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La responsabilità da reato degli enti. Disciplina legislativa e attuazione pratica del decreto legislativo 231/2001

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Scarparo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Federico Tedeschini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

Il D.Lgs. n. 231/2001, recante la “disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti che rivestono una posizione apicale nella struttura dell’ente ovvero da soggetti sottoposti all’altrui vigilanza.
L’innovativa disciplina ha comportato il superamento del principio “societas delinquere non potest”.
La normativa ha origine con la legge 29 settembre 2000 n. 300 che, da un lato concerne la ratifica ed esecuzione di alcuni trattati internazionali elaborati in base all’art. 31 (ex K3) del Trattato sull’Unione Europea dall’altro lato contiene la delega al Governo a disciplinare l’articolazione di questo tipo di responsabilità (art. 11 della legge stessa).
Attuando tale delega il decreto recepisce i principi che spingono verso una responsabilizzazione della persona giuridica, individuando in tale intervento un presupposto necessario ed improcastinabile per la lotta alla criminalità economica.
Appare infatti ormai pacifico che le principali e più pericolose manifestazioni di reato sono poste in essere da soggetti a struttura organizzata e complessa. Tali forme di criminalità hanno di fatto prodotto un sopravanzamento della illegalità di impresa sulle illegalità individuali, tanto da indurre a capovolgere il noto principio, ammettendo che ormai la societas può delinquere.

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5 Introduzione Il D.Lgs. n. 231/2001, recante la “disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti che rivestono una posizione apicale nella struttura dell’ente ovvero da soggetti sottoposti all’altrui vigilanza. L’innovativa disciplina ha comportato il superamento del principio “societas delinquere non potest” 1 . La normativa ha origine con la legge 29 settembre 2000 n. 300 che, da un lato concerne la ratifica ed esecuzione di alcuni trattati internazionali elaborati in base all’art. 31 (ex K3) del Trattato sull’Unione Europea 2 , 1 A sostegno del “dogma” “societas delinquere non potest” è stata la teoria della finzione. Legata ad una concezione soggettivistica del diritto che vede l’uomo come unico soggetto portatore di diritti e di doveri, la teoria della finzione risale alla prima metà del XIX secolo e storicamente rappresenta il primo ostacolo al riconoscimento della soggettività penale delle persone giuridiche. Essa fu elaborata dal padre della Scuola storica tedesca Friedrich Carl von Savigny, secondo il quale la persona giuridica rappresenta una fictio iuris, cioè una mera astrazione, non percepibile con i sensi, la cui esistenza dipende da un atto di riconoscimento dell’ordinamento giuridico. La persona giuridica, pertanto, viene ad individuare una realtà distinta dalla persona fisica, un soggetto artificiale creato per semplice finzione. 2 La previsione di una responsabilità amministrativa (ma di fatto penale) degli enti per determinate fattispecie di reato era contenuta nella Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee (Bruxelles, 26 luglio 1995), nella

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Parole chiave

amministrativa
decreto legislativo 231/01
imprese
penale
reato
responsabilità

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