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La riforma del sistema sociale italiano: l'attuazione della legge 328/2000 nell'ambito delle scelte territoriali. Regioni a confronto.

Informazioni tesi

  Autore: Concetta Franco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Annamaria Campanini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

Dopo una lunga e travagliata attesa durata più di cento anni, nel novembre 2000 è stata finalmente emanata la legge 328/2000 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Essa ha segnato una svolta epocale nel sistema italiano di Welfare, poiché si è presentata nel panorama legislativo come lo strumento più idoneo a porre rimedio ad alcuni aspetti di maggiore fragilità del sistema italiano dei servizi sociali. Tuttavia, nonostante i contenuti innovativi e i principi a cui la stessa si ispira, l’attuazione della riforma è stata segnata da uno scarso successo.
Il cambiamento della maggioranza di Governo Nazionale, l’approvazione della riforma costituzionale e l’introduzione dell’autonomia regionale in materia di servizi sociali, sono i principali fattori che hanno profondamente inciso sul processo di attuazione della legge che ha così subito l’inerzia e i ritardi del Governo Nazionale e dei Governi regionali.
Pertanto, alla luce di tutto ciò, si è considerato interessante valutare come le Regioni hanno reagito ai vari cambiamenti e come hanno recepito e attuato i principi della riforma.
Così, viaggiando tra passato, presente e futuro, si è voluta esaminare la normativa regionale, nonché il livello di autonomia e di originalità con cui alcune Regioni – Calabria, Lombardia, Toscana e Sicilia – hanno interpretato la propria competenza in materia di servizi sociali.
Nella consapevolezza dei propri limiti e delle evidenti e storiche diversità esistenti tra le realtà territoriali, il lavoro svolto è stata articolato nel seguente modo.
Capitolo primo. – Il cammino è iniziato cercando di capire le ragioni che hanno portato all’affermazione del Welfare mix in Italia. Partendo dal concetto di Welfare e dalle funzioni a suo carico, si è voluto analizzare l’evoluzione dello Stato Sociale in Europa e nel nostro Paese, considerando la caratteristiche che qui ha assunto, per poi giungere alle ragioni che hanno portato allo sviluppo di un modello plurale di Welfare.
Capitolo secondo. – In questo capitolo è stata esaminata la “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Iniziando con una riflessione su quelli che sono i valori e i principi ispiratori della legge, i problemi e le cause da affrontare, i soggetti coinvolti e i compiti ad essi spettanti, sono state trattate le principali innovazioni che la legge quadro ha introdotto nel sistema italiano dei servizi sociali.
Capitolo terzo. – Qui è stata trattata la pianificazione nel campo dei servizi sociali, e a partire dal concetto di pianificazione, dagli obiettivi che essa si pone e dagli attori che sono coinvolti in tale processo, è stato esaminato lo sviluppo della pianificazione sociale in Italia e la sua affermazione nella normativa di settore. In particolare, è stata considerata la pianificazione e la programmazione nell’ambito sociale alla luce del nuovo contesto legislativo e dei diversi strumenti con cui essa si concretizza.
Capitolo quarto. – In questo capitolo è stata considerata la più significativa innovazione che la legge 328/2000 ha introdotto nella realtà delle politiche e dei servizi sociali del nostro Paese: il Piano di Zona. Vengono così trattati i cambiamenti che esso ha apportato, il protagonismo del Comune, il passaggio da un sistema governament ad un sistema di governance nelle politiche sociali, ed infine si affronta la parte più tecnica che va dalla costruzione del Piano di Zona alla sua la valutazione.
Capitolo quinto. – Nell’ultimo capitolo è stata esaminata l’attuazione della legge quadro nelle realtà territoriali. Alla luce dei cambiamenti avvenuti in seguito all’emanazione della legge quadro si è stimato l’impatto che la riforma ha avuto a livello nazionale e l’obiettivo del lavoro svolto è stato quello di esaminare le scelte dei diversi legislatori regionali in virtù della loro autonomia legislativa in materia di servizi sociali, considerando in particolare gli approcci regionali nell’attuazione della riforma, il quadro programmatorio e la disciplina dei singoli istituti nelle varie realtà, per poi concludere con la valutazione delle scelte regionali nel campo del Welfare.
Attraverso l’analisi documentale e legislativa è stato possibile confrontare lo stato di attuazione della normativa nazionale nell’ambito delle Regioni prese in esame, concentrando l’attenzione sull’evoluzione della riforma nel contesto calabrese. Si sono così considerati i diversi orientamenti delle Regioni in merito a quelli che sono i contenuti primari della legge quadro e ciò perché con la nuova prospettiva costituzionale, i legislatori regionali possono scegliere se e quanto fare riferimento alla normativa statale per avviare quel cambiamento tanto sperato nel sistema sociale italiano. Difatti, avendo una responsabilità determinante nell’attuazione della riforma, le Regioni possono far compiere al sistema di Welfare quel passo decisivo per il proprio futuro.

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VII Introduzione Dopo una lunga e travagliata attesa durata più di cento anni, nel novembre 2000 è stata finalmente emanata la legge 328/2000 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Essa ha segnato una svolta epocale nel sistema italiano di Welfare, poiché si è presentata nel panorama legislativo come lo strumento più idoneo a porre rimedio ad alcuni aspetti di maggiore fragilità del sistema italiano dei servizi sociali. Tuttavia, nonostante i contenuti innovativi e i principi a cui la stessa si ispira, l’attuazione della riforma è stata segnata da uno scarso successo. Il cambiamento della maggioranza di Governo Nazionale, l’approvazione della riforma costituzionale e l’introduzione dell’autonomia regionale in materia di servizi sociali, sono i principali fattori che hanno profondamente inciso sul processo di attuazione della legge che ha così subito l’inerzia e i ritardi del Governo Nazionale e dei Governi regionali. Pertanto, alla luce di tutto ciò, si è considerato interessante valutare come le Regioni hanno reagito ai vari cambiamenti e come hanno recepito e attuato i principi della riforma. Così, viaggiando tra passato, presente e futuro, si è voluta esaminare la normativa regionale, nonché il livello di autonomia e di originalità con cui alcune Regioni – Calabria, Lombardia, Toscana e Sicilia – hanno interpretato la propria competenza in materia di servizi sociali. Nella consapevolezza dei propri limiti e delle evidenti e storiche diversità esistenti tra le realtà territoriali, il lavoro svolto è stata articolato nel seguente modo.

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