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Il Nuovo Patto di Stabilità e Sviluppo

Proposte circa un cambiamento del ”Patto di Stabilità e Sviluppo”, una delle colonne portanti della struttura dell’Unione Economica e Monetaria (UEM), sono state avanzate non appena, come in molti avevano previsto, si sono presentati ostacoli al raggiungimento da parte degli stati membri dell’UEM degli “obiettivi di medio periodo”, che consistevano nel portare i singoli bilanci “vicino al pareggio o in surplus”; la condizione di partenza di numerosi stati membri e il sopraggiunto rallentamento ciclico della seconda metà del 2001, avevano inevitabilmente portato l’economia Europea ad una fase di stagnazione.
Il dibattito sulla possibile riforma della disciplina fiscale nell’area Euro è stato accelerato a partire dal 2002 sulla base delle difficoltà riscontrate da parte di alcuni stati membri, tra cui quelli considerati ”chiave”, ossia Germania, Francia e Italia, che generano di fatto tre quarti del Prodotto interno lordo dell’intera area Euro, nel gestire le politiche fiscali interne nel rispetto dei vincoli di base del Trattato sull’Ue e più in particolare del Patto.
Dopo complicate negoziazioni, durante le quali si è fatta soprattutto luce sull’opportunità di una radicale riforma o di un miglioramento interpretativo delle regole già esistenti, nel Luglio del 2005 si è avuta la nascita del “Nuovo Patto”, non senza incertezze sull’effettiva efficacia delle modifiche che sono state apportate allo scopo di trovare soluzioni idonee a superare quelle difficoltà che avevano portato al fallimento del Patto pre-riforma.
Questo lavoro tenta di fornire una descrizione della struttura del “nuovo Patto” e presenta una valutazione sull’effettiva qualità e dimensione dei cambiamenti apportati, sia dal punto di vista dell’applicabilità di una corretta disciplina finanziaria all’interno dell’area Euro, sia in ottica di raggiungimento della stabilità fiscale in un contesto nel quale ciascun paese membro resta il principale responsabile della propria politica fiscale a livello nazionale.
Nel primo capitolo viene descritto il contenuto del Patto “ante-riforma“ (par 1.1.), riportando in sintesi la risoluzione del Consiglio Europeo e i regolamenti Ecofin n°1466/97 e n°1466/97 che componevano il Patto “parte 1” (par. 1.2.).
Nel secondo paragrafo dello stesso capitolo sono riportati alcuni commenti riguardo la funzione che il Patto dovesse svolgere. Il terzo paragrafo presenta un’analisi degli sviluppi della politica fiscale, riguardante i singoli Paesi aderenti e a livello aggregato, nei primi anni dell’UEM che furono alla base della crisi del Patto originale (1.3.). Di seguito, vengono presentati i limiti del Patto “parte 1” e le cause che hanno portato alla sua modifica (par. 1.4.).
Nel secondo capitolo viene esaminato il contenuto del Patto “post-riforma” (par. 2.1.).Di seguito viene esposta una valutazione delle nuove regole fiscali apportate dalla riforma, in particolare quali potrebbero essere i miglioramenti e come dovrebbero manifestarsi a livello di politica fiscale (par. 2.2.). Il secondo paragrafo presenta alcune riflessioni sulla politica economica dell’UEM, confrontando il “nuovo” Patto di Stabilità e Sviluppo con il Trattato di Maastricht e il Patto “parte 1” (par. 2.3.). Infine sono riportate alcune argomentazioni critiche che tentano di evidenziare gli aspetti positivi e le eventuali carenze del “nuovo” Patto (par. 2.4.)

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3 Introduzione Proposte circa un cambiamento del ”Patto di Stabilità e Sviluppo”, una delle colonne portanti della struttura dell’Unione Economica e Monetaria (UEM), sono state avanzate non appena, come in molti avevano previsto, si sono presentati ostacoli al raggiungimento da parte degli stati membri dell’UEM degli “obiettivi di medio periodo”, che consistevano nel portare i singoli bilanci “vicino al pareggio o in surplus”; la condizione di partenza di numerosi stati membri e il sopraggiunto rallentamento ciclico della seconda metà del 2001, avevano inevitabilmente portato l’economia Europea ad una fase di stagnazione. Il dibattito sulla possibile riforma della disciplina fiscale nell’area Euro è stato accelerato a partire dal 2002 sulla base delle difficoltà riscontrate da parte di alcuni stati membri, tra cui quelli considerati ”chiave”, ossia Germania, Francia e Italia, che generano di fatto tre quarti del Prodotto interno lordo dell’intera area Euro, nel gestire le politiche fiscali interne nel rispetto dei vincoli di base del Trattato sull’Ue e più in particolare del Patto. Dopo complicate negoziazioni, durante le quali si è fatta soprattutto luce sull’opportunità di una radicale riforma o di un miglioramento interpretativo delle regole già esistenti, nel Luglio del 2005 si è avuta la nascita del “Nuovo Patto”, non senza incertezze sull’effettiva efficacia delle modifiche che sono state apportate allo scopo di trovare soluzioni idonee a superare quelle difficoltà che avevano portato al fallimento del Patto pre-riforma. Questo lavoro tenta di fornire una descrizione della struttura del “nuovo Patto” e presenta una valutazione sull’effettiva qualità e dimensione dei cambiamenti apportati, sia dal punto di vista dell’applicabilità di una corretta disciplina finanziaria all’interno dell’area Euro, sia in ottica di raggiungimento della stabilità fiscale in un contesto nel quale ciascun paese membro resta il principale responsabile della propria politica fiscale a livello nazionale. Nel primo capitolo viene descritto il contenuto del Patto “ante-riforma“ (par 1.1.), riportando in sintesi la risoluzione del Consiglio Europeo e i regolamenti Ecofin n°1466/97 e n°1466/97 che componevano il Patto “parte 1” (par. 1.2.).

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Davide Alezio Contatta »

Composta da 35 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1960 click dal 26/09/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.