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Il ritiro Israeliano dalla striscia di Gaza: Valutazioni geopolitiche in Medio Oriente

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Conforto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Maria Paola Pagnini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

Analisi del ritiro Israeliano dalla Striscia di Gaza(agosto 2005), ragioni che l’hanno motivato e conseguenze che esso ha comportato e che comporterà.
La tesi punta a dimostrare che la decisione unilaterale Israeliana di ritirarsi dalla Striscia di Gaza non è stata affatto un gesto di distensione che avrebbe portato ad una soluzione definitiva del conflitto Israelo-Palestinese, come molti hanno voluto credere, bensì una singola tattica all’interno di una strategia che nel lungo termine rafforzi la presenza Israeliana nella regione Palestinese e ne avvantaggi la posizione in possibili negoziati futuri.
La dissertazione parte da uno studio geopolitico del territorio della Striscia di Gaza (storia, descrizione fisica, demografica, economica) con particolare riguardo agli avvenimenti dell’ultimo quinquennio.
Vengono quindi illustrate le ragioni del “disimpegno” nella Striscia: anzitutto la congiuntura politica all’interno della quale è stato maturato il piano del ritiro. L’esposizione si addentra oltre le prime impressioni, lasciate all’opinione pubblica, nei retroscena della politica Israeliana.
Motivata l’evacuazione dai territori della Striscia di Gaza, si procede alla mera descrizione dell’attuazione del piano di ritiro, dal suo primo annuncio ufficiale nel febbraio 2004 alla cerimonia che ne ha consacrato il termine il 12 settembre 2005 . Seguono gli avvenimenti del dopo-ritiro: quale situazione si è configurata a Gaza (economia, ordine pubblico, limitazioni Israeliane all’autonomia Palestinese e difficoltà della vita quotidiana). Si aggiungono a questi le violazioni del confine Palestinese operate da parte delle forze armate israeliane per motivi di sicurezza ed un regime delle frontiere che di fatto rende inefficace il ritiro: Israele continua ad esercitare su Gaza il pieno controllo, operando dall’esterno. Infine la rioccupazione militare della Striscia di Gaza avvenuta il 28 giugno 2006 in seguito al rapimento di un soldato Israeliano lungo il confine con la Striscia, fatalmente accaduto proprio quando Hamas e Fatah avevano trovato un accordo e firmato il documento sui prigionieri, a pochi giorni dalla ripresa del dialogo diplomatico e dalla formulazione di un’ipotetica rinascita della “Road Map” for peace.
Il materiale è stato accuratamente ricercato in fonti di entrambi gli schieramenti (principalmente Israeliane, Palestinesi, Inglesi, Francesi ed Americane), con l’intento di dimostrare che la distanza tenuta tra queste e le fonti italiane resta pressoché costante, indipendentemente dall’orientamento della critica.
Al termine della tesi il lettore avrà ridimensionato le figure di Israele e Palestina tipiche dell’immaginario comune e, che concordi o meno con la tesi esposta, non potrà che farsi accarezzare dal sospetto che sia stato anche Israele in diverse occasioni a non voler raggiungere il tanto cercato compromesso per porre fine al conflitto Israelo-Palestinese.

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5 Introduzione Nel difficile panorama mediorientale la questione Arabo-Israeliana si staglia come uno degli scenari più complessi. Oggetto della presente tesi è l’analisi del ritiro Israeliano dalla Striscia di Gaza avvenuto lo scorso agosto 2005, con le ragioni che l’hanno motivato e le conseguenze che esso ha comportato finora e che comporterà in un arco di tempo maggiore. La tesi punta a dimostrare che la decisione unilaterale Israeliana di ritirarsi dalla Striscia di Gaza non è stata affatto un gesto di distensione come molti hanno voluto credere, bensì una singola mossa all’interno di un disegno più grande, volto ad imporre nel medio-lungo termine la supremazia Israeliana in tutta la regione Palestinese, Territori Occupati compresi. Per citare le parole del giornalista Palestinese Elias Zananiri: “Il piano Sharon assomiglia al veleno che contiene una goccia di miele” (Kapeliouk 2004, pp. 8-9)1. La dissertazione parte da uno studio geopolitico del territorio della Striscia di Gaza (storia, descrizione fisica, demografica, economica) con particolare riguardo agli avvenimenti dell’ultimo quinquennio. L’introduzione storica è quanto più concisa e come le altre informazioni fornite in questo primo capitolo serve a contestualizzare il ragionamento che seguirà. Nel frattempo l’accento posto sugli effetti disastrosi per la popolazione Palestinese locale delle politiche Israeliane, lascia presagire quale sia il piano latente di Israele. Nel secondo capitolo vengono esposte le ragioni del “disimpegno” nella Striscia. Viene illustrata anzitutto la congiuntura politica all’interno della quale è stato maturato il piano del ritiro; l’esposizione si addentra oltre le prime impressioni, lasciate all’opinione pubblica, nei retroscena della politica Israeliana in un’intricata rete di cause-effetti. Col procedere degli eventi le riflessioni scavano sempre più nel profondo fino ad individuare le vere radici di un gesto tanto doloroso quanto l’evacuazione degli insediamenti a Gaza. Vengono esaminate le ragioni della decisione di Sharon di abbracciare il piano di ritiro da Gaza da lui a lungo osteggiato. Tra queste vi sono ragioni di carattere economico e geostrategico, pressioni interne ed esterne, concause della diplomazia attuata 1 KAPELIOUK A., 2004, “Les dessous du désengagement israélien”, Le monde diplomatique

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