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"Break bitter furies of complexity": self e anti-self nel teatro di W. B. Yeats

In questa tesi mi sono proposta di analizzare la drammaturgia yeatsiana basandomi sulle premesse epistemologiche di "A Vision"; affascinante compendio di esoterimo, cabala e misticismo, scritto in una prosa arzigogolata e "maledetta" che contiene alcune delle riflessioni più pregnanti e significative dell'officina letteraria del drammaturgo. Contestualizzando la sua produzione con quella di un macrocontesto ideale (tra decadentismo ed estetismo) ho cercato di ricostruire un'ipotetica isotopia della maschera che si snoda tra Wilde, Pirandello e Dowson, per evidenziare quanto la speculazione di Yeats sia originale e suggestiva.

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1 W. B. YEATS E L’IRISH NATIONAL THEATRE. William Butler Yeats è stato uno scrittore camaleontico, prolifico e contraddittorio, a tratti magmatico e vulcanico: ha esordito come pittore e poi novelliere, ha scritto versi di ispirazione romantica e post-preraffaellita, languidi e malinconici, ma anche componimenti che lo collocano accanto ai grandi sperimentatori dell’imagismo e del modernismo; ha fondato un’accademia di arte drammatica irlandese che, capace di attirare l’attenzione del gran pubblico e degli intellettuali del tempo, ha poi ceduto il passo ad una drammaturgia più rarefatta e criptica, rivolta ad iniziati. Si è dedicato con crescente intensità non solo alla poesia e al teatro, ma anche al saggismo, alla direzione registica e alla militanza politica. Ha indubbiamente vissuto appieno la propria epoca, dapprima fondando associazioni culturali e cenacoli poetici, poi facendo da mediatore, in Inghilterra e Irlanda, della cultura francese; infine è stato uno dei primi scrittori inglesi a guardare con attenzione all’Estremo Oriente, non perché affascinato dal semplice esotismo di maniera, ma perché convinto che la secolare tradizione del Nô potesse contribuire a rinnovare la drammaturgia britannica. Nonostante le antinomie e i ripensamenti che si percepiscono scorrendo i suoi lavori poetici e teatrali, è innegabile che sia stato anche un autore ripetitivo, quasi monotematico, affezionato e legato ad alcune immagini ricorrenti, a certi temi preponderanti, a talune figure che, più che rispondere a suggestioni esterne, hanno il compito di testimoniare la sua emotività e le sue riflessioni estetiche. Questo è il motivo per cui, nell’ambito di una carriera lunga mezzo secolo 1 , è possibile riscontrare delle isotopie, delle mappe concettuali, tematiche o anche solo stilistiche che, lungi dall’attribuire la preminenza ad un linguaggio espressivo rispetto ad un altro, permettono di ricondurre ad unità la sua opera omnia, anche se intricata e apparentemente farraginosa; da queste premesse scaturisce il presente studio. Difatti, è innegabile che Yeats abbia quasi sempre parlato di sé, delle sue ambizioni, delle sue debolezze, delle sue paure, disseminando di “autoritratti immaginari” una sterminata pinacoteca mentale. 1 Dal 1889, quando apparve la sua prima silloge di versi, al 1939, anno della morte.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere

Autore: Marialuigia Sipione Contatta »

Composta da 174 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.