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L'applicazione della legge 150/2000 nella Provincia di Lecce

Con l’affermarsi e l’evolversi del sistema repubblicano, le Istituzioni hanno avuto la crescente esigenza di chiarire ai cittadini ragioni e modalità del loro operare. Da un lato, quindi, chi sono e cosa fanno, dall’altro perché adottano determinate decisioni . Questo ha portato ad un graduale processo di trasformazione delle stesse Istituzioni e delle pubbliche amministrazioni che hanno sempre più avuto bisogno di sentirsi legittimate nel proprio ruolo. A determinare tale trasformazione hanno concorso sia la “pressione” della cittadinanza, sia la necessità delle amministrazione di recuperare credibilità ed affidabilità dopo un periodo di particolare delicatezza per le sorti del Paese.
Il periodo a cui si fa riferimento è quello che va dal 1990 al 1994, arco di tempo in cui le inchieste di tangentopoli e la crisi economico-finanziaria, con la susseguente necessità del controllo della spesa pubblica, hanno comportato un “bagno” di sfiducia di proporzioni enormi nei confronti delle istituzioni e della pubblica amministrazione.
Tutti questi avvenimenti hanno incrementato la consapevolezza che i cittadini non possono più essere relegati al ruolo passivo di semplici amministrati, ma hanno il diritto e il dovere di diventare parte attiva e alleati dell’amministrazione nella soluzione di problemi individuali e collettivi sia a livello centrale (Governo, Ministeri, ecc.) sia a livello territoriale (Regioni, Province, Comuni). Il nuovo modello organizzativo consiste, quindi, in quella che Gregorio Arena definisce “amministrazione condivisa” in cui i cittadini sono considerati soggetti portatori di risorse proprie sotto forma di capacità, esperienze, competenze ed idee che sono certamente d’aiuto all’attività amministrativa.
Tutto quello che è successo negli anni novanta va letto proprio alla luce di questa svolta nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini. Il decreto legislativo n. 29/1993 con gli Uffici di Relazione con il Pubblico e la distinzione fra politica e amministrazione, le “leggi Bassanini” e la semplificazione amministrativa non sono altro che figlie di questo cambiamento di prospettiva radicale. Persino la riforma del titolo V della nostra Costituzione ha preso in considerazione all’art. 118 la linea indicata dalla legge 241/1990, riconoscendo ai cittadini la titolarità di una nuova libertà, quella libertà solidale che consiste nel prendersi cura dei beni comuni sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale.
Alla luce di queste considerazioni, le indagini svolte finora dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica manifestano alcuni segni forti che la comunicazione pubblica ha impresso ai processi di riforma e di innovazione avviati dalle pubbliche amministrazioni e, allo stesso tempo, evidenziano i punti di criticità e debolezza. Numeri a parte, quello che preoccupa realmente è che lo svolgimento delle attività di comunicazione decada a mero adempimento burocratico e che non si colga la vera importanza di tale funzione al fine di considerarla come una “risorsa delle risorse” per l’attuazione degli obblighi di trasparenza, di semplificazione e di sussidiarietà.
Il primo capitolo del presente lavoro tratterà del processo di modernizzazione che ha investito le pubbliche amministrazioni nazionali, analizzando il percorso legislativo dal quale esso ha preso avvio. Si cercherà poi di esporre i tratti principali della legge quadro sulla comunicazione pubblica e istituzionale, gli obiettivi, gli strumenti e la rilevanza normativa. Si parlerà della formazione e della qualificazione dei nuovi comunicatori pubblici, tenendo in particolare riferimento le leggi, le direttive e i regolamenti che ne modellano le caratteristiche. Un paragrafo sarà inoltre dedicato alla trattazione della customer satisfaction, fulcro del nuovo rapporto tra Amministrazione e “utenti” e segno dello “straripamento” del marketing aziendale nella sfera pubblica. Altri segnali in questo senso provengono anche dalla nuova importanza assegnata al ruolo della comunicazione interna nella P.A. a cui sarà dedicata un’analisi autonoma e collegata al nuovo modo di intendere il benessere organizzativo all’interno degli enti.
Il secondo e terzo capitolo saranno, invece, rispettivamente dedicati all’indagine sul grado di attuazione della legge 150/2000 nei comuni della provincia di Lecce e ad una piccola ricerca sul benessere organizzativo percepito nelle stesse amministrazioni comunali del Salento leccese. Verranno esposti i risultati relativi al recepimento della legge150/00, alle difficoltà incontrate, alla presenza di Urp, Ufficio Stampa e Portavoce sul territorio, alla formazione, ecc. Saranno infine presentati i dati che riguardano il livello di “soddisfazione” generato dalle amministrazioni sui propri operatori, sulla base dei criteri indicati nella Direttiva sul benessere organizzativo emanata dal Ministro della Funzione Pubblica nel marzo 2004.

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3 Premessa Con l’affermarsi e l’evolversi del sistema repubblicano, le Istituzioni hanno avuto la crescente esigenza di chiarire ai cittadini ragioni e modalità del loro operare. Da un lato, quindi, chi sono e cosa fanno, dall’altro perché adottano determinate decisioni 1 . Questo ha portato ad un graduale processo di trasformazione delle stesse Istituzioni e delle pubbliche amministrazioni che hanno sempre più avuto bisogno di sentirsi legittimate nel proprio ruolo. A determinare tale trasformazione hanno concorso sia la “pressione” della cittadinanza, sia la necessità delle amministrazione di recuperare credibilità ed affidabilità dopo un periodo di particolare delicatezza per le sorti del Paese. Il periodo a cui si fa riferimento è quello che va dal 1990 al 1994, arco di tempo in cui le inchieste di tangentopoli e la crisi economico- finanziaria, con la susseguente necessità del controllo della spesa pubblica, hanno comportato un “bagno” di sfiducia di proporzioni enormi nei confronti delle istituzioni e della pubblica amministrazione. Tutti questi avvenimenti hanno incrementato la consapevolezza che i cittadini non possono più essere relegati al ruolo passivo di semplici amministrati, ma hanno il diritto e il dovere di diventare parte attiva e alleati dell’amministrazione nella soluzione di problemi individuali e collettivi sia a livello centrale (Governo, Ministeri, ecc.) sia a livello territoriale (Regioni, Province, Comuni). Il nuovo modello organizzativo consiste, quindi, in quella che Gregorio Arena definisce “amministrazione condivisa” 2 in cui i cittadini sono considerati soggetti portatori di risorse proprie sotto forma di capacità, esperienze, 1 Cfr. S. Sepe, in Teoria e tecniche della comunicazione pubblica, S. Rolando (a cura di), Etas, Milano, 2001, p. 544. 2 G. Arena, “Introduzione all’amministrazione condivisa”, in Studi parlamentari e di politica costituzionale, n. 117- 118/1997, p. 29 e ss.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Salvatore Papa Contatta »

Composta da 69 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.