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Nuovi ruoli e immagine nella comunicazione istituzionale dell'Aeronautica Militare

Dopo avere inquadrato l’attuale contesto storico sociale, sulla scorta degli assunti teorici della sociologia militare, la ricerca di tipo sperimentale, analizza i rapporti esistenti tra l’istituzione Difesa e l’opinione pubblica con una particolare attenzione all’Aeronautica Militare. Gli impegni, sempre più frequenti, nelle missioni di pace delle Forze Armate impongono una ridefinizione dell’immagine dell’organizzazione militare nel Paese. Abbandonata la fase di vigile ma sostanziale inattività della guerra fredda, il militare di oggi, è sotto la luce dei riflettori dei media in ruoli soprattutto di peacekeeper. Acquisito un ruolo di alta visibilità, il militare non può sottrarsi, come capitava spesso in passato, dal dialogo con il mondo civile. Anzi, in questo dialogo risiede lo spazio privilegiato per guadagnare il rispetto e il consenso dei cittadini.
Utilizzando due strumenti metodologici qualitativi, l’intervista strutturata e l’osservazione partecipante, ci si è concentrati da un lato sui militari addetti alla comunicazione istituzionale e dall’altro sul mondo del giornalismo, importante anello di mediazione tra istituzioni e cittadinanza. Tenendo presenti gli obiettivi differenti che guidano i due universi selezionati si è tracciata una mappa del divario che esiste tra media e Difesa, nel tentativo di far luce sul dibattito pubblico inerente la politica militare del Paese.
Tenendo presente il paradigma mertoniano, si sono utilizzati i poli opposti dell’innovazione e del ritualismo per intrepretare l’azione del singolo militare addetto alla comunicazione, che varia, lungo un continuum di comportamenti, dalla normale acquiescenza alle norme vigenti, e arriva alla iniziativa personale. Si propongono due schemi ideali, un sistema di comunicazione chiuso e uno aperto, sufficientemente inclusivi per inquadrare, in un modello plausibile, un settore variegato e sfaccettato come la comunicazione pubblica dei militari.
Nonostante i progressi evidenti, il militare deve rivitalizzare il settore della comunicazione pubblica, immettendo risorse e formazione, e riallacciare i rapporti con le istituzioni civili per accrescere la coscienza civica sui temi della sicurezza. L’Aeronautica Militare, per bilanciare il suo spiccato carattere ipertecnologico, deve riscoprire il suo lato soft, quello delle specialità meno conosciute, dal controllo del traffico aereo alla costruzione di aeroporti nelle aree di crisi.

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9 1. Introduzione 1.1 Il mondo militare nell’era post-bipolare Ai tempi in cui frequentavo a Firenze il corso militare per Capitani dell’Aeronautica Militare, c’era un tormentone comune a tutte le tesine che noi frequentatori redigevamo individualmente. L’inevitabile frase di apertura “dopo il crollo del muro di Berlino…” suscitava molte ilarità perché era l’incipit di un ragionamento che introduceva a considerazioni più o meno simili a quelle dei vari osservatori ed esperti di geopolitica. Le riflessioni sul definitivo accantonamento della contrapposizione bipolare della guerra fredda saturavano le previsioni politiche di ogni genere. Dalle teorie “endiste” iniziate con Fukuyama alla teoria dello “scontro di civiltà di Huntington” l’ampio spettro dei ragionamenti indicavano la fine di un’epoca che costringeva ad un ripensamento sul ruolo del militare e sulle prospettive della pace. Oggi, dopo quindici anni, una nuova frase sembra aver preso il posto di quell’incipit: “dopo l’undici settembre…” è l’esordio di molti studi e riflessioni di politica internazionale. Gli studi sul militare succedutisi al crollo dell’Unione Sovietica sono stati addirittura superati dagli eventi e quella che sembrava un’epoca di relativa tranquillità con conflitti di bassa intensità si sta rivelando sempre più difficile. Il mondo militare solleva un nuovo interesse perché l’identità degli attori che lo popolano è in trasformazione continua. L’annus mirabilis 1989 sembrava schiudersi a un’era di relativa calma per il mondo. Le previsioni di stabilità crescente per il panorama internazionale sarebbero state tradotte in progressive riduzioni delle spese dedicate agli armamenti e agli eserciti. Il militare, come attore sociale preposto alla funzione di “amministrazione della violenza” e della “forza legittima”, è stato snobbato dalla sociologia. La guerra fredda aveva relegato la sociologia militare ad un interesse di nicchia e gli studi più frequenti riguardavano la politica internazionale e la strategia. L’unica branca di interesse era l’organizzazione in quanto tale e le risorse ottimizzabili per incrementare l’operatività e la performance delle azioni belliche (Battistelli, Ammendola 1998c; pp. 385-394). Il militare viveva al riparo della caserma ed era un attore nascosto dalla società civile.

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Claudio Manara Contatta »

Composta da 262 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.