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Danno biologico da errore giudiziario (nota a App. Genova 7 febbraio 2003)

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Tamagnini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Renato Clarizia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

La Corte d’Appello di Genova, con l’ordinanza del 6 febbraio 2003, ha accolto la domanda di riparazione dell’errore giudiziario ed ha riconosciuto la risarcibilità dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti da un cittadino ingiustamente condannato ad oltre sette anni di detenzione, a seguito di un lungo processo. La Corte in sede di giudizio di revisione ha ritenuto provato l’errore, non ascrivendo nessuna responsabilità per dolo o colpa grave in capo all’attore, ed ha conseguentemente revocato la sentenza di condanna passata in giudicato, assolvendolo per non aver “commesso il fatto” da reati concernenti il traffico illecito di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Il diritto alla riparazione per l’errore giudiziario trova il suo referente normativo nell’articolo 643 cod. proc. pen., che viene inquadrato dalla pronuncia in commento nel regime comune della responsabilità aquiliana. Con tale impostazione, limitata all’ipotesi riguardante chi sia stato prosciolto in sede di revisione e non abbia dato causa per dolo o colpa grave all’errore giudiziario, si dilata la nozione di atto illecito, comprendendovi anche attività illegittime, esercizio di un potere. La disposizione, intesa come riparazione globale di tutti i pregiudizi, contro l’evidenza di tanti indici interpretativi, perde la capacità di evocare i pregiudizi non patrimoniali. Gli accertamenti peritali, disposti dalla Corte, oltre ad evidenziare le perdite patrimoniali inerenti alla cessazione dell’attività commerciale e costituiti dal danno emergente e dal lucro cessante, individua i danni non patrimoniali subiti dall’attore nel danno biologico e in quello esistenziale. Il danno biologico subito consiste in un quadro clinico caratterizzato dalla presenza di una grave sintomatologia depressiva, accompagnata da patologie di tipo somatico, che complessivamente hanno determinato una inabilità lavorativa pari al 70%. La Corte genovese non ha avuto dubbi sul fatto che, come concluso dall’indagine peritale, la situazione clinica riscontrata fosse in relazione causale con la vicenda giudiziaria e detentiva, ed ha liquidato il danno biologico secondo criteri equitativi che hanno tenuto conto delle conseguenze sulla salute provocate dalla ingiusta carcerazione, senza attenersi a parametri rigidi ed aritmetici come quelli tabellari. L’ingiusta sottoposizione ad un processo e la conseguente ingiusta detenzione costituiscono inoltre l’ipotesi per fondare la risarcibilità del danno esistenziale, considerato cosa diversa dal danno biologico, che non presuppone alcuna lesione fisica o psichica, e che si riferisce agli sconvolgimenti delle abitudini di vita e delle relazioni interpersonali. Il danno esistenziale subito dall’attore finisce per assorbire il danno morale, non risarcibile come voce autonoma in quanto nella sua valutazione non si può non tener conto del carico di sofferenza connesso al modificato regime di vita ed alla privazione della libertà personale.

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4 CAPITOLO I IL CASO IN ESAME SOMMARIO: 1. Il fatto oggetto della sentenza della Corte d’Appello di Genova, II sezione penale, ord. 7 febbraio 2003. - 2. La decisione ed i motivi a fondamento. - 3. La giurisprudenza e la dottrina alla base della decisione della Corte d’Appello. - 4. I principi ricavabili dalla sentenza. 1. Il fatto oggetto della sentenza della Corte d’Appello di Genova, II sez. pen., ord. 7 febbraio 2003. A seguito di un errore giudiziario la Corte d’Appello di Genova 1 con ordinanza, ha accolto la domanda di riparazione dell’errore proposta da Barillà Daniele che, a causa di una serie di circostanze, la sera del 13.2.1992 venne tratto in arresto, condannato e imprigionato per sette anni, cinque mesi e dieci giorni. Il signor Barillà, imprenditore commerciale, si immetteva nella tangenziale di Genova alla guida di una Fiat Tipo color amaranto proprio nell’attimo in cui un’altra autovettura, identica nel modello e nel colore, guidata dalla “staffetta” di un incontro tra trafficanti di droga, lasciava la medesima tangenziale. I carabinieri, che per qualche istante avevano perso il contatto visivo con l’auto inseguita, non si accorgevano dell’avvicendamento dei veicoli e il signor Barillà veniva scambiato per un trafficante di droga. 1 App. Genova 7 febbraio 2003 in Nuova giur. civ. comm., 2003, 500.

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Parole chiave

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