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Informazione televisiva e politica: un approccio comparato tra i sistemi italiano e britannico.

Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Agati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Leonardo Allodi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

Questo lavoro consiste nell’analisi di due sistemi radiotelevisivi inquadrati in due liberaldemocrazie di massa: l’Italia e la Gran Bretagna. L’assunto principale intorno cui ruota questa indagine è di Robert Dahl che, in un saggio intitolato “Sulla Democrazia”, illustra i postulati necessari al ‘buon funzionamento delle democrazie. Tra questi, Dahl parla dell’esistenza di “forme alternative e indipendenti di informazione”.
Ciò premesso, lo scopo di questo lavoro è stato quello di verificare se, e in che misura, l’informazione radiotelevisiva dei due Paesi in questione è indipendente dall’influenza dei partiti politici e dal Governo.
Per effettuare questo tipo di analisi si è tenuto conto, in primo luogo, delle principali teorie sulla comunicazione, di cui è stato fornito un quadro essenziale nel primo capitolo di questa ricerca.
In secondo luogo, si è ricorso alla ricostruzione storica dei due sistemi radiotelevisivi in questione, dalla loro nascita ai giorni nostri. In particolare, si è focalizzata l’attenzione sul:
i) contesto politico ed economico dei due Paesi;
ii) contesto culturale;
e in generale sul:
iii) contesto in cui operano i professionisti dell’informazione.
In estrema sintesi, in base a tali concetti operazionali, dalla comparazione dei due sistemi si evince quanto segue:
Italia
a) la tardiva democratizzazione ha influito negativamente sullo sviluppo della stampa commerciale;
b) la Chiesa, lo Stato e i partiti hanno stemperato la professionalità dei giornalisti;
c) il regime dittatoriale ha prodotto una stampa altamente politicizzata, le cui tracce hanno resistito alla caduta del regime stesso;
d) la politicizzazione di stampa e radio si è ripercossa anche sul medium televisivo, riflettendo, fino a tutti gli anni sessanta la morale cattolica, e a partire dai settanta quella di matrice laica (secolarizzazione);
e) dagli anni novanta, infine, in concomitanza con la crisi dei partiti di massa, si è assistito a un’espansione del ruolo sociale dei media in generale e del medium televisivo in particolare.
Gran Bretagna
a) il veloce consolidamento delle istituzioni liberali e la precoce industrializzazione hanno contribuito a una forte espansione della stampa commerciale;
b) il ruolo limitato dello Stato e la forte autorità razionale-legale hanno inciso positivamente sul ruolo professionale del giornalismo;
c) grazie a questi fattori, la televisione commerciale nasce, prima in Europa, nel 1955, in un contesto giuridico ben definito;
d) il ruolo della censura è limitato ai soli casi di “sicurezza nazionale”.

Per finire, in base a quanto sostenuto, il sistema radiotelevisivo italiano sembra essere più sensibile alle ingerenze dei partiti politici: la ripartizione delle cariche in ragione delle forze elettorali in campo intacca infatti la matrice indipendente su cui ogni servizio pubblico dovrebbe fondarsi. In Gran Bretagna, al contrario, professionalità e oggettività giornalistiche costituiscono un esempio di servizio pubblico radiotelevisivo, sebbene di fronte ai casi di “sicurezza nazionale” l’indice di censura di questo Paese non abbia pari nel resto d’Europa.

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6 Introduzione. Questa breve analisi muove da uno degli assunti di Robert A. Dahl sullo studio delle democrazie. Secondo il celebre studioso, uno dei requisiti necessari affinché un Paese possa essere considerato democratico è rappresentato dall’esistenza di forme alternative e indipendenti di informazione. 1 Partendo da questo assunto, questo studio si prefigge l’obiettivo di verificare, attraverso un’analisi dell’evoluzione storica di due sistemi radiotelevisivi appartenenti a due regimi democratici, l’Italia e la Gran Bretagna, se ed in che misura le due democrazie in questione soddisfano tale requisito. Come vedremo più in dettaglio, il libero esercizio della professione giornalistica è ostacolato dall’esistenza di numerosissimi fattori, rappresentando talvolta una minaccia per la forma di Governo così come enunciata da Dahl. Tali fattori trovano diverse spiegazioni a seconda del periodo storico preso in analisi; lo scopo in questa sede è proprio quello di illustrare, attraverso l’excursus storico dei due sistemi, quali fattori hanno inciso in maniera maggiore o minore in base alle epoche. Limiteremo questa analisi ai soli media radiotelevisivi, tralasciando quindi la carta stampata. Uno studio, seppur limitato, delle implicazioni della televisione come medium sulla società, non può prescindere da una breve introduzione allo studio dei media in generale, e dalla sua evoluzione. Che esista un rapporto tra mass media e formazione dell’identità sociale è un’acquisizione che risale agli esordi degli studi sulla comunicazione di massa. Nel primo capitolo presentiamo dunque una sintesi delle principali teorie sviluppatesi nel corso del XX secolo, in concomitanza con l’ascesa delle comunicazioni di massa in Europa. Il ruolo svolto dal “messaggio” ha avuto nel tempo diversi significati, da quello meramente propagandistico, ad interpretazioni via via sempre più complesse, ed includenti più fattori in gioco, derivanti dallo sviluppo economico, tecnologico, nonché nella seconda metà del secolo scorso dalla secolarizzazione. L’indagine degli studiosi di comunicazione di massa si concentra inizialmente sui problemi della manipolazione, per passare a quelli della persuasione, poi all’influenza, quindi alle funzioni. Ognuna di queste tematiche è supportata da una teoria specifica che afferisce ad un particolare periodo storico. Uno dei punti di arrivo di questo sviluppo (oltre alle conclusioni degli studi sulla cultura come fattore determinante nello studio dei media) è rappresentato dalla teoria critica, che per la prima volta introduce il concetto di “industria culturale”. Secondo tale approccio, l’uomo vivrebbe in una società capace manipolarlo a piacere. Se l’industria culturale tende quindi a manipolare, essa dovrebbe farlo principalmente attraverso il mezzo di comunicazione più diffuso, ovvero la 1 Dahl R.A., Sulla democrazia, Laterza, Roma – Bari, 2002, pag.91.

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