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Il postmodernismo negli studi organizzativi. Una genealogia di concetti.

Informazioni tesi

  Autore: Margherita Salmaso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Davide Nicolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

L’attenzione è rivolta alla postmodernità come ad un insieme di valutazioni critiche, la messa in questione di alcuni presupposti epistemologici moderni a nome dell’esigenza di indagare le possibilità delle arti e della scienza nel conoscere e nel comunicare circa il reale. Molte delle questioni che qui tratteremo incrociano le traiettorie di diverse discipline umane, suscitando un interesse atipico capace di godere di attenzioni multidisciplinari. E questa non è una sensibilità esclusivamente scientifica, se gli studi organizzativi, la sociologia, la filosofia del diritto, manifestano una certa attenzione per la questione postmoderna, pure è così per l’arte, la teologia e anche alcuni aspetti della comunicazione informale. Forse è così giacché la questione a cui ci rivolgiamo non è tanto o solo una questione scientifica, ma una questione sullo scibile o sul possibile della scienza e della conoscenza.

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PREFAZIONE In questa sede m'interessa rivolgere l’attenzione alla postmodernità come ad un insieme di valutazioni critiche, la messa in questione di alcuni presupposti epistemologici moderni a nome dell’esigenza di indagare le possibilità delle arti e della scienza nel conoscere e nel comunicare circa il reale. Mi propongo dunque di seguire i percorsi delle teorie postmoderne attraverso lo studio e la presentazione di alcune formulazioni e costrutti di concetti chiave, sostenuti in filosofia da alcuni studiosi di riferimento, come Foucault, Lyotard, Derrida, poi raccolti e variamente interpretati negli studi organizzativi. Notiamo che molte delle questioni che qui tratteremo incrociano le traiettorie di diverse discipline umane, suscitando un interesse atipico capace di godere di attenzioni multidisciplinari. E questa non è una sensibilità esclusivamente scientifica, se gli studi organizzativi, la sociologia, la filosofia del diritto, manifestano una certa attenzione per la questione postmoderna, pure è così per l’arte, la teologia e anche alcuni aspetti della comunicazione informale. Forse è così giacché la questione a cui ci rivolgiamo non è tanto o solo una questione scientifica, ma una questione sullo scibile o sul possibile della scienza e della conoscenza, come cercherò di spiegare in seguito. Ho conosciuto le istanze postmoderne nell’estetica e nelle arti, nel mio percorso di studi ho ritrovato con interesse alcune delle stesse istanze nella sociologia dell’organizzazione. Non voglio dire se sia stato un caso, di fatto sembra che in questo campo ci sia terreno fertile. Credo che ciò sia dovuto in primo luogo a un paradosso intrinseco alla teoria organizzativa, che si trova in bilico a dover scegliere fra i presupposti moderni su cui riposa la sua stessa esistenza come progetto/possibilità di progetto da un lato, e dall’altro l’errante abbandono alle insidie postmoderne, come forze oscure e caotiche, capaci di minare la stessa organizzazione del discorso organizzativo. In questo campo il mio obiettivo è quello di tracciare una serie di biografie del postmoderno attraverso la storia di vita di alcuni concetti scelti durante la ricerca, quelli che più mi sembreranno influenti e attuali nel pensiero organizzativo e quelli che più mi affascinano. La ricerca si baserà su una lettura genealogicamente e linguisticamente attenta di un buon numero di articoli sulle riviste organizzative e alcuni testi chiave, rappresentativi per esempio di una qualche prospettiva critica che risulta aver seguito un percorso importante. Nella scelta del materiale, vi sono alcuni contributi di riferimento che vorrei citare da subito: una partenza, il primo articolo della serie scritta da G. Burrell e R. Cooper, “Modernism, Postmodernism and Organizational analysis: An Introduction” (1988). La riflessione sulla serie di G. Burrell & R. Cooper mi sembra particolarmente significativa, è tale infatti da poter essere considerata come un manifesto del postmoderno negli studi organizzativi. Sicuramente un

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