vista delle relazioni. Il confronto tra le rappresentazioni ci ha fatto crescere professionalmente, sia individualmente sia come team e superare le incomprensioni e le problematiche che il lavorare insieme inevitabilmente comporta.

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Introduzione Questo lavoro nasce da un progetto del team scolastico del quale faccio parte, per approfondire la conoscenza di un alunno con particolari difficoltà, al fine di organizzare un intervento mirato che possa essere anche di aiuto e non limitato soltanto alla sfera dell’apprendimento. L’idea da cui siamo partite è che, attraverso una conoscenza profonda del bambino e un conseguente intervento mirato su di lui (ma anche su di noi), si possa giungere a costruire una relazione in grado, per quanto possibile, di compensare e, in parte, “riparare” le modalità relazionali del bambino, problematiche e distorte a causa delle interazioni infantili e delle esperienze di trascuratezza affettiva che ha subito. Per la conoscenza abbiamo scelto uno strumento oggettivo, un questionario standardizzato che richiede la valutazione dei problemi di comportamento, per indagare le rappresentazioni che ogni singola insegnante ha maturato circa il bambino, ma consapevoli che l’oggettività è sempre relativa, poiché, sia i suoi comportamenti sia il nostro modo di interpretarli, dipendono non solo dal bambino ma anche dalla nostra relazione con lui e, in parte, anche dai nostri stati d’animo e dai nostri vissuti che sempre, inevitabilmente vengono portati dentro la relazione. Come vedremo, le valutazioni che emergono dai questionari sono molto ricche e variegate e evidenziano tanti aspetti del comportamento del bambino, probabilmente tutti esistenti, ma che emergono in modi e con intensità differenti secondo i diversi contesti e partners relazionali. La ricchezza di informazioni che abbiamo ricavato ci è servita a conoscere più in profondità il bambino, a condividere le nostre rappresentazioni di lui e a farci riflettere su come agire per relazionarci nel modo migliore e per fornirgli un aiuto concreto. Una riflessione profonda e un lavoro che ha coinvolto tutto il team e che ha permesso di condividere le nostre rappresentazioni dell’alunno e le nostre difficoltà nel relazionarci a lui. Come sappiamo, infatti, in un intervento educativo, spesso l’ansia di ottenere dei risultati immediati e tangibili, può portare a modalità relazionali conflittuali e ad un intervento che non risulta positivo e costruttivo. Insegnanti e educatori possono essere indotti ad avere atteggiamenti iperprotettivi o ad aiutare troppo il bambino, ostacolandone l’autonomia e

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Parole chiave

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bambino trascurato
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